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sabato 5 ottobre 2013

Shields

Dovrei pensare a come uscire fuori da qui.
A come mandare via John senza che venga rispedito indietro, al campo, con una bomba nello zaino.
Dovrei trovare un modo per fottere i Culi Blu.

Eppure le uniche cose a cui penso sono i proiettili dietro la schiena.
La guerra.
E poi loro...

Mio padre mi diceva che nelle mie vene scorre il sangue dei Vichinghi e degli Spartani. Le razze della Terra che Fu più temute dalle loro civiltà del tempo. Li chiamavano Barbari, Selvaggi, Macellai.
Non lo so. Le certezze vacillano, così come le belle storie raccontate ai bambini per farli dormire sereni.


Eolen ed Hust stanno per ripartire con la nave di Frìda.
La guerra sta per cominciare, la Iron Lady dovrebbe parlare ad ore.
Hust mi guarda dal basso: fiuta la tensione.
Eolen mi guarda dall'alto della rampa inclinata ed aperta della Wyoming.
Accarezzo la testa di mio figlio.
Bacio le labbra di mia moglie.
Li guardo.
Porto le mani all'altezza del collo, afferrando le piastrine militari della Grande Guerra. Le lascio nelle mani di lei. Addio amore mio. Non lo dico.
Il tempo per la tenerezza è finito.
Non c'è più posto per essa.
Non nella guerra.
"Rognvaldr!"
"Si, mia Signora?"
"Torna col tuo scudo. O sopra di esso."
Fratelli, padri, figli: marciamo. Per l'onore, per il dovere, per la libertà: marciamo.
Nella bocca dell'inferno: marciamo.

mercoledì 2 ottobre 2013

Hundred parts of

La cambusa della NoName è vuota.
La cena è finita e mi sono offerto di pulire i piatti.
C'è una ciotola di caffè fumante di fianco, allungata con un dito di Vodka.
C'è un pacchetto di Cheltenham smezzata ed un posacenere sul tavolo riempito a metà.
C'è la Warmap e c'è il comunicato della prima grande battaglia di Polaris.
La prima sconfitta.
E poi ci sono i cento super soldati schiavi.

Il fumo si solleva dalle labbra pigramente, aspirato con nausea e sputato senza aria.
"Smetti di fumare Wright?"
"L'idea è quella."
Sheena prende posto di fianco a me, con una tazza di Scotch ed un pacchetto di Cheltenham nuove di zecca Se ne accende una. La guardo.
"Hai davvero intenzione di comprare quei ragazzini?"
"L'ho già fatto."
"Il Wright che conoscevo non avrebbe accettato."
"Tu non conosci nessun Wright!"
La sigaretta viene spenta, un'altra viene accesa immediatamente dopo. Due sole boccate, prima buttare in gola una buona sorsata di quella brodaglia di caffè sintetico e vodka altamente alcolica.
"Bullfinch non finirà come Hera. Noi vinceremo la guerra. Polaris sarà libera: è sarà la prima."
Lei mi guarda, sospirando e bevendo il suo orrendo Scotch. Scuote il capo.
"Te lo ricordi, McAllister?"
Mi tocco la testa, la tempia. 
"E' sempre qui dentro."
"Sgancia i siluri e getta le granate..."
"...ma tieniti stretto il cuore in petto."
"Aye, Wright. Vai a dormire, domani dobbiamo ripartire."
Mi allunga un sorriso stanco, così come mi allunga una manata dietro la nuca.
Il secondo pacchetto di Cheltenham l'ha lasciato sul tavolo.

lunedì 30 settembre 2013

Fuck your lips

Sono tutti ripartiti; dopo il matrimonio di Harry sono andati tutti via.
Chi tornato su Tauron e chi a St. Andrew.
Olvir non la finiva più di dire cazzosanto mentre giocava con la nave di legno fatta da John e l'orsetto di Jack.

Bolton è in viaggio con sua moglie.
Spera di tornare prima che cominci il conflitto: sarà un pilota civile eventualmente.

La nuova Brigade non ha ancora un nome.
Poco male: la dobbiamo comunque sistemare prima della partenza. Ho preso il carburante e ho caricato i viveri. Sun e Phil devono controllare che i motori siano a posto.
"L'Ammiraglio Rooster mi ha detto che vi avrei trovato qui, Capitano Wright."
Una voce femminile. Nuova, credo.
"Non prendiamo passeggeri a bo..."
Mi rimetto in piedi e mentre giro il busto il fiato si spezza in gola. 
"...rdo."
"Ehi vacci piano Wright, ti cade la mascella così."
Ci vuole qualche secondo per richiudere la bocca e riassumere una espressione più dignitosa.
I capelli neri sono più lunghi ora, rispetto agli anni precedenti, raccolti in una coda di cavallo alta. Il viso invecchiato di qualche anno ma sempre lo stesso sorrisetto beffardo e strafottente. Il browncoat, anche quello è lo stesso, ma cambiano le mostrine dei gradi.
Mi si avvicina senza che io possa fare nulla per riportare le distanze.Impietrito come se avessi davanti un fantasma. Sento che poi lei ha le mani sulle mie spalle ma è solo quando vedo il suo viso troppo vicino al mio che riesco a riprendere possesso delle mie capacità. Porto le mani all'altezza delle sue spalle e con un semplice gesto, veloce e rabbioso, la spintono indietro.
"Cos'è? Sei diventata una checca anche tu dopo questi anni?"
"Per gli Dei! Odino, Thor e tutti gli Dei! Chi ti credi di essere per spuntare dalla tua fottuta tomba e venire qui da me, ah!? Potevi restare morta...dopo tutti questi anni che differenza avrebbe fatt..."
Lo schiaffo non lo vedo arrivare, lo sento solamente quando mi arrossa il viso. Il sorrisetto sul viso di lei è sparito sempre di più man mano che continuavo a sbraitarle contro finchè non è scomparso del tutto.
"Sei un animale Red Wright. Sempre uguale nonostante tutti questi anni."
"Già. Tutti questi anni in cui ti sei fatta spacciare per morta."
"Ho perso la memoria a Serenity Valley!"
Il secondo schiaffo non arriva dalla sua mano, ma dalle sue parole.
"Ho perso la memoria, sono stata recuperata da un Wyoming di supporto e grazie alle piastrine militari mi hanno ricondotta sul mio pianeta. Non ricordavo nessuno di voi."
"Oppure era un modo per scappare. Avanti Rogers, non sarebbe stata la prima volta. Finchè c'era la guerra avevi una scusa, ma con la guerra finita non avresti avuto nessun motivo per tirarti ancora indietro."
"Ti ho cercato, quando ho recuperato la memoria, Wright. Ma tu eri sparito, Bolton era sparito: tutti voi eravate spariti. Che dovevo fare? Non conosco il 'Verse tanto quanto te perciò mi sono detta che se non eravate morti prima o poi vi avrei intercettati."
La guardo per altri lunghi secondi. Scuoto il capo.
"Potrai anche avere le belle referenze che l'Ammiraglio Rose ti ha vantato e che ti hanno permesso di entrare nel Terzo Array, ma non ti credo. Anyway, ora siamo sulla stessa barca: porta la tua roba in una cabina libera e preparati ad un lungo viaggio."
"Right. Ma fai un sorriso ogni tanto, non ti fa male."
Fanculo il tuo fottuto sorriso.
E Fanculo le tue labbra.

sabato 28 settembre 2013

Shotgun is aimed

"Il panciotto mi fa sembrare grasso Red."
"Non devi essere tu quello che deve attirare tutte le attenzioni."
Bolton annuisce, guardandosi continuamente in uno degli specchi dlla mia cabina nell'Almost Home. Sembra che sia lui la sposa.
"Sicuro che debba essere io a far da testimone di nozze? Lo sai che io non credo nel vostro Dio."
"Basta che non lo dici al prete."
"Il tuo Dio non si offende?"
"Sinceramente? Non mi sposo per Dio, ma per Sarah. Perciò chi se ne frega. E poi se mi succedesse qualcosa dovresti essere tu a prenderti cura dei miei figli."
"Tanti piccoli Bolton che giocano con tanti piccoli Wright. Oh...magnifico!
Ci guardiamo per qualche secondo prima di scoppiare a ridere. Una risata che echeggia tra le pareti metalliche di quella piccola cabina.
"Anyway Red."
Il silenzio che annuncia qualcosa di grave, o comunque abbastanza serio da non preannunciare nulla di buono.
"Ti stava cercando una persona oggi allo spazioporto. La conosci molto bene. La conosciamo molto bene."
"E sarebbe?"
"Sheena."
Il sangue lo sento salire alla testa in pochi secondi; non mi accorgo di sollevare le mani e afferrare Harry dal colletto trascinandolo fino alla parete contro la quale gli faccio impattare la schiena. Bolton non trema, non ha paura di me, ma resta immobile neanche guardasse i denti di un cane aperti davanti al suo collo.
"Giuro sugli Antichi Dei, Bolton, che se mi stai prendendo per il culo ti ammazzo."
"Oh ehi, amico mio! Vedi di darti una calmata perdio!"
Riprendo fiato, lascio la presa da lui e mi allontano di due passi. Accendo frettolosamente una sigaretta accompagnato da un - Parla! - mentre del fumo comincia ad impestare nuovamente la cabina.
"Ti sta cercando. Ed ha anche la divisa del Quarto Array addosso."
"Lei è morta."
"Magari no. Io non l'ho vista morire realmente. C'era un inferno dentro quella Nave e lei era rimasta nella Plancia."
"Il Pod di Plancia era stato messo fuori uso dai siluri. Per Odino! Sei stato tu a dirmelo.
"Non ero il suo sensorista, Red. Ero al Timone! Ma il ragazzino ai sensori se l'è fatta sotto quando ha rilevato la disfunzione del pod tanto che se l'è data a gambe."
La testa fa un male cane. Neanche mi fossero appena rotolate addosso tonnellate di pietre e massi.
"Domani ti sposi Harry. Datti una sistemata e non fare baldoria sta notte."
"Tu stai bene Red? Sei il mio testimone, ti voglio in forma."
"Arrivassero i Culi Blu per fare la guerra, dovranno aspettare che tu abbia messo l'anello al dito della tua signora prima di spararci al culo."
Harry mi sorride appena, annuendo e dandomi una pacca fraterna sulla spalla. Lo lascio alle sue cose, mentre io decido che forse sarebbe il caso di assistere ai festeggiamenti dell'Exodus Day. Sembrano passati secoli dall'ultimo. Dei...ho bisogno di bere...

venerdì 27 settembre 2013

Bullet into the shotgun

La Selene del Capitano Green verrà a recuperarmi domani sera, lasciandomi così le ultime ore per stare con la mia famiglia. Ho già dato tutte le disposizioni a Manto Rosso per organizzare il villaggio nel caso remoto in cui anche Icewolf vedesse piombare su di sé le navi dell'Alleanza.

La cena è stata consumata con particolare freddezza e silenzio e con il piccolo Olvir che cerca di attirare su di sè l'attenzione per alleviare i nervi tesi tra i suoi genitori. Ma Eolen non parla, non prima che il piccolino sia a letto e restiamo da soli.
"Chi è Sheena?"
"Un cadavere."
"Per essere un cadavere era anche piuttosto bella. Perchè ti cercava? Sembrava anche piuttosto insistente. Sapeva che fai parte dell'Esercito e sapeva che sei tornato qui. Esigo delle spiegazioni."
"Eolen, per gli Dei, l'unica donna che conoscevo e che aveva quel nome è morta. Chiedi a Harry: lui a Serenity Valley c'ha rimesso solo un occhio, ma molti del suo equipaggio non sono stati fortunati come lui.
Mi avvicino a lei, la stringo tra le braccia. Lei mi accarezza la nuca, guardandomi negli occhi profondamente. Io annuisco.
"Chi era allora Sheena? Perchè Jorfag la conosce, Harry la conosce ed io è la prima volta che ne sento parlare? Perchè ti cerca?"
"Non lo so, ma lo scoprirò presto. Per quel che riguarda il resto...
Mi stacco da lei, mettendomi a sedere di fianco al camino. Lei fa lo stesso attendendo spiegazioni. Il con calma comincio dal principio.

Dopo l'addestramento sommario nella capitale di Shijie, Smullyan, il 15th Reggimento Polaris che contava il maggior numero di Piloti, venne mandato quasi completamente al confine con i pianeti del Core alle coordinate che, stando all'Intelligence korolevita, doveva essere il varco che ci avrebbe permesso di entrare nel sistema Centrare ed attaccare il cuore dell'Alleanza. Arrivare a Xanto fu relativamente facile. Io ero un soldato semplice, addetto all'artiglieria di plancia. Dopo giorni nello spazio passati ad abbattere le difese del sistema stellare e del pianeta ormai a pochi parsec di distanza, la Tomahawk del Capitano Coleman era stata affondata seppure parte di noi, del suo equipaggio, recuperato e riportati sulla nave madre.
Io e Bolton, insieme ad altri soldati, aspettavamo nella sala grande gli ordini del Tenente McAllister per sapere come sarebbero state risuddivise le truppe secondo gli ordini dell'Ammiraglio Markolf in vista delle successive battaglie. Ed è lì che la vedemmo per la prima volta, seduta a non più di cinque metri da noi.
"Ah Red, non sai cosa darei per portarmi quella donna in cabina."
"Per gli Dei Harry, è un soldato."
"Si ma ha un bel culo. E poi cosa si aspetta l'Esercito da noi? Che passiamo mesi, anni, chiusi nel cesso ad ammazzarci di ..."
"Harry ha ragione, Red!" - Ed ovviamente Carson è completamente d'accordo con Bolton, accompagnato dal pugno di assenso, sul tavolo, di un Logan sbuffante - "Scommetto venti pesos che uno di noi tre riesce a portarsela."
"Zitti che vi sente!
Le si volta. Ci guarda: siamo stati sentiti.
Un sorrisetto bastardo sulle labbra strizzandoci l'occhio con fare ammiccante. Poi si alza, si avvicina a noi.
"Fottetevi, ragazzi. Siete delle mezze checche corer voi."
Logan si fonda in sua direzione, la avvicina e le sussurra qualcosa che non sentiamo. Le conseguenza è che Logan si prende una brutta ginocchiata alle palle. Noi ridiamo, lui colto dalla vergogna si allontana raggiungendo altri commilitoni. Ma la ragazza non si ferma, prendendo posto al tavolo con noi.
"Ho un bel culo, stavate dicendo?"
"Si...beh...no...cioè..."
"...hai un profilo notevole..."
Bolton e Carson farfugliano imbarazzati, intimoriti di poter fare la stessa fine di Logan. Io resto zitto, gustandomi la loro figuraccia.
"Well, boys. Mi fa piacere sapere che almeno qualcuno ci tiene alle proprie piccole e misere palle."
A salvare i due soldati dalla vergogna eterna è McAllister con in mano le varie liste.
Elenca i vari plotoni d'aviazione fino alla nostra.
"Equipaggio della Tomahawk Black Guardian: Capitano Fretherick Jackson."
Poi ci guarda. Ci mette poco ad inquadrare Harry per primo. 
"Harry Bolton: pilota timoniere."
E man mano che la lista scorre i soldati si mettono in piedi.
"Red Wright: artigliere."
L'equipaggio viene formato lentamente. Meccanici, soldati d'assalto, piloti delle Light Cruiser di supporto.
"Sheena Rogers: pilota sensorista."
E la misteriosa donna si alza in piedi a sua volta, annuendo e rispondendo come gli altri con un Signore marziale e crudo. Io e Bolton ci guardiamo. Poi le guarda noi.
"Un sorriso, boys. Siamo sulla stessa barca ormai..."

giovedì 26 settembre 2013

Shotgun is armed

Con l'arresto di Black ho tenuto fede alla mia promessa.
Sono mancato per mesi da Bullfinch e dal 3rd Array, dal mio equipaggio.
Quando l'Ammiraglio McAllister del 7th ha saputo che ho spinto la Leviathan fuori dalle grinfie di una flotta di cinque navi Marauders, ha subito chiesto al Capitano Rooster di avermi per qualche tempo, così da sgominare una banda di pirati spaziali particolarmente ostici. 
Ottimo modo per essere messo di stanza a Saint Andrew, controllare che nessuno della ciurma di Black lo facesse evadere ed infine, ma non meno importante, stare con la mia famiglia. L'inverno stava arrivando, così come la guerra: avevo delle ultime cose da fare.

"Rognvaldr Primo Ufficiale della Flotta confederata. Stai facendo carriera!"
Le braccia di Jorfag hanno la particolare abilità di stritolare tutto quello che toccano.
La sua locanda, le Tre Botti, è probabilmente la locanda di Flame maggiormente frequentata dai Soldati indipendentisti, data la chiara e mai nascosta simpatia per i browncoat.
"Sono passato spesso a trovare la tua signora e il marmocchietto. T'assomiglia sempre più lo sai?"
"Forse anche troppo. Ha detto che vuole venire con me a fare la guerra, così da guardami le chiappe."
Scoppiamo a ridere per molti secondi, prima di far calare tra noi un lungo silenzio ammazzato dalla birra che viene scolata sorso dopo sorso.
"Non mi piace."
"E a chi piace?"
"Dico sul serio, Jorfag, non mi piace. Frìda è entrata nel settimo a mia insaputa: l'ho saputo solo quando me la sono ritrovata di fianco ora!"
"Non mi pare che tu abbia dovuto chiedere a qualcuno il permesso di fare il soldato, perchè lei avrebbe dovuto."
"Perchè..."
"Smettila di essere...come lo chiamano i Corers? Apprensivo? Si apprensivo! Smettila di essere apprensivo nei suoi confronti. Neanche mia nonna era così apprensiva. Che termine di merda, apprensivo."
E per farmi star zitto, riempie di nuovo il boccale di nuova birra; solo poi continua. 
"Sa badare a sè stessa. E' molto più sveglia di te. Vedrai."
No, non sono convinto. Jorfag lo sa. Ma entrambi sappiamo che siamo gente testarda e cocciuta, difficile da far ragionare.
"Senti un pò piccoletto. Sai chi è tonata dal mondo dei morti dopo cinque anni?"
"Finiscila di dire stronzate."
"Eolen non te ne ha parlato?"
"Oh dannazione Jorfag. Mi si stanno allungando i peli del culo. Avanti, sputa!"
"Sheena."
Annuisce col capo lui, a voler dare più enfasi alle sue parole. Io di rimando resto gelato e confuso. No, non lo sapevo. E non ho bisogno di rispondere al bisonte biondo che ho di fronte. Solo un
"Dei..."
e' quello che esce dalla mia bocca. Un'altra birra è l'unico medicinale che sarebbe in grado di anestetizzare la valanga di emozioni e sentimenti che si accalcano nella mia testa. Confusione assoluta. 
"Ed aveva anche i gingilli di voi soldati. Quarto Array se non sbaglio. E' quello di Safeport, Right?"
"Right."
Il proiettile scivola nella canna. Il cane è armato.

martedì 25 giugno 2013

War can wait another day

"Voi fuori a divertirvi, ad incontrare Eric Rose, l'Ammiraglio Eric Rose, ed io qui a grattarmi le chiappe!"
Bolton borbotta in uno shijiano stretto, offeso per non essere stato coinvolto.
"Ci hanno sparato addosso!"
"Si ma hai guidato la Leviathan!"
"Mark uno e lanciasiluri avanzati!"
"Avanzati?"
"Avanzati!"
Bolton ha improvvisamente dimenticato di essere offeso. Si alza dalla postazione sensori e mi rifila un pugno sulla spalla. Euforico.
"Ora sì che si ragiona! Ah Ah! Glie li apriamo quei loro fottuti culetti blu!"
"Fuck Harry! Fuck! Scateniamo la violenza! Violenza! Abbiamo la potenza!"
Erano anni che non mi facevo prendere in quel modo dall'entusiasmo. Eric Rose. L'ultima volta che lo vidi era alla sua evasione, quando lo risparmiammo a Fargate. Ed ora è lì, con noi.
"E' un onore riaverla con noi, Signore!"
Con noi a fare la guerra.
"If the wild bird could speak"
"She'd tell of places you had been"
Attacchiamo: stonati, senza vergogna.
"We were cautioned to surrender"
"This I could not do"
Non ci importa.
"Their brands were still on fire and their hooves were made of stee"
"Their horns were black and shiny and their hot breath he could feel "
L'equipaggio non può dormire stasera. Non con il Polaris in guerra, con Bullfinch che resiste, con i vertici che si incontrano, per un nuovo Exodus Day.
"With pale affright and panic flight"
"Shall dastard Bluejacks base and hollow"
Per ore, fino all'alba. Senza toccare alcol, con la gola che si disseta di speranza.
"For six long years I've been in trouble"
"no pleasure here on earth I've found"
Finchè non è l'alba.
"Don't waste your time"
"Or time will waste you."
Stanchi e stremati, quando l'equipaggio comincia a svegliarsi, noi ci buttiamo sulle nostre brande. Faremo trincee e organizzaremo la resistenza contro le Bluejacks. Domani. Questa notte siamo lupi che ululano alla luna.

Ballate:
Polly Wright
Il canto dei non arresi
Ghost Rider in The Sky
Blackrock Brigade
The Hobo Song
Knights of Cydonia

venerdì 31 maggio 2013

Son of the Winter

"Dimmi che non stai anche tu su Horyzon..."
La notizia della bomba su Horyzon si è diffusa anche nei pianeti più esterni e periferiferici. Eolen appena ha saputo la notizia non ha aspettato a contattarmi. Attraverso il cortex potrebbe sembrare anche meno preoccupata di quanto non lo sia realmente.
"I fuochi d'artificio volevo guardarli in diretta ma, da una prigione non sarebbe stata la stessa cosa. No, sto su Safeport, al solito."
Lei sospira, si stropiccia gli occhi.
"Voi non c'entrate niente?"
Resto in silenzio. Il tempo di accendermi una sigaretta.
"No."
Non sono mai stato bravo a mentirle. Ma lei lo capisce ugualmente che sto mentendo. E' palesemente nervosa e preoccupata.
"Dovresti tornare ad Icewolf."
"Che succede? Ci sono problemi?"
"Nessuno. E' solo che...sai..."
Lei balbetta, non sa che dire. Io le sorrido.
"Avanti. Mi sembri una corer quando fai così. Non ti sarai rammollita tutta in una volta?"
Eolen la conobbi molti anni prima, dopo la guerra, quando decisi di rimettere mano alla Dick Frick con Bolton. La guerra era finita e l'egemonia dell'Alleanza aveva allungato la mano ovunque. L'esercito Indipendentista disperso o arreso, e quelli come noi non avrebbero mai accettato di lavorare con quelli contro i quali avevamo combattuto. Una nave significava libertà; accettare liberamente quali lavori fare e dove farli. Restare lontano dalla mano dell'Unione Anglo-Cinese.
"Rognvaldr devi finire di guardarle il culo. Non fa per te quella ragazza; non se non metti la testa a posto."
Giù a Flame Jorfag aveva comprato una bettola e l'aveva rimesso a nuovo: Le Tre Botti. Jorfag era stato bandito dal Monte Agnar per la sua amicizia con mio padre, per aver socializzato con la gente di Icewolf. Acquistò il mio capanno di caccia quando decisi di girare per il 'Verse, restando ad Icewolf finchè suo figlio finchè non si arruolò per combattere la guerra. Difese Wolfwall ma non si ritirò, continuando a colpire i soldati durante la loro ritirata. Li seguì fino a Winter anticipandoli di qualche giorno per avvisare la popolazione locale dell'immente arrivo delle truppe nemiche. Ma la gente decise di combattere e la battaglia costò la vita a molta di quella gente. Quando Flame cadde, e la guerra finì lasciandolo privo del suo unico figlio, decise di restare nella capitale e di mettere sù quell'osteria.
"Credo di esserci andato a caccia insieme diverse volte. Possibile?"
"Possibile: è di Winter."
Winter era conosciuta per gli ottimi cacciatori e per le ottime doti mediche delle vecchie che stavano in quel villaggio. Non aveva nulla da invidiare a Flame, ad eccezione di uno spazioporto adeguato.
"I Familiari sono tutti morti, quando è sbarcata l'Alleanza. L'ho tirata fuori da quell'inferno e me la sono portata dietro. Mi ha dato una mano con la baracca."
Continuavo a guardarla, lei non mi badava intenta a servire ai tavoli. Attirava tanti sguardi. Poi all'improvviso mi guarda ed io divento paonazzo come sempre. Balbetto e allontano lo sguardo.
"E se mettessi la testa a posto Jorfag? Mi daresti il permesso?"
"Se la finisci di andare a puttane si. Vi voglio bene come figli, mi riempireste d'orgoglio. Ammesso che tu gli vada a genio. E che cazzo Rognvaldr! Finiscila di arrossire come una femminuccia. Non sarà per caso la tua prima donna!?"
Non mi torna qualcosa però. La guardo attentamente ma la linea è disturbata. Affilo lo sguardo.
"Stai facendo una copertina per Cecilia?"
"Veramente è per..."
La linea è disturbata.
"Ti sto perdendo..."
"Per tu...lio..."
La linea cade, la connessione si perde. Forse ho capito male. Avrò capito sicuramente male.

giovedì 30 maggio 2013

Civiltà

La Wyoming di Frìda atterra poco distante da dove è stata ancorata l'Almost Home e con un'abilità tale che quasi non mi stupisce. Sorrido: un Wright al timone si riconosce. La nave è tenuta bene, con tanto di corazza ablativa, booster; mia cugina ricordo che mi aveva accennato ad un computer per eludere i siluri. Credo che se la stia passando meglio di quanto mi aspettassi.
"Mi spieghi come diavolo fai a tenere il Browncot con questo dannato caldo, Rognvaldr?"
"E tu da quando porti la gonna?"
"Devo fare scalo su Victory, cugino. Lì le donne con i pantaloni non è che vengano viste tanto bene."
E' un pilota navigato; giovane, ma navigato. Perlomeno mi ha ascoltato quando le davo tutte quelle dritte su come tenere in orbita quelle bagnarole.

Pranziamo velocemente e mentre io aiuto Frìda a caricare delle casse nella sua nave, gli altri proseguono con gli ultimi preparativi in vista del recupero del campionamento su Shijie. Col Browncoat fa caldo, resto in canottiera.
"Io tutte quelle cicatrici sulle braccia mica me le ricordavo, Red..."
"Quando mi hanno abbattuto a Sturges; le lamiere della nave."
Lei annuisce, tacendo per un bel pò di secondi e tornando ad agganciare le casse nella stiva. Io dopo qualche secondo la riguardo.
"La resistenza del nostro pianeta..."
Mi esce all'improvviso, quasi istintivamente.
"Tu l'ha vissuta. Raccontamela...ancora una volta. Non la ricordo bene..."
Storco le labbra; ancora quella sensazione di inadeguatezza. Non c'ero a St. Andrew, così come non c'ero a Serenity Valley. Spedito su altri pianeti a combattere altre battaglie come molta della gente che conoscevo. Lei annuisce, si siede su una cassa. Io mi accendo una Cheltenham nera e mi siedo di fianco a lei. Racconta.

Shijie era caduto, Shadetrack firmava la resa e la sola gente di Blackrock, rimasta a Blackrock, resisteva strenuamente in una guerra partigiana. Sturges aveva richiamato a sè i piloti Indipendentisti.
Nessuno a Flame dimentica gli Avenger atterrati nella capitale, ed i plotoni di Bluejacks che si sparpagliavano lungo il perimetro; nessuno dimentica i soldati della Flotta che rastrellavano la gente dalle loro case per radunarle in piazza. Nessuno dimentica l'accento di quel Comandante, Xavier Hudson, della stessa tonalità dei coroniani dell'Hunter's League.
"La civiltà è giunta a voi. Siamo venuti a salvarvi da voi stessi. Se vi arrendete e consegnate la città ed il pianeta, in meno di ventiquattro ore lasceremo questo scoglio ghiacciato."
Silenzio. Nessuno fiata. Poi improvvisamente qualcuno si azzarda a inveire contro l'invasore. Parte un ascia che si infila proprio sul volto di uno degli ufficiali. I Blues aprono il fuoco sulla folla. Morti e feriti. Flame viene occupata ed i rappresentanti delle tribù fatti prigionieri. Ma la voce si espande in pochi giorni, più velocemente di quanto i Culi Blu avessero potuto organizzare un'offensiva efficace su quel pianeta ostile e mortale. Frìda mi racconta di come lei si sia nascosta nella Grande Casa di Icewolf per ascoltare i discorsi dei rappresentanti delle famiglie, davanti al Capo. La lunga barba bianca del vecchio Karr entra in contrasto con il nero delle pelli di cui era vestito: le pelli del Sacro Lupo Nero.
"Uccidiamoli. Uccidiamoli e diamoli in pasto ai lupi!"
Ruggisce Mundur manto rosso.
"Non sono stati cinque orsi a fottermi. Che Thor mi fulmini se questi sbarbatelli metteranno mai piede oltre Wolfwall e ad Icewolf!"
Dagvir l'immortale sbatte il pomolo della enorme ascia bipenne a due mani sul pavimento, quasi fosse una piuma.
"Valhalla! Valhalla!"
Tutti gli uomini in quella sala sarebbero pronti a morire pur di difendere la loro casa.
"Se gli antichi Dei vorranno" - La voce di Karr è maestosa; l'anzianità non ne ha minato la potenza - "ci uniremo a loro e ci prepareremo al Ragnarock. Ma questo saranno gli Dei a deciderlo. Non l'Invasore."
Il vecchio Karr si alza in piedi fiero come un vecchio leone.
"E non morirò su una fottuta sedia a dare ordini ai miei Figli. O in un letto nella mia stessa merda. Dagvir: voglio la tua ascia migliore."
Vedo Frìda emozionarsi a quel punto del discorso, eccitarsi nel descrivere la scena. Le asce ed i martelli che battono sul pvimento come tamburi e urla di acclamazione per il Capo del loro villaggio. Dagvir cede la sua possente ascia a Karr, ed afferrata quasi fosse uno stuzzicadenti. In piedi Karr potrebbe superare di molto i due metri: Karr la montagna.

E' raro vedere tutti quei villaggi, sparsi e separati, unirsi. Eppure contro l'invasero ancora una volta lo fanno. L'Alleanza inizia la propria marcia di conquista da Flame, con un discreto numero di uomini. I primi villaggi cadono ma non senza resistere; ma cadono velocemente data l'arretratezza bellica. Il villaggio di Cold Water e quelli limitrofi vengono saccheggiati e razziati per permettere alle truppe alleate di continuare la marcia.
Una marcia lunga e tra la neve, resa difficile dagli assalti silenziosi dei cacciatori saint abituati a quelle condizioni al contrario di soldati del Central. La guerriglia costringe il Comandante Hudson a fermarsi presso le Paludi Nere, nel villaggio di Black Fen, che a sua volta cade sotto l'attacco nemico.
L'Alleanza probabilmente sa che attendere è la mossa migliore. Ma non sa che l'inverno glaciale è alle porte. I saint non attendono ed attaccano frettolosamente i Blues stanziati a Black Fen. Le perdite sono tantissime e l'Alleanza fa l'errore di sottovalutare l'orgoglio degli autoctoni.
L'avanzata a marce forzate continua, in diverse settimane l'emisfero centrale è stato conquistato e le forze del pianeta diminuiscono. L'emisfero nord però è quello più duro da attraversare. Molte unita di fanteria infatti vengono inghiottite da crepacci nascosti dalla neve; altre unità sprofondano sotto la crosta gelida dei mari ghiacciati. Wolfwall, la cascata del lupo, divide in due la zona nord: ad est Icewolf ed altri villaggi sparsi, ad ovest il Monte Agnar ed i feroci e temuti giganti della tribù dei Raanish.
Le due tribù principali non sono mai andate d'accordo per via di incomprensioni riguardo il possesso di Wolfwall. I primi ne reclamano il possesso per via della sorgente, posta sul loro monte; i secondi ne reclamano la proprietà perchè gran parte del fiume attraversa la vallata dove si diffonde la loro caccia.
Eppure l'invasore a Wolfwall ha temporaneamente allontanato quell'ostilità interna.
Ciò che accadde a Wolfwall nessuno lo sa con precisione e la storia è stata miticizzata dai partecipanti, mentre nessun sopravvissuto della Flotta osa parlarne ad alta voce.
"Gli uomini orso scesero dal Monte Agnar con armi fiammeggianti. Frecce infuocate intanto riempivano il cielo e la terra."
Pochi sapevano che a Wolfwall c'erano fuoriuscite di gas naturale, abbastanza per rendere l'aria infiammabile. Le frecce infuocano l'aria e così le piante. In molti secondi l'atmosfera diventa bollente su quel campo di battaglia e gli autoctoni sfruttano quella strategia per diffondere il caos tra i soldati. I lupi dei cacciatori attaccano i soldati, le asce si infrangono sugli elmetti rinforzati sfondandoli. Urdnot e Kall sono in prima fila con asce enormi cosparse di pece. Gli uomini orso. Ma nonostante il vantaggio tattico, le armi alleate sono superiori. Kall si fa strada verso Hudson a colpi d'ascia e facendo volare teste, recuperando proiettili su proiettili dai soldati; ma è solo la raffica del Comandante abbastanza letale da stenderlo a terra. Ma si distrae il tempo necessario affinchè Urdnot possa mandare all'altro mondo il primo ufficiale di quei plotoni. E' una carneficina. Ma le proporzioni sono 1 a 5 a sfavore dei saint. Gli autoctoni si ritirano da quel campo desolato, ma i Blues non avanzano: sono a corto di provviste - bruciate - e la battaglia li ha disorientati. I soldati si ritirano a marce forzate fino a Flame con un costo enorme di uomini.
E se l'Alleanza è impegnata su Hera, non può mandare uomini su quello scoglio gelido. Flame viene perciò messa sotto embargo commerciale: dopo diversi giorni di embargo ed occupazione, i governanti del pianeta decidono di scendere a patti e di firmare la resa incondizionata, contro la volonta degli altri rappresentanti.
"Mi chiedo ancora perchè sia stato Manto rosso a prendere il posto della Montagna, dopo la sua morte. C'avrei scommesso che sarebbe stato l'Immortale a succederlo."
"L'idea del fuoco è stata sua. Fosse stato per Dagvir, probabilmente anche Icewolf sarebbe stata saccheggiata."
Bolton piomba nella stiva, alterna lo sguardo tra i due Wright. Storce le labbra.
"Right, Harry, a lavoro."

domenica 27 gennaio 2013

Smoke

Il vecchio di Hall Point è sparito, la sua bancarella ripulita e sostituita da un nuovo, giovane e sbarbatello, lacchè dello Skyplex. Trafficava tabacchi a basso costo diversi dalla Starscreapers: la cosa gli è costato il posto, almeno.
"Ehi Capitano! Vieni a trovarmi qua giù solo quando ne hai bisogno!"
"Jò, venire in questo buco di roccia per annusare il pessimo odore di questa merda piace a me non più di quanto piaccia a te."
Jo Facciadicane lo chiamano.  A Sunset Tower non c'è una nave cargo che non abbia trasportato per lui almeno un carico di pessimo e ammuffito tabacco 'rimmer. Noto strozzino della Baraccata, dicono che abbia un bel po' di fucili puntati dietro al culo e che gli abbiano già scavato una fossa in attesa di riempirla. Sono però almeno dieci anni che è più in salute della gran parte della gente che lo vorrebbe morto.
"Che fine hanno fatto i due Carson? Non te li sei portati dietro questa volta."
Il vecchio ride. Io sento che la mano potrebbe estrarre la python da un momento all'altro.
"Posso indirizzarti sulla loro strada quando ti pare, Jo."
Jo si alza e con passo claudicante si piazza di fronte a me. L'età ed il pancione di chi si è impigrito sugli agi del denaro lo rendono poco credibile quando si rizza sulla schiena e assume un'espressione seria, di sfida. I quattro scagnozzi nella stanza stringono il fucile delle automatiche. Potrei sentirne la canna fredda sulla schiena anche a metri di distanza
"Sei sempre stato un tipo piuttosto simpatico. Sono contento di rivederti qui."
Sorride: orrendi denti gialli che si alternano con placche d'oro.
"Facciamo in fretta."
Apre il braccio, mi fa cenno di seguirlo.


Avevamo lasciato il campo militare su Shijie da poche ore per raggiungere la Stazione Spaziale Indipendentista al confine con i mondi centrali. Insonne e nervoso; avevo deciso di passare la notte in giro per la Tomahawk.
"Nervoso Soldato?"
"Snervante."
"Ah, quindi non vedi l'ora di riempire di piombo qualche Culo Blu."
"A quello ci pensate voi. Io sono solo un pilota."
L'uomo si sfila dalla tasca un pacchetto di sigarette, offrendomene una.
"Senza piloti, avremmo perso in partenza, Soldato..."
"Wright."
"West."
"Grazie ma non fumo..."
"Avanti, che non saranno di certo queste ad ucciderti."

"Ti ho chiesto quale cazzo di tabacco vuoi, Capitano!"
Scuoto la testa, massaggiandomi la fronte sudata. Siamo già arrivato nel magazzino del trafficante, senza quasi accorgemene.
"Black Mamba dieci, un chilo. E..."
Un pacchetto nero, con l'inconfondibile C marchiata sul pacchetto.
"...ed un paio di Serenity."
"Fumi ancora le Cheltenham, Wright?"
"Non saranno di certo loro ad uccidermi."
Il trafficante mi guarda. Lo fa per pochi secondi. Poi prende i due pacchetti neri e me li passa.

giovedì 17 gennaio 2013

First Khan

Declan Khan.
Khan.

Perchè quel nome non mi è nuovo?

Blackrock, Tombstone. Il fronte.
La battaglia aveva infuocato per due giorni interi e neppure la notte i soldati dormirono per tenere le barricate intatte. Io ero appostato su una delle tre artiglierie da terra, fisse. Il nostro compito era quello di tenere lontani i blindati pesanti della Flotta. Ne avevo fatte saltare due. Una manciata di colpi e poi esplodevano.
Ma il terzo corazzato aveva resistito alla scarica; prima di esplodere aveva lasciato il tempo ai cinque uomini di uscire e di proseguire lo sfondamento. Due mi colpirono di striscio sopra le spalle prima di essere riempiti di piombo dalle unità di fanteria messe a copertura dell'artiglieria. Gli altri tre si barricarono dietro ai resti del blindato distrutto.
I tre Blues resistettero ferocemente fino all'alba; poi uno dopo l'altro anche loro caddero. L'ultimo a cadere fu il Tenente della squadra, spazzato via da una raffica dell'arma pesante mossa da me.

Uccidere un uomo è diverso dall'affondare una nave. Uccidere un uomo in carne ed ossa è più difficile che affondare una scatola di metallo con decine di uomini. E' assurdo. Non avevo mai ucciso un uomo a sangue freddo. Quel corpo maciullato restò davanti alle barricate fino alla notte seguente quando la battaglia cessò e riconsegnammo i cadaveri dei soldati ai loro commilitoni.
Il casco della tuta d'assalto si era sfondato sul volto di quell'uomo. Non so che faccia avesse avuto prima che la carne si fondesse con proiettili e kevlar rinforzato. Ma lessi le piastrine metalliche che aveva addosso.
Richard Khan.
Khan.

Ma il 'Verse sarà pieno di Khan, così come il Core.

sabato 1 dicembre 2012

Piangono

"Artiglieri, caricare il tubo lancia siluri. Soldato Wright, carica i cannoni laser!"
Tomahawk, Black Guardian, capitanata da Fretherick Jackson. La guerra è ormai iniziata da mesi e le forze Indipendentiste sono cariche ed assetate di Giustizia.
"Soldato Bolton, dirigiti alle coordinate indicate dal sensorista."
Il cuore di Xanto, il centro dell'attività di quel pianeta. La Black Guardian ha il compito di rendere il bombardamento ancora più infernale, mentre gli impatti dei siluri al suolo illuminano la notte limpida.
"Lock acquistato Capitano. Mi preparo ad aprire il fuoco."
Sotto i nostri piedi la gente dorme; qualche luce accesa dai vari grattaceli o dalle sporadiche villetta per ricchi corers. Il bersaglio è acquisito: una struttura a tredici piani che con le ale formano una sorta di E. Gli artiglieri confermano che il siluro è nell'alloggiamento; a dar forza a quelle parole la spia sulla mia consolle. Tuta da pilota; marrone, nuova di zecca quasi, solo qualche mese alle spalle. Non ha gradi, se non la basilare insegna dei soldati semplici.
"Fuoco tra cinque, quattro..."
Un conto alla rovescia, delle levette che vengono premute. Harry è impeccabile, sistemando la nave come se fosse una foglia al vento: immobile e lenta.
"...uno."
Non c'è niente da dire; doppio fuoco, missile sganciato sull'edificio e cannoni laser che spazzano il perimetro adiacente per centinaia di metri. E' fuoco sotto di noi, il panico che si alza dalle strade.
Inspiro a fondo, il sudore che gocciola sul collo e finendo sul colletto della tuta.
"Centro perfetto Wright, i miei complimenti. L'ospedale di Sadrany è andato."
L'ospedale. Raggelo ma annuisco. L'espressione marziale che per un attimo vacilla.
"Loro avrebbero fatto lo stesso con noi, Wright. Non fartene una colpa."
Freddo e schifo. La mente si annebbia. Donne e bambini massacrati con due colpi, con due semplici colpi sulla consolle.
Li sento piangere nella mia testa.
Morti tra cui figurano tre bambini.
Piangono.

Lo stesso sodore sulla faccia, mi sveglio di soprassalto. Le sbarre della fredda cella della base alleata a Greenfield. Mi asciugo la faccia e allungo la schiena sulla branda. Tre bambini. Tre, nove e dodici anni. Un giorno pagheremo per quello che facciamo. 

domenica 11 novembre 2012

March

La faccia sotto l'acqua bollente prima che della schiuma da barba venga messa su ambedue le mani.
Le mani vengono sfregate e poi massaggiano il viso, ruvido di una barbetta di qualche giorno, poco meno di una settimana.
"E' arrivato il Tomahawk, Red. Ed indovina un pò?! Salpo anche io con te, fratello, nel quindicesimo. Si va in guerra!"
Il livido ancora sul viso, il naso che si muove mollemente seppure non dia più quasi nessun problema.
"Hai visto Harry? Te lo dicevo che ti avrebbero preso anche se sei un fottuto nano!"
Occhi spenti e stanchi. Un flacone di Zaleplon lasciato come al solito da Bolton sul lavandino del bagno della Dick Frick.
"Mia madre mi ha inviato un pacco con due cappelli di lana nuovi nuovi. Li ha cuciti lei. Ha detto che uno è per te, così che se sentiamo freddo in accampamento, ce li ficchiamo in testa sotto il caschetto."
Afferro il flacone e butto due pillole sul palmo. Per fortuna che le occhiaie si nascondono bene per via dell'ematoma.
"La signora Bolton sa che staremo in plancia di comando e che lì fa caldo?"
Scuoto la testa e rigetto le pillole nel flacone. Lo rimetto a posto.
"Si ma siamo soldati. Metti che finiamo sotto qualche trincea."
La lametta viene sciacquata prima che schiuma e peli duri vengano tolti via dalla faccia. Movimenti meccanici, ripetitivi. Sguardo spento sul riflesso pallido appeso allo specchio.
"Mia zia mi ha mandato due tegami di cinghiale arrosto. Dice che ce n'è abbastanza per la prima settimana. Poi ce ne manda dell'altro."
L'acqua scorre sulla lama, portando via schiuma e barba.
"Tra mia madre e tua zia, Red, fare la guerra sarà una passeggiata!"
Una approssimativa passata di contropelo, prima di finir di pulire la lametta.
"E quando torniamo le donne vorranno tutte accarezzare le nostre ferite di guerra."
Il viso vien gettato sotto l'acqua fredda, pulito. La lametta rimessa a posto.
"Hei che tu devi pensare a Mona. Quella donna lascerebbe il bordello per te, se solo glie lo chiedessi."
La targhetta militare, due targhette identiche appese alla stessa catenella di metallo e che scendono sul petto.
"Io resterò scapolo a vita, Harry. Tu piuttosto, appena finisce 'sta maledetta guerra, vedi di sposarti con Fanya. E non fare lo stronzo come al tuo solito."
Panno in faccia e canottiera nera sul petto. Due schiaffi sulle guancie ed il bagno che viene lasciato alle spalle. Sarà una passeggiata. A walk, a march...a corpses' march.

venerdì 19 ottobre 2012

Cibo per avvoltoi

Le rotte della Jin Logistics sembrano le migliori. Più controllo le rotte e le navi, più sono sicuro che sia la scelta migliore. Fertilizzante da riutilizzare su Shijie, Shadetrack, Boros, Hera...

Hera era in subbuglio. Le industrie belliche lavoravano a pieno regime e i cantieri navali sfornavano ogni giorno decine di navi per l'ultima, sanguinosa, campagna di quella lunga guerra.
Arrivai sul pianeta con una enorme Tomahawk, piena dei pochi soldati abbattuti sopravvissuti. Uno stato comatoso indotto dalle innumerevoli medicine che mi avevano somministrato per evitare che il ventre squarciato e cucito alla meno peggio mi uccidesse. Arrivai che la battaglia non era ancora cominciata e mi svegliai che l'artiglieria pesante tuonava tutt'intorno.
"Tenetelo fermo per Dio!"
Urlava Gregory Huston alla sua squadra medica; il dottore che mi salvò la vita.
"Non fatelo alzare! E' crepato quel Cristo!"
Eppure io sbraitavo, urlavo, mi dimenavo. Nella Serenity Valley si stava scrivendo la storia ed io ero buttato su quel lettino d'infermieria, con delle flebo attaccate al braccio, con il ventre bloccato per mezzo di una placca metallica. Eppure ogni volta che sforzavo gli addominali per poter anche solo pensare di alzare la schiena, era come essere riempito del piombo di molti fucili. Le lacrime sul volto: rabbia, impotenza e dolore.
E mentre io mi lamento sulla mia branda, vengo giorno dopo giorno circondato da gente mutilata dalle granate o rese guerce dalle schegge. I medici sono a decine, ad occuparsi velocemente di chi è salvabile, o rendendo meno sofferta la morte di altri.
Impotenza e rabbia, la consapovelezza di dover passare il resto di quelle settimane su una branda, senza poter andare fuori e uccidere giacche blu o dare la mia parte in quella battaglia.
Mi imbottiscono di antidolorifici e le braccia sono piene di flebo. E' un costante stato di semi coscienza, alternando le lunghe ore di sonno ai sofferti minuti in cui il sangue mi ribolle per non potermi alzare da quella fottuta branda. Io dormivo ed i miei compagni facevano da banchetto per gli avvoltoi.
"Datemi un fottuto A-11. Per tutti gli dei, datemi un A-11."
Le frasi tutte uguali, ed il Doc che mi aumentava la dose di morfina per rimbambirmi di nuovo.
La guerra era quasi finita, i morti diventati senza cifra, quando sgombrarono i campi dei feriti da Hera per trasferirli su Richleaf, insieme a parte della popolazione civile del pianeta. Seppi la conclusione dello scontro per mezzo dei giornali, come chiunque altro non avesse preso minimamente parte allo scontro. Mi avevano tolto la placca dallo stomaco e dovevo far girare le ruote di una sgangherata sedia a rotelle per muovermi in una delle strutture mediche. Il browncoat coi gradi da caporale mi scaldava ancora le ossa. La gente mi guardava con commiserazione e pietà, come si guarda un vecchio scemo che non può più intendere e volere.
Se non fosse stato per Bolton e per la Dick Frick...

La nave è atterrata su Greenfield da diversi minuti. Mi sono addormentato di nuovo. Fottuta sveglia...il pad sta andando anche lui a puttane.

sabato 6 ottobre 2012

Past

C'ho fatto l'abitudine a vagare in una nave deserta e silenziosa nel cuore della notte. Non che nel 'Verse, nel nulla, ci sia differenza tra giorno e notte. A Oak Town era sera, a Hall Point pomeriggio, e sarà mattina presto quando sbarcheremo a Timisoara. Adesso stando all'orologio che ho sul pad, ed ai dati sincronizzati su Bullfinch, dovrebbe essere notte fonda, anche se a Greefield è pieno giorno. E tra tutto questo caos, c'è la lineare assenza di tempo del viaggiare nello spazio. Nello spazio non c'è ora, non c'è giorno, non c'è anno. Nulla.

Sono ormai passati più di dieci giorni dall'Ex-Day, sono passati otto Ex-Day dall'inizio della guerra. Un intervallo di tempo come se fossero due pianeti distanti anni ed anni e nel mezzo il 'Verse profondo. La guerra, la morte, Fargate, i Devils. Il browncoat e la vecchia tuta dell'aviazione indipendentista. La tradizione di bruciare vecchi oggetti, superflui e legati al passato; l'ultimo oggetto bruciato in un falò è stata una bandiera alleata, otto anni fa. Anni in cui non serviva un Ex-Day per veder bruciare cose, persone, passati. Ogni giorno era un Ex-Day, dove le fiaccole volanti erano le luci delle navi spaziali ed i falò non altro che siluri e cannonate. La musica veniva suonata da lunghi banjos automatici, o magari da armoniche lanciagranate. Ed a cantare intorno al falò, le urla degli uomini. Abbiamo acceso falò, abbiamo bruciato passati. 

Nella nave dormono tutti, io ho perso l'abitudine a dormire a lungo e bene. Se avessi imparato a dormire con un occhio aperto, chissà, magari riuscirei a dormire meglio. Bolton probabilmente avrebbe qualche difficoltà a riguardo.

Se ho imparato qualcosa dalla guerra, è che il passato non si cancella nè si brucia; dal passato non ci si svincola buttandolo nel fuoco. Il passato è d'appertutto, quando si è svegli e quando si dorme. Il passato è come le miriade di stelle che riempiono il 'Verse nero, quando si viaggia nello spazio.
Quando giungerà il momento, brucerò solo un oggetto. Ma quel momento è ancora lontano.

domenica 9 settembre 2012

I Pirati bevono Whisky

Una foto della guerra. Probabile che fossero le prime settimane d'arruolamento, quando ancora la guerra non ci aveva logorati. Volti di giovani soldati sorridenti. Soldati semplici, i primi che cadono sul campo. Volti di giovani fantasmi, dei quali si son salvati solo una manciata. Ci sono i gemelli Carson, Bolton, West, Logan. Chissà che fine ha fatto West. C'è anche Halley.
"Ponte di comando, qui Gixus One. Pronti al decollo."
Sturges. La Serenity Valley di molti piloti.
"Ehy Wright, mi hanno detto che a Blackrock ne hai fatti fuori un bel pò!"
"Non più di quelli che avrebbero fatto fuori me, Halley."
Tra i piloti c'era ancora troppa convinzione che Sturges avrebbe svoltato a nostro favore. Io però con la caduta di Blackrock cominciavo a dubitare nella nostra vittoria. Sapevo che avremmo perso anche nello spazio; speravo di avere torto. Ed io sapevo anche di non essere il migliore, così come non era Halley il migliore. Eravamo bravi, ma non i migliori.
"Ah-ah Wright, bel colpo! Con questa stiamo a cinque!"
"Attenzione che qui ci lookano ogni tre per due!"
Mai come quella volta ero agitato. Navi nemiche d'appertutto. Laser e siluri guizzanti che sfioravano la plancia per schiantarsi altrove. Esplosioni, rottami e corpi fluttuanti.
Ma noi eravamo bravi. Non i migliori, ma bravi. 
"Due siluri e tre colpi di batteria Capitano. Fanculo!"
Ma essere bravi non è mai sufficiente in quelle circostanze.
"Atterriamo Halley. E se non ci muoviamo, qui ci fanno saltare in aria."
Ma in due non siamo bastati per salvarci entrambi. Lo schianto dell'atterraggio d'emergenza fu fatale per Halley. A lui è bastata una trave in un polmone per farlo morire soffocato dal suo stesso sangue. A me non è bastato lo squarcio sullo stomaco, la ferraglia ardente dalla quale mi sono tirato fuori o i due giorni a marcire su quel pianeta. Analgesici. No. Non ricordo di essere sopravvissuto su quel pianeta. Magari sono morto per davvero.

Una foto vecchia di otto anni. E' passato un bel pò di tempo, sono cambiate molte cose. Ma almeno in quel tempo i pirati bevevano rum e i commercianti bevevano whisky. Ora i pirati bevono whisky ed i commercianti fanno i pirati. Prima della guerra i pallettoni non si sprecavano.

sabato 18 agosto 2012

Non è sangue

Disteso a terra, pancia in giù. Sguardo attento.
Il respiro è lento, la pulsazione cardiaca regolare.
Il Fucile è piazzato in spalla, caricatore pieno; la sicura levata via.
La testa è poggiata sul fucile, si sente il fresco ed umido ferro sul mento; si potrebbe quasi sentire anche i proiettili respirare.
Lo stomaco è fradicio della rugiada dell'erba e sporco della terra umida.
"Soldato Wright, cosa vedi dalla tua postazione?"
E' un cinghiale. Forse mi ha fiutato. Se ne sta fermo e si guarda intorno.
Le zanne di un cinghiale non sono meno pericolose di quelle di un lupo.
"Comandante Treson, la seconda squadra è pronta a coprirvi."
Il fucile viene sollevato, l'occhio destro che si chiude.
Il respiro sul calcio si fa ancora più leggero.
Indice sinistro che sfiora il grilletto.
Mano destra che stringe la presa sul carrello.
"Ah-ah-ah. I Marines se la sono data a gambe e hanno lasciato l'accampamanto completamente sguarnito."
Striscio per avvicinarmi di qualche passo, il cinghiale mi volta le spalle. 
E' tutto così tranquillo.
Ora la mira sembra perfetta.
"Era una trappola! Ritirata! Ritir..."
Il cinchiale gratta la zampa sul terreno, fa una piccola rincorsa e gira su sè stesso. 
Mi punta.
"Wright, Carson, West, Logan, fuoco di copertura sulla terza e quarta squadra."
Il primo colpo a tamburo viene esploso, il cinghiale che cade a terra dopo la prima rincorsa.
"Cadono come fruscelli questi blues."
Un secondo cinghiale spunta da un punto nascosto.
Prende la carica e mi colpisce.
Sono costretto ad usare il coltello, tenendolo fermo col braccio che sta tentando di spezzarmi.
"Siamo al Fiume. Wright, seconda squadra, ritiratevi. La prima squadra è caduta, è inutile coprirla ancora."
La coltellata si affonda nell'occhio del cinghiale, ma non demorde.
Vuole prendermi il braccio.
Anche un solo dito può essere utile.
"Voi andate. Restiamo io e Logan."
Altri due affondi, il cingiale cade.
Il braccio solo dolorante.

Mi gratto la testa e mi metto seduto.
Inspiro a fondo e mi tocco lo stomaco.
Non è sangue di Logan. Non è il suo cadavere.
Sono solo cinghiali.
Non è sangue, solo acqua.

domenica 5 agosto 2012

Nero

"Il regalo è impacchettato Harry. Riporta le chiappe a Greenfield. Noi ci muoviamo in nottata."
Non me ne frega di aver disturbato Bolton con qualche puttana, dobbiamo andare a Clackline. E serve la Dick Frick.
Fuori stanno ancora bevendo quella vodka annacquata; ne approfitto per buttarmi sulla branda qualche minuto. Non finiranno troppo presto.
"Il 'Verse è Blu."
'Manco per il cazzo! Sterling si sbaglia di grosso. E' un ammasso di roba che fluttua nel nulla. Un ammasso di roba che da colore al nero. Se il 'Verse fosse blu non avrei mai fatto il pilota.

Dietro la porta c'è ancora il poster di Polly Wright che mi ha regalato Eir tempo fa. Non ho mai raccontato di averla conosciuta. L'omonimia non era passata inosservata neanche in guerra. Eppure la vidi una volta solamente e per una manciata di minuti, il tempo di una sigaretta. Alla vigilia della battaglia di Sturges alcuni degli Ammiragli avevano riunito su Hera tutti i piloti, o comunque la maggior parte, della flotta indipendentista. Io venni ricevuto dal solito Markolf.
"Soldato Wright, ti ho chiamato solo perchè ho scommesso con McAllister che tu su un Raptor a Sturges non ci saresti mai salito."
Lui mi guarda serio ed io rispondo con un mezzo ghigno sul volto.
"Signore, spero che non abbia scommesso troppo con il Tenente. Il Tenente è di Greenfield, conosce bene i cavalli. Soprattutto quelli da corsa."
Una battuta che nonostante tutto suscita l'ilarità dell'Ammiraglio.
"Wright, chi salveresti tra nave ed equipaggio in una battaglia spaziale?"
"Signore, se affonda la nave crepa l'equipaggio e se crepa l'equipaggio affonda la nave."
Mi interrompe e non mi lascia continuare.
"Allora vedi di riportare il Raptor e l'equipaggio sulla piattaforma spaziale alla fine della battaglia."
Mi congedo velocemente prima che l'Ammiraglio potesse diventare troppo sentimentale e potesse crollarmi un mito di freddezza ed impassibilità. Ma non sembrava dispiaciuto della scommessa persa.
Polly se ne stava seduta tranquillamente in una delle panchine che divideva la zona Polaris da quella Columba, per i colloqui.
"Un altro Wright tra i Piloti. Non sapevo di avere parenti."
Non è sconosciuta la mia lentezza nel capire determinate battute. La scusa dell'accendino è sempre la migliore per attaccare bottone.
"No, non ho parenti nel Saint."
Quattro chiacchiere. Lei un pilota di linea, io un contrabbandiere. Ma tutti e due browncoat per quella sporca guerra che avrebbe cambiato la nostra vita in maniera radicale. Finite le sigarette ci stringiamo la mano e ci diamo due colpi sulla spalla.
"Non farti affondare Vichingo. E quando vinceremo la guerra voglio un pò della vostra birra."
"Dolcezza, non bastano quattro stronzi col culo liscio e con la tuta blu per mandarmi a picco."
Ma quando si parlava di vittoria l'entusiasmo non era più quello di quattro anni prima. Troppe sconfitte e poche vittorie. Sturges poteva cambiare il volto della guerra, con l'abilità di piloti e artiglieri. Non bastò comunque. Dopo essere stato pilota in diverse Medium e Heavy, mi promossero a Capitano della Gixus One, un Raptor da guerra. Ma le cose non andarono precisamente come previsto a Sturges.

Per quel che riguarda Polly Wright, quei dieci minuti furono gli unici che passammo insieme.

Che sia Valhalla o che sia Paradiso, non può finire tutto nel Nero.
"Un fottuto Paradiso ce lo siamo meritati."