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sabato 5 ottobre 2013

Shields

Dovrei pensare a come uscire fuori da qui.
A come mandare via John senza che venga rispedito indietro, al campo, con una bomba nello zaino.
Dovrei trovare un modo per fottere i Culi Blu.

Eppure le uniche cose a cui penso sono i proiettili dietro la schiena.
La guerra.
E poi loro...

Mio padre mi diceva che nelle mie vene scorre il sangue dei Vichinghi e degli Spartani. Le razze della Terra che Fu più temute dalle loro civiltà del tempo. Li chiamavano Barbari, Selvaggi, Macellai.
Non lo so. Le certezze vacillano, così come le belle storie raccontate ai bambini per farli dormire sereni.


Eolen ed Hust stanno per ripartire con la nave di Frìda.
La guerra sta per cominciare, la Iron Lady dovrebbe parlare ad ore.
Hust mi guarda dal basso: fiuta la tensione.
Eolen mi guarda dall'alto della rampa inclinata ed aperta della Wyoming.
Accarezzo la testa di mio figlio.
Bacio le labbra di mia moglie.
Li guardo.
Porto le mani all'altezza del collo, afferrando le piastrine militari della Grande Guerra. Le lascio nelle mani di lei. Addio amore mio. Non lo dico.
Il tempo per la tenerezza è finito.
Non c'è più posto per essa.
Non nella guerra.
"Rognvaldr!"
"Si, mia Signora?"
"Torna col tuo scudo. O sopra di esso."
Fratelli, padri, figli: marciamo. Per l'onore, per il dovere, per la libertà: marciamo.
Nella bocca dell'inferno: marciamo.

domenica 29 settembre 2013

Shotgun Fire

"Niente pelliccia questa volta?"
"Non schiatterò di caldo al tuo matrimonio."
Un completo molto semplice e sobrio, camicia, giacca e pantaloni. La colorazione è grigia. Più mi guardo più penso che avrei dovuto dire ad Eolen di portare la pelle di tigre come col matrimonio di Eir.



"Smettila con quella cazzo di pelliccia, Red, non siamo a Winter."
"Allora dovevo mettere il browncoat."
"Tantomeno in guerra. Relax Red, relax. Piuttosto, visto che tu già sei pronto accompagna tuo figlio in chiesa che io aspetto Eir. Vi raggiungiamo."
E quando lascio la stanza del saloon per scendere al pian terreno ho una strana sensazione. Olvir scorrazza, di tanti in tanto mi guarda per assicurarsi che non mi sia perso. Accelero il passo solo quando esce dal saloon poco prima di me. All'esterno del saloon ed in quella stradina laterale alla main street c'è un bel baccano. I miei compagni dell'Almost Home, chi più o meno in anticipo o in ritardo, si attardano anche loro per avviarsi in chiesa. Incrocio con lo sguardo Jack ed in braccio una piccoletta che riconoscerei tra mille: Cecilia. Mi avvicino a loro per accarezzare il visino della bimbetta. Poi quando mi sento tirare il giacchetto dal basso, capisco il perchè della brutta sensazione. Mi volto lentamente.
"Daddy! C'è zio Ritter!"
Guardo Olvir ed annuisco. Lui corre verso Eleazar pretendendo da lui di essere preso in braccio. Lo fa, con aria stanca e pigra, così come permette al piccoletto di torturargli il naso.
"Mungere vacche non ti ha ancora ammazzato, vecchio mio!"
 Una poderosa pacca sulla spalla del coroniano, di quelle che lui apprezza tanto.
"Wright, simpatico come un pugno nello stomaco".
"O sul naso."
Intanto nonostante le premesse iniziali, arrivano anche le due rispettive signore: Eolen ed Eir. La prima mi butta addosso un occhiaraccia severa del tipo non ti avevo detto di portare tuo figlio in chiesa?. Ma l'altra è decisamente più convincente. Mi avvicino alla meccanica per poterla stritolare per bene.
"Stai una favola Sterling."
"'ttanediguerra Polly! E' vero anche che non devi aspettare i matrimoni per abbracciarmi."
"Prima pensiamo a liberare il 'Verse. Una cosa alla volta."



La cerimonia è stata intima, con pochi invitati, gli stretti, da entrambe le parti. Eppure tutto il paese è nella piccola chiesetta per vedere l'unione della figlia del fornaio con un soldato della resistenza. Bolton è ben visto da quelli del paese: la benda sull'occhio gli da un'aria rispettabile. Ma era meglio quando c'era Rooster a far da pastore. Il Reverendo la sta tirando troppo per le lunghe. Poi a furia di parlare di pecore e greggi, comincia a venirmi fame. Dannazione. Harry e Sarah saranno felici insieme. Mi guardo intorno. Perchè Haggerty sta di fianco ad Ed. Mmm. La cosa mi puzza.

A fine cerimonia mi guardo intorno: trovo mia moglie che parla con Cortes e mio figlio che viene stropicciato dalla 'leafer. Dei...forse era quella la brutta sensazione. O forse no.
"Wright."
"Che succede Capitano? Quella faccia non mi piace."
"Bolton ha richiesto il congedo definitivo dall'Array."
"E perchè non me l'avete detto?"
"Una cosa alla volta Wright. Vedrai che quando tornerà la settimana prossima, ti dirà tutto. Oh e a proposito."
"What else?"
"Su raccomandata dell'Ammiraglio Rose e dell'Alto Comando, oltre che di qualche altro pezzo grosso dell'Intelligence, abbiamo un nuovo pilota nell'Array trasferita direttamente dal Quarto da Safeport. Tra le sue referenze dice che viene da Spartaca, ha seguito un addestramento militare da Sottufficiali ed è stata Capitano di Vascello a Serenity Valley. Ha delle buone referenze, ci farà comodo visto che Bolton non sarà più dei nostri."
"Come si chiama?"
"Rogers. Sheena Rogers."
Si, era questa la pessima sensazione. Sicuramente questa. 

Questions

"Senti un pò, Harry..."
"mmh!?"
"Ma che hai invitato anche Haggerty al tuo matrimonio?"
"mh mh"
Annuisce. 
"Ma che cazzo c'entra lui col tuo matrimonio?"
"A Safeport aveva dell'ottima bloom. Buona notte Red."
E chiude la porta della sua cabina.
"Vi siete visti a Safeport? Ma tu non fumi Cazzosanto!"

mercoledì 14 agosto 2013

Peace of Mind

Ho chiuso personalmente Black ed i suoi bastardi nelle celle del penitenziario della Water Valley: non vedranno altro che neve e neve nera di Vulcano quei bastardi per i prossimi mille anni.

Rooster mi ha firmato il permesso, consegnato direttamente alla base del Nono Array a Flame. Mi lasciano uno shuttle, per rientrare rapidamente, con un ricevitore più potente del segnale cortex, qualora ci fosse bisogno di contattarmi.

Ad agosto la neve di Icewolf a malapena scricchiola sotto gli anfibi.
La gente ha già ammucchiato le prime due pile di legname in vista dell'inverno; a casa nostra le pile di legname sono state ammucchiate alte già da diversi mese. In un'altra settimana potrò ammucchiarne dell'altra.

L'ultima volta che avevo messo piede a casa Polaris non faceva parte della Confederazione ed il browncoat era solo un vecchio polveroso pezzo di stoffa; adesso ho i gradi dell'Esercito. Wolf scodinzola vicino al camino, abbaia rumorosamente quando metto piede dentro casa; Lynx mi guarda con indifferenza, tornando a dormire sopra un'asse di legno della parete.

Il Browncoat l'appendo su qualche chiodo senza troppa cura, però resta appeso.
Mi prendo qualche minuto per guardare il grande salone di quell'abitazione bassa, di un solo piano ed una grande dispensa seminterrata. Il sole non è ancora calato e non c'è nessuno. Mi riscaldo vicino al camino, guardando Wolf che scodinzola aspettando le coccole. La sigaretta, l'ultima da Bullfinch, fumata piano.
Calma e Pace. Il Browncoat.
Polaris è indipendente, Saint Andrew è indipendente. La mia gente, mio figlio, sono liberi.
Se mi ritiro adesso nessuno potrà biasimarmi. Ho fatto il mio dovere.
Il Browncoat.
Il foro in faccia a Bolivar.
Jack in mano ai Pirati.
Ragazzini come John e Cortes.

Non riesco a smettere. Si può smettere di fumare buttando la cicca nel caminetto. Non si può smettere di combattere buttando il fucile nello sgabuzzino.


"Daddy, quando tornano i Browcop."
Eolen e Hust rientrano al calare del sole, dal villaggio vicino. Olvir gioca con la mia barba, che per poco non me la spelacchia tutta.
"Presto boy. Adesso hanno tanto da fare. Siamo diventati liberi."
"Tu e Jack avete preso a calci i Culi Blu. Mummy dice che Jack prende a calci i Culi Blu più meglio di te."
"'Meglio' Hust! 'Meglio', non 'più meglio'!"
Eolen di tanto in tanto lo corregge, negli strafalcioni del piccoletto. 
"Mummy bacchettona!"
Me lo confida a voce bassa, ma non abbastanza bassa da non farsi sentire anche da Eolen, che sorride. 
"Marmocchio insolente."
Noi due invece ridiamo.
Mi chiede di raccontagli delle nuove storie. Glie le racconto. Lynx fa le fusa sulle gambe del piccolino: non so come faccia quel gatto ad aver assunto le dimensioni di un cuscino.
Gli racconto della nave spaziale con un forno a legna a posto del timone; dei farabutti che volevano affondare la Leviathan con una flotta di piccole navi. Gli racconto di Cortes che non sa contare. Alla fine Olvir si addormenta. Lo sistemo a letto.
"Hai qualcosa da proporre per il resto della serata, Signora Wright?!"
"Hust sta dormendo..."
"E allora facciamo piano. Noi abbiamo del lavoro arretrato."
La prima notte passa leggera, così come le notti a seguire.
Olvir si taglia un dito mentre gli faccio vedere i miei coltelli, oppure gli sbatte la corda dell'arco sul naso. All'inizio piange, poi mi guarda angustiato, ma poi ritorna sorridente. Eolen dice che è ancora piccolo e forse ha ragione.

E' pesante il Browncoat e sono pesanti i saluti.
Quando torno a Flame con lo Shuttle non mi viene segnalato nulla, se non la presenza della Leviathan e di Bolton, venuto a riprendersi il suo migliore amico di sventure.


Hale e Mundor catturati.
Flame e Timisoara bombardati.
Sono già in volo quando mi arrivano le notizie.
Sono sicuro che loro non erano a Flame...non avrebbero avuto nessun motivo di essere a Flame.

mercoledì 24 luglio 2013

Lucky Sunday

Domenica fortunata. Un cinghiale che passa davanti all'Almost Home. E quando mi ricapita.

Per le otto ho quasi finito di spezzare la carne. E poi Cortes dice che non sono buono con lei: ha dormito fino alle otto passate oggi.
"Ehi, Capitano, dove vai?"
"Vado in Città!"
Rooster defila via senza troppe spiegazioni. Le guardo la schiena mentre si allontana in direzione di Timisoara.
Mezz'ora dopo è la volta di Bolton, che sfoggia l'abito intero della domenica. Fischietta. Si è comprato una benda nuova da mettere sull'occhio Comincia a sellare il cavallo.
"Che Thor mi fulmini, Harry. Che avete sta mattina tutti? Si sposa la figlia di Franck Dallas e nessuno me l'ha detto?"
"No, Red. Vado in...Città"
Assottiglio lo sguardo. Lo shijian non mi convince. Soprattutto quando goffamente imita Jack.
"Ma non è che tra te ed il Capitano..."
"Bontà divina, no! Cioè...non con lei...non potrei mai!"
Sguardo inquisitorio. Un cane attaccato ad un osso che non vuol mollare.
"Si chiama Sarah, abita fuori New Dallas. E' la figlia del fornaio James."
Mi pulisco le mani, giusto per incrociarle davanti al petto. Un cenno semplice, di andare avanti.
"E che Cristo, Red. La porto a fare un giro a cavallo, eh. Torno prima di pranzo."
Aspetto che se ne vada, ma senza scansare lo sguardo da Bolton. Solo quando lui e Junk sono distanti, sorrido. Erano anni che non lo vedevo cavalcare spensierato.
"E tu Wright?"
La voce femminile la conosco.
La chioma bionda e quell'espressione marziale e seria che riempie la plancia di comando sempre.
"Io cosa, Sharpe?"
"Polaris è Indipendente, Saint Andrew libero. Potresti tornare dalla tua famiglia."
"Si lo so. Ma voi?"
"Ce la siamo cavata anche senza di te, Wright."
"C'era Edwards con voi, prima. Ed ora che Polaris è libero, avete ancora più bisogno di piloti discreti. Black potrebbe evadere o farla franca. Ho ancora delle faccende in sospeso prima di tornare a casa."
"Potresti morire e non rivedere nessuno dei tuoi."
"Il Grande Padre, Sharpe, ha misurato il gomitolo della mia vita tanto tempo fa. Posso anche nascondermi in un buco, ma non vivrò un istante di più. Il mio destino è stato deciso e la paura non frutta niente all'uomo."
"Non credo nel destino, Wright. Ma sono lieta di non dover far a meno di te, in plancia."
Da lì a poco anche Sharpe si dilegua, nella nave, probabilmente in plancia. Io devo finire di pulire la carne prima che il sole si alzi troppo e arrivino le mosche.

martedì 25 giugno 2013

War can wait another day

"Voi fuori a divertirvi, ad incontrare Eric Rose, l'Ammiraglio Eric Rose, ed io qui a grattarmi le chiappe!"
Bolton borbotta in uno shijiano stretto, offeso per non essere stato coinvolto.
"Ci hanno sparato addosso!"
"Si ma hai guidato la Leviathan!"
"Mark uno e lanciasiluri avanzati!"
"Avanzati?"
"Avanzati!"
Bolton ha improvvisamente dimenticato di essere offeso. Si alza dalla postazione sensori e mi rifila un pugno sulla spalla. Euforico.
"Ora sì che si ragiona! Ah Ah! Glie li apriamo quei loro fottuti culetti blu!"
"Fuck Harry! Fuck! Scateniamo la violenza! Violenza! Abbiamo la potenza!"
Erano anni che non mi facevo prendere in quel modo dall'entusiasmo. Eric Rose. L'ultima volta che lo vidi era alla sua evasione, quando lo risparmiammo a Fargate. Ed ora è lì, con noi.
"E' un onore riaverla con noi, Signore!"
Con noi a fare la guerra.
"If the wild bird could speak"
"She'd tell of places you had been"
Attacchiamo: stonati, senza vergogna.
"We were cautioned to surrender"
"This I could not do"
Non ci importa.
"Their brands were still on fire and their hooves were made of stee"
"Their horns were black and shiny and their hot breath he could feel "
L'equipaggio non può dormire stasera. Non con il Polaris in guerra, con Bullfinch che resiste, con i vertici che si incontrano, per un nuovo Exodus Day.
"With pale affright and panic flight"
"Shall dastard Bluejacks base and hollow"
Per ore, fino all'alba. Senza toccare alcol, con la gola che si disseta di speranza.
"For six long years I've been in trouble"
"no pleasure here on earth I've found"
Finchè non è l'alba.
"Don't waste your time"
"Or time will waste you."
Stanchi e stremati, quando l'equipaggio comincia a svegliarsi, noi ci buttiamo sulle nostre brande. Faremo trincee e organizzaremo la resistenza contro le Bluejacks. Domani. Questa notte siamo lupi che ululano alla luna.

Ballate:
Polly Wright
Il canto dei non arresi
Ghost Rider in The Sky
Blackrock Brigade
The Hobo Song
Knights of Cydonia

mercoledì 19 giugno 2013

Blood Traders

Al reverendo di Timisoara serviva qualcuno che gli spaccasse la legna, così mi sono offerto di spaccargliele. Non me la sono sentita di chiedergli soldi. Con quello che sta arrivando meglio che si tenga più soldi possibili.

La solita bettola lungo la Main Street: whiskey annacquato e carne di cavallo. E' particolarmente buono. Il saloon è pieno di browncoat armati. Gente dell'Ammiraglio Eric Rose probabilmente. E' giunta voce che un paio di Firefly siano atterrate fuori Timisoara nella mattinata per fare rifornimenti e tornare nello spazio a pattugliare i confini del Polaris.

Due doppie porzioni finiscono in fretta. Sono sazio. Mi fermo dei minuti e mi accendo una sigaretta: una Serenity.
"West."
Prima di riprendere il whiskey e riempire il bicchierino.
"Non mi offri da bere, Wright!?"
Mi giro lentamente, osservando il tizio che si siede di fianco a me. Il fianco sinistro del viso è nascosto in parte dalla benda che ha sull'occhio. Barba nera lunga due dita, sigaro spesso, di Greenfield, tenuto tra i denti. Il Browncoat addosso con i gradi di Ammiraglio.
"Fuck! Certo Signore, agli ordini Signore!"
Un Ammiraglio sudto di fianco a me. Il tizio dietro al bancone prende un bicchierino mentre io velocemente lo riempie. L'Ammiraglio boccheggiando il sigaro con aria dura, ad un certo punto scoppia a ridere. Lo guardo. Una faccia conosciuta.
"Ma che cazzo Wright. Non mi riconosci?"
"Si...cioè no. Tu sei morto."
Lui scuote il capo. Si tocca la guancia ad indicare la benda sull'occhio. Finalmente realizzo. Il sorriso si allunga per tutta la faccia.
"Cazzo Rex..."
Al diavolo i gradi. Alexander McAllister, figlio del Tenente McAllister.
"...credevo che tu fossi ad Oak Town con la tua famiglia."
Ci stringiamo le mani, due colpi sulle spalle. Lui ha due anni meno di me, ma ormai la differenza d'età non si nota più. Lo vidi per l'ultima volta al funerale del padre, alla fine della guerra.
"Ed io che tu stessi marcendo a Fargate."
"Ed invece eccoci qua su questo pianeta di vaccari. Avanti, spiegami come cazzo fai ad essere Ammiraglio mentre io sono solo un Capitano."
Se la ride. Il fumo che si solleva dalle nostre teste.
"Pochi mesi dopo il funerale di mio padre, mia madre è morta. I dottori dissero che fosse per via della morte di mio padre...il cuore non ha retto."
"Alcune persone non possono vivere separate."
E' una storia che conosco bene.
"Lo penso anche io. Comunque...decisi che mio padre non poteva essere morto invano e che come ultimo McAllister dovevo tornare a combattere. Ho cercato ciò che era rimasto del quindicesimo reggimento. Tra Blackrock, Sturges e Serenity Valley pochi erano i vivi ancora disposti a combattere. West era nella tua squadra se non mi sbaglio."
"E' vivo?"
"E stronzo, si."
Una bella notizia da anni. Sorrido ancora. Gli faccio cenno di continuare.
"Cinque piloti, due macchinisti, un squadra di quindici uomini, Wright. Venni a cercare anche te e Bolton ma non vi si trovava. Quando vi raggiungevo su un pianeta voi eravate già decollati. Non ho mai capito come facevi a scomparire nel nulla una volta che salpavi. Anyway...rubammo due Avenger alla base di Goldera; una la smantellammo per rivenderla e con i soldi acquistammo due Firefly. Le abbiamo armate. Ed abbiamo ripreso a fare la guerra sul confine. Gli alleati che si arrendevano venivano abbordati e fucilati, quelli che non si arrendevano esplodevano nello spazio. Ciò che si vendeva a Safeport ci garantiva autonomia nello spazio e quattrini per comprare medicinali.
Per qualche attimo sento gli occhi lucidi, orgoglio e rispetto per quel ragazzo che è diventato uomo. Che si è fatto strada da solo e senza imboccare la strada facile della pirateria. Rex non si vanta, neppure suo padre si vantava mai.
"L'Ammiraglio Renshaw ci ha trovati e ci ha arruolati. E mi ha dato il grado di Ammiraglio. Quando ti hanno arrestato la prima volta ed il tuo nome è finito sulla rete cortex avevo intenzione di venirti a prendere, ma dannazione...stai con Rooster. Chi non vorrebbe essere nell'equipaggio di Rooster.."
E senza motivo mi rifila un pugno alla spalla. Altra risata. Altre boccate di fumo.
 "Ed eccoci qua Rex: a fare di nuovo la guerra su Bullfinch. Voi restate in aria giusto?"
"Aye. Noi restiamo nello spazio. Quando finirà lì se il Comando ci manderà a terra, ci rivedremo a terra Wright."
Il resto della discussione procede lenta, leggera. Due fratelli rimasti lontani anni. Io ho una moglie ed un figlio. Mi ha mandato a fanculo perchè credeva che lo stessi prendendo per il culo. Poi alla fine se n'è convinto.
"Tieniti stretta la pellaccia Wright. Il tuo piccoletto ha bisogno di un padre."
"E tu tieniti stretta la tua, McAllister. Io a Greenfield per seppellirti non posso venirci."
Lui esce fuori dal saloon, io lo seguo fuori per poi seguirlo con lo sguardo finchè non prendono i cavalli e si allontanano.
"Blood Traders."
Ripasso a mente il nome della sua cellula.

giovedì 11 aprile 2013

Chi dorme è perduto

Non dormo da un'eternità.
Nonostante i turni di cinque ore che ci scambiamo io ed Harry, perdo il sonno ad intervalli di una o due ore. Controllare che tutto prosegua bene, controllare che la rotta sia giusta.
"Hai bisogno di dormire Red."
"Ho dormito abbastanza."
"Ci sono i sonniferi nella sickbay; allungateli con un bicchiere di vodka."
Ci rifletto: non tocco alcool da secoli.
"Siamo vicini al border, Harry. Non posso calarmi quella roba."
"Devi riposare."
"Cambio di turni Harry. Ci scambiamo la plancia tra cinque ore."
"Red devi..."
"Non discutere."
"Sei una testa di cazzo, Wright. Sei una grandissima testa di cazzo quando non ragioni."
Lui va via ma non lo guardo; mi metto semplicemente ai sensori avanzati della Dick Frick ed osservo i dati vuoti dello spazio nero che ci circondano. Crollare a terra con una bottiglia di rum, per ore. Non è questo il mio ruolo. Jack è lì, col polmone bucato e con una gambe oltre il velo. John e Schmidt che riempirebbero di tritolo i culi di ogni fottuto vaccaro del Black Oak ed Hale da solo a badare che non facciano cazzate. Ed nell'Almost Home con Sharpe. Solo due piloti. Riposare...riposerò quando sarà il momento. Siamo in guerra: in guerra si dorme con un occhio aperto e con il fucile in braccio; con le orecchie tese ad aspettarsi il fischio di un siluro da un momento all'altro. Chi dorme è perduto. Chi si distrae è perso e chi non si guarda le spalle è morto. Ed ho ancora troppi motivi per non crepare.

Bisogna trovare una fottuta rotta più rapida per raggiungere Greenfield. Posso sempre contare sul tabacco e sul caffè però.

sabato 13 ottobre 2012

Soldier

La guerra civile ha riempito il cimitero di Timisoara di altri duecento corpi.
C'era tutta la cittadina ad assistere alle celebrazioni, persino Taylor, Hesker ed Erik Rose.
Io me ne sono stato in fondo al cimitero, commemorando i duecento browncoat che sono ancora caduti per una guerra fraticida.
La guerra civile è finita, possiamo ripartire da Bullfinch. Jack ed Eir usciranno presto, resteranno un giorno in più sul pianeta.
Bolton ha riempito la nave di trizio e provviste. Resteremo in volo a lungo.
A Safeport mi aspetta il Kappa due mentre a Saint Andrew c'è Eolen.

E' ottobre sul pianeta ghiacciato, la neve ha già riempito la zona boreale del pianeta da diverse settimane. Mi ha accolto nuovamente la bufera di neve come un abbraccio materno: fitto e imponente. Sono costretto ad atterrare a Flame, per non dover rischiare di ritrovarmi la nave bloccata dalla neve. L'equipaggio alloggia a Le Tre Botti, io vado da lei ed il tempo per dormire è stato poco.
In mattinata la tormenta s'è placata ed al sorgere del sole la gente è in fermento, muovendosi per caricare gli ultimi quintali di legname utile per l'inverno, quando il gelo del Saint diventa il nemico peggiore su quel pianeta. Io salgo fino ad Icewolf, dalla mia famiglia. Molti degli abitanti si sono trasferiti a Flame a causa dell'inverno e degli animali selvatici incattiviti. Ma la mia famiglia no. Resto due giorni per aiutarli, con le provviste, con il legname. Ho trasportato un pò di roba da Bullfinch, dovrebbe aiutarli.
Frìda lavora per una industria farmaceutica di Richleaf, pare che abbia trovato una nave da guidare e dei carichi da trasportare. Sta mettendo su un bel pò di soldi per acquistare una nave sua; pare abbia preso davvero sul serio l'idea di diventare migliore di suo cugino.

Ho avuto molto tempo per parlare con Eolen, riguardo noi, riguardo il futuro.
Ed è stata una cerimonia privata, per un certo senso segreta. Non voglio che la voce arrivi a qualche Corer, o a qualche Contractors stanziato sul mio pianeta per via dell'Hunter's League. Non la voglio ficcare nei casini.
Abbiamo giurato davanti a Frigg ed abbiamo bevuto dalla stessa coppa uno strano infuso. Ah boh...i matrimoni li fanno così, ma non ho mai capito cosa il sacerdote faccia per creare quell'orrenda brodaglia. Poi abbiamo cacciato insieme, tutta la notte. Niente festeggiamenti, non abbiamo detto niente a nessuno. Mi ha ascoltato, sa che se ho deciso così ho i miei motivi.

Due giorni e due notti, poi con la Dick Frick siamo ripartiti. Tornare a casa due giorni ogni trenta, se tutto va bene. Ma sono un soldato ed è giusto che sia così.

lunedì 24 settembre 2012

La resa è il tradimento.

"Per questa volta ti è andata bene Red, ma la prossima volta evitate di fare gli stronzi solo in due."
Bolton sembra mia madre quando si impegna. Però ha ragione. Sembrava che fosse di nuovo tutto come anni fa, in guerra. I Marines e gli Indipendentisti. Ma questa volta c'erano solo fottuti mercenari pagati per far scorrere sangue.
E poi i fucili, le granate, il fuoco, le esplosioni. I cadaveri.
Non ci abitua mai a tutto questo; muoversi sul filo del rasoio rischiando la pelle ogni volta che si sente il tuono dei fucili che fanno fuoco. Non ci si abitua mai del tutto; eppure per noi sembra quasi normale.
Zoya è brava. E' stata un Phantom ma Jack sembra fidrasi abbastanza per averla portata qui sù con noi. Potrebbe essere un buon acquisto per i Diavoli. Potrebbe.
Ammaccature, graffi e ferite di poco conto. Tutta roba che in un paio di giorni non lasceranno neppure cicatrici evidenti. Nulla in grado di fermarci per continuare a fare il nostro dovere su questo pianeta. Non arriveranno i Marines, ma se lo faranno, non renderanno Bullfinch come Shijie o Shadetrack.

Ho bevuto alla salute dei compagni browncoat caduti oggi, ieri o l'altro ieri; di quale fazione dei Rose non importa. Sessantanove fino ad ora. Settanta uomini che ci tengono d'occhio e che si aspettano grandi cose da quelli come noi che sono ancora vivi. I milioni di altri compagni, morti durante la guerra, che si aspettano che le loro famiglie ancora su questo 'Verse abbiamo l'agnoniata indipendenza e libertà.

Non li possiamo deludere. Non possiamo tradirli. Arrendersi significa tradire.

E la guerra non aspetta gli uomini, perciò meglio che torni di sotto, sulla strada, a vegliare che la cittadininanza dorma un'altra fottutissima notte, tranquilla.

martedì 31 luglio 2012

La bella Duchessa

Le volpi di Bullfinch non sono per niente male. Mi ricordavo che avessero carne più dura. E l'acqua di qualche ruscello è gelida al punto giusto. Il sole sorge e non riesco a prendere sonno.
Si potrebbe optare per passare sulla rotta dei bovini o magari deviando sulla tratta degli schiavi. Una qualche tratto simile a queste, sicuramente sicure. Se poi si fanno vivi quelli dalla M.D.C. allora in dieci minuti la tratta è fatta.

I Cimiteri delle navi. Per gli Dei. Non ci ripensavo da una vita, dai tempi del contrabbando. Mi sento anche i peli del culo dritti. Tutte le storie sentite tra gli ubriaconi in giro per il 'Verse. Nelle migliori bettole maleodoranti del 'Rim.
"Io ci sono stato lì, ai confini del 'Verse, in uno dei cimiteri...mooolti anni...hick!...fa."
Si faceva chiamare Draco, ma probabile che avesse un qualche nome russo considerata l'accento tanto evidente quanto la puzza di vodka che sputava fuori ogni volta che apriva bocca. Una gamba di legno, una benda su un occhio, un braccio mozzato. Barba bianca fino all'inguine ed un paio di denti d'oro (patacche).
"Sei solo un vecchio cazzaro che ha perso le zampe lavorando in miniera!"
Gli urlano dietro altri tipi dall'aria burbera e poco raccomandabile. Draco insiste.
"Io ero un corsaro branco di sbarbatelli. Ho solcato i cinque mari e sono anche stato oltre i confini del 'Verse conosciuto!"
Ma inutilmente il vecchio suscitava solo l'ilarità e le risate della gente. Sarà che forse ero un ragazzotto di poco più di vent'anni, ma quelle storie le trovavo interessanti. Forse gli credevo anche al vecchio. Un pò di vodka ed il vecchio mi comincia a raccontare la storia della sua vita. Donne, duelli all'ultimo sangue, la sua flotta di cinque Wyoming e la sua nave ammiraglia di nome Fort Second ispirato a chissà quale storia di guerra. Ma a me interessavano i cimiteri.
"Non è posto per sbarbatelli, forse neanche per barbatelli. Non con la Duchessa a piede libero."
Lo guardo, sgrano gli occhi ed è evidente che non capisca.
"La Duchessa Senza Volto, ragazzo."
Chiedo spiegazioni e così comincia a raccontare.
"Prima che ci fosse il 'Verse conosciuto e tutta questa rivalità tra i sistemi...se non mi sono rimbambito si tratta della seconda colonizzazione, quando ricominciò l'espansione dal Core al 'Rim. Tra le navi in esplorazione, un'ammiraglia era governata da una delle più belle donne che il vecchio 'Verse aveva potuto conoscere. Scomparso il marito nello spazio, decise di partire alla ricerca dell'amato. L'oscurità e lo sconforto tuttavia cominciarono a logorare la giovane donna ed insieme agli anni perse anche il senno. Rifiutandosi di atterrare e fare rifornimento, sedusse e addormentò con qualche veleno il suo equpaggio che venne poi utilizzato come carburante per la nave. Tanto fu l'orrore nel Cosmo che questa scelleratezza venne punita. La nave divenne invisibile così che se anche avesse ritrovato il marito, questo non l'avrebbe mai vista. Ed inoltre fu condannata a vagare per sempre solo nei cimiteri delle navi, così che se avesse ritrovato l'amato, sarebbe stato solo da cadavere. "
Sento tutt'ora un brivido lungo la schiena nel ripensare a questa leggenda. Ma non finiva così.
"Molti, anche io, hanno sentito la Duchessa, poichè non la si può vedere, impossibile anche che venga segnalata da potenti sensori. Prima si sentiranno dei canti, quasi ammaliani, poi comincerà un pianto disperato. Poi si verrà lookati. A quel punto si può solo scappare e sperare che si sia scelta la direzione giusta e di avere sufficiente carburante per scappare. La Duchessa cerca ancora il suo amato e finchè non lo trova, continuerà ad alimentare la sua nave con i cadaveri dei naviganti."
Prendo l'armonicada dentro la camicia; me la rigiro tra le mani. Un paio di coordinate scritte sul retro.
"Io sono vecchio ed inutile. Se pensi che la pelle valga più di qualunque ricchezza, suonaci con questa armonica, ti porterà fortuna. Altrimenti, sul retro...e la Duchessa."
Non credo di avere abbastanza fegato dal scoprire cosa ci sia alle coordinate segnate dal vecchio Draco. Nonostante la guerra e nonostante tutto, credo che non avrei ancora le palle di scendere lì sotto, in qualche angolo del 'Verse e scorprire se il vecchio si sia preso burle di me o se mi avesse fatto un regalo per averlo ascoltato, forse il primo e l'unico, dalla prima all'ultima parola.
Certo è che la Duchessa dovrà aspettare ancora prima di bruciarmi in un reattore.