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giovedì 26 settembre 2013

Shotgun is armed

Con l'arresto di Black ho tenuto fede alla mia promessa.
Sono mancato per mesi da Bullfinch e dal 3rd Array, dal mio equipaggio.
Quando l'Ammiraglio McAllister del 7th ha saputo che ho spinto la Leviathan fuori dalle grinfie di una flotta di cinque navi Marauders, ha subito chiesto al Capitano Rooster di avermi per qualche tempo, così da sgominare una banda di pirati spaziali particolarmente ostici. 
Ottimo modo per essere messo di stanza a Saint Andrew, controllare che nessuno della ciurma di Black lo facesse evadere ed infine, ma non meno importante, stare con la mia famiglia. L'inverno stava arrivando, così come la guerra: avevo delle ultime cose da fare.

"Rognvaldr Primo Ufficiale della Flotta confederata. Stai facendo carriera!"
Le braccia di Jorfag hanno la particolare abilità di stritolare tutto quello che toccano.
La sua locanda, le Tre Botti, è probabilmente la locanda di Flame maggiormente frequentata dai Soldati indipendentisti, data la chiara e mai nascosta simpatia per i browncoat.
"Sono passato spesso a trovare la tua signora e il marmocchietto. T'assomiglia sempre più lo sai?"
"Forse anche troppo. Ha detto che vuole venire con me a fare la guerra, così da guardami le chiappe."
Scoppiamo a ridere per molti secondi, prima di far calare tra noi un lungo silenzio ammazzato dalla birra che viene scolata sorso dopo sorso.
"Non mi piace."
"E a chi piace?"
"Dico sul serio, Jorfag, non mi piace. Frìda è entrata nel settimo a mia insaputa: l'ho saputo solo quando me la sono ritrovata di fianco ora!"
"Non mi pare che tu abbia dovuto chiedere a qualcuno il permesso di fare il soldato, perchè lei avrebbe dovuto."
"Perchè..."
"Smettila di essere...come lo chiamano i Corers? Apprensivo? Si apprensivo! Smettila di essere apprensivo nei suoi confronti. Neanche mia nonna era così apprensiva. Che termine di merda, apprensivo."
E per farmi star zitto, riempie di nuovo il boccale di nuova birra; solo poi continua. 
"Sa badare a sè stessa. E' molto più sveglia di te. Vedrai."
No, non sono convinto. Jorfag lo sa. Ma entrambi sappiamo che siamo gente testarda e cocciuta, difficile da far ragionare.
"Senti un pò piccoletto. Sai chi è tonata dal mondo dei morti dopo cinque anni?"
"Finiscila di dire stronzate."
"Eolen non te ne ha parlato?"
"Oh dannazione Jorfag. Mi si stanno allungando i peli del culo. Avanti, sputa!"
"Sheena."
Annuisce col capo lui, a voler dare più enfasi alle sue parole. Io di rimando resto gelato e confuso. No, non lo sapevo. E non ho bisogno di rispondere al bisonte biondo che ho di fronte. Solo un
"Dei..."
e' quello che esce dalla mia bocca. Un'altra birra è l'unico medicinale che sarebbe in grado di anestetizzare la valanga di emozioni e sentimenti che si accalcano nella mia testa. Confusione assoluta. 
"Ed aveva anche i gingilli di voi soldati. Quarto Array se non sbaglio. E' quello di Safeport, Right?"
"Right."
Il proiettile scivola nella canna. Il cane è armato.

mercoledì 14 agosto 2013

Peace of Mind

Ho chiuso personalmente Black ed i suoi bastardi nelle celle del penitenziario della Water Valley: non vedranno altro che neve e neve nera di Vulcano quei bastardi per i prossimi mille anni.

Rooster mi ha firmato il permesso, consegnato direttamente alla base del Nono Array a Flame. Mi lasciano uno shuttle, per rientrare rapidamente, con un ricevitore più potente del segnale cortex, qualora ci fosse bisogno di contattarmi.

Ad agosto la neve di Icewolf a malapena scricchiola sotto gli anfibi.
La gente ha già ammucchiato le prime due pile di legname in vista dell'inverno; a casa nostra le pile di legname sono state ammucchiate alte già da diversi mese. In un'altra settimana potrò ammucchiarne dell'altra.

L'ultima volta che avevo messo piede a casa Polaris non faceva parte della Confederazione ed il browncoat era solo un vecchio polveroso pezzo di stoffa; adesso ho i gradi dell'Esercito. Wolf scodinzola vicino al camino, abbaia rumorosamente quando metto piede dentro casa; Lynx mi guarda con indifferenza, tornando a dormire sopra un'asse di legno della parete.

Il Browncoat l'appendo su qualche chiodo senza troppa cura, però resta appeso.
Mi prendo qualche minuto per guardare il grande salone di quell'abitazione bassa, di un solo piano ed una grande dispensa seminterrata. Il sole non è ancora calato e non c'è nessuno. Mi riscaldo vicino al camino, guardando Wolf che scodinzola aspettando le coccole. La sigaretta, l'ultima da Bullfinch, fumata piano.
Calma e Pace. Il Browncoat.
Polaris è indipendente, Saint Andrew è indipendente. La mia gente, mio figlio, sono liberi.
Se mi ritiro adesso nessuno potrà biasimarmi. Ho fatto il mio dovere.
Il Browncoat.
Il foro in faccia a Bolivar.
Jack in mano ai Pirati.
Ragazzini come John e Cortes.

Non riesco a smettere. Si può smettere di fumare buttando la cicca nel caminetto. Non si può smettere di combattere buttando il fucile nello sgabuzzino.


"Daddy, quando tornano i Browcop."
Eolen e Hust rientrano al calare del sole, dal villaggio vicino. Olvir gioca con la mia barba, che per poco non me la spelacchia tutta.
"Presto boy. Adesso hanno tanto da fare. Siamo diventati liberi."
"Tu e Jack avete preso a calci i Culi Blu. Mummy dice che Jack prende a calci i Culi Blu più meglio di te."
"'Meglio' Hust! 'Meglio', non 'più meglio'!"
Eolen di tanto in tanto lo corregge, negli strafalcioni del piccoletto. 
"Mummy bacchettona!"
Me lo confida a voce bassa, ma non abbastanza bassa da non farsi sentire anche da Eolen, che sorride. 
"Marmocchio insolente."
Noi due invece ridiamo.
Mi chiede di raccontagli delle nuove storie. Glie le racconto. Lynx fa le fusa sulle gambe del piccolino: non so come faccia quel gatto ad aver assunto le dimensioni di un cuscino.
Gli racconto della nave spaziale con un forno a legna a posto del timone; dei farabutti che volevano affondare la Leviathan con una flotta di piccole navi. Gli racconto di Cortes che non sa contare. Alla fine Olvir si addormenta. Lo sistemo a letto.
"Hai qualcosa da proporre per il resto della serata, Signora Wright?!"
"Hust sta dormendo..."
"E allora facciamo piano. Noi abbiamo del lavoro arretrato."
La prima notte passa leggera, così come le notti a seguire.
Olvir si taglia un dito mentre gli faccio vedere i miei coltelli, oppure gli sbatte la corda dell'arco sul naso. All'inizio piange, poi mi guarda angustiato, ma poi ritorna sorridente. Eolen dice che è ancora piccolo e forse ha ragione.

E' pesante il Browncoat e sono pesanti i saluti.
Quando torno a Flame con lo Shuttle non mi viene segnalato nulla, se non la presenza della Leviathan e di Bolton, venuto a riprendersi il suo migliore amico di sventure.


Hale e Mundor catturati.
Flame e Timisoara bombardati.
Sono già in volo quando mi arrivano le notizie.
Sono sicuro che loro non erano a Flame...non avrebbero avuto nessun motivo di essere a Flame.

giovedì 25 luglio 2013

Sentence

Una volta al mese mio padre viaggiava verso Winter, per vendere molte delle pelli e delle vesti confezionati nel capanno. Ed insieme a lui anche altri uomini di Icewolf o della Wolfwall. Era un viaggio lungo, di molti giorni tra andata e ritorno, e viaggiare da soli significava essere derubati da briganti o assaliti dalle belve. Venti carri e venti villaggi. Sembravamo renne durante la migrazione estiva. L'inverno stava arrivando, ma le strade erano ancora percorribili. Penso che avevo si e no dieci anni, forse anche di meno.
"Perchè non è venuto anche Bjorg, Dad?"
"Tuo zio Back ha detto che è ancora troppo piccolo."
"Per andare a Winter?"
"No. Per vedere giustiziare un uomo."
"Anche Mum è troppo piccola?"
Strappo una fragorosa risata da mio padre. Mi accarezza la testa velocemente. Poi decide di togliermi da sopra il cavallo da tiro del carretto per mettermi a terra.
"A lei queste cose non piaccio. Và a giocare con gli altri bambini, che il viaggio è lungo."
Io conoscevo solo Gwen, che nonostante fosse più piccola di me di un paio d'anni forse, aveva insistito per accompagnare il padre durante quella traversata continentale. Menava forte anche da ragazzina quella brunetta! Ma nonostante la schiera di uomini tra quei carri, non si contavano più di cinque o sei ragazzini.

Il viaggio quella volta era sembrato interminabile. Noioso se non fosse stato per qualche lupo o orso che decideva di assaltare i carri, affamati. Di briganti neppure l'ombra. Quando arrivammo a Winter i cavalli erano esausti. Qualcuno li spostò nelle stalle a pagamento, mentre altri si occuparono delle pelli da vendere ai vari mercanti. Mio padre e Fastarr Kregh svuotarono il carretto di pelli per riempirlo di latte principalmente, o qualche altro bene che ad Icewolf non riuscivamo a procurarci. Io e Gwen invece girammo a zonzo per Winter, incuriositi ed affascinati da quella grande cittadina, mai visitata prima. Gente diversa, avvolta da pellicce brune e non grigiastre, con capelli bruni o rossicci mentre i capelli color grano sono molto meno numerosi rispetto alla Vallata.
"Qui è tutto storto..."
Gwen annuisce. Mi tocca i capelli e poi i suoi: noi due i capelli biondi non ce l'abbiamo mai avuti. Ma poi aggiunge sorridente.
"Che significa ciustiziare?"
"Eh...significa che fanno giustizia, Gwen."
Faccio spallucce. Saltello su una pietra e mi vado a sedere sul bordo di un grande pozzo di pietra. Aiuto Gwen a salire e sedersi.
"Non finite dentro quel pozzo ragazzine, che poi finite che vi spaccate la testa."
La voce che tuona appartiene ad un uomo non troppo alto, meno della maggior parte della popolazione; capelli color rosso fuoco, lunghi e tenuti in ordine da un paio di piccole trecce; la barba che gli nasconde completamente il collo.
"Non sono una ragazzina!"
Lo guardo storto, strizzo il naso.
"Barba Rossa, che significa ciustiziare?"
Gwen sfacciatamente rimette avanti i suoi dubbi, per nulla soddisfatta della mia spiegazione.
"Piccoletta, domani mattina fanno Giustizia. Decapitano un uomo che ruba pelli ed uccide la gente. Era ora che facessero pulizia!"
Lo sconosciuto si allontana, Gwen mi guarda e mi fa una sonora pernacchia.
"Pulisia, Rognvaldr. Ciustiziare significa far pulisia."
Annuisco, convinto delle parole dello sconosciuto e della pernacchia di Gwen. Probabilmente saremmo andati ad importunare qualcun'altro se non fosse stato che mio padre ci afferrasse ambedue per il cappuccio del copriabito imbottito e ci trascinasse come due sacchetti sgonfi in direzione della locanda. Il sole stava calando.

White Tiger mi sembrava immensa, paragonabile alla Grande Casa di Icewolf. ma la gente non se ne stava seduta a fare discorsi seri, piuttosto cantavano, ballavano, mangiavano e bevevano. Lascio la pelliccia a Dad e mi avvicino al grande focolare; Gwen si fa staccare una zampa dalla volpe, io mi accanisco sulla testa. Tiro due, tre, quattro volte. Solo quando tra le risate goliardiche dei più grandi uno di loro me la stacca e me la mette in mano, con un broncio lungo un metro, comincia a divorarla. Per tutta la sera sento parlare di questa esecuzione pubblica, della decapitazione del farabutto. Ritorno da mio padre per chiedere, ma il tizio dalla barba rossa è lì che parla con lui. Lo guardo storto.
"Dovresti scendere più spesso, Abjorn. Per tutti gli Dei...dalle vostre parti non ci sarà neppure la birra!"
Sembrano vecchi amici, ridono, si danno pugni sul petto. Dad mi guarda.
"Non è un viaggio breve, Thorig, lo sai. E poi..."
"E poi ora hai una famiglia. Si si. Ma ehi! Chi è la ragazzina!"
"Sono Rognvaldr e non sono una ragazzina, Pelliccia rossa!"
L'uomo si piega sulle ginocchia, mi da una scompigliata di capelli ed io mi appendo sgraziatamente al braccio dell'uomo, nel tentativo di buttarlo a terra. Intorno a noi la gente ride divertita; persino mio padre e Thorig ride. Quest'ultimo mi da una pacca sulla spalla - amichevole ma pesante.
"D'accordo sbarbatello, non sei una ragazzina!"
Altro broncio. Do le spalle al tizio e mi isso sullo sgabello al bancone salendo solo al secondo tentativo. Per me niente birra, troppo piccolo. Latte di foca o di balena. 
Non ci mettiamo a dormire tardi, ma per tutta la notte continuo a pensare all'esecuzione. Non so neanche cosa significhi esecuzione. Prendo sonno che è tardi.

All'alba siamo già svegli, con le pelli addosso a coprire dalla brina gelida mettutina. Quando scendiamo in piazza questa pullula di gente, piena degli Hjorleif giunti dai villaggi vicini per assistere all'esecuzione. Mio padre deve prendermi in braccio e sistemarmi sulle sue spalle per permettermi di vedere il patibolo di pietra in fondo alla piazza.
"Dad, che significa dacapitolare?"
"Decapitare, Red. Significa che gli tagliano la testa.
"E fa male?"
"No. Non sentirà niente."
Mio padre riesce ad essere convincente tanto che io annuisco convinto.
"Se non vuoi vedere, non farlo."
Faccio spallucce. Non farà male.
Il primo a salire sul patibolo è un uomo alto, postura rigida e marziale. Capelli castani e lunghi fino alle spalle, una barba corta che gli riempiva il viso. Dalle spalle, avvolte dalla pelle di un orso bruno scendeva un mantello nero ed imbottito, così come neri erano tutte le vesti che si portava dietro.
"Chi è Dad?"
"Lui è Edmund Skar. Signore di Winter."
Lo seguo con attenzione, prima di spostare lo sguardo sull'uomo incatenato accompagnato sul patibolo dalle due guardie cittadine. Non ricordo precisamente la sua fisionomia, però ricordo che era biondo anche lui, sbarbato. Lo fanno inginocchiare davanti al ceppo logoro e mai pulito del tutto dal sangue delle varie esecuzioni.
"Mercer Grey, quest'oggi sei qui per pagare i tuoi crimini. Furto ed aggressione. Omicidio. E prima che anche il Grande Padre ti giudichi, hai diritto alle tue ultime parole."
Il condannato scrolla le spalle, come a scacciare da il braccio di una delle guardie.
"Facciamola finita!"
Il capo gli viene chinato sul ceppo ed Edmund prende nuovamente parola.
"In nome di Fredrik Eriksen, Governatore di Saint Andrew, io, Edmund Skar, Signore di Winter e Membro del Consiglio dei Sei, ti condanno a morte."
E dopo aver pronunciato la sentenza, sfodera una lunga e pesante spada a due mani, lunga quasi quanto è alto quello stesso uomo che l'impugna. Ma non fa fatica a sollevare quell'arma sopra la propria testa. Sono pochi secondi, veloci e fluidi: l'arma vien fatta cadere sul collo del condannato tranciando di netto il capo dello stesso. Fiotti di sangue e quel capo che rotola sul patibolo come una sfera vuota. Non distolgo lo sguardo dalla scena, metabolizzando la sequenza velocemente. Mio padre mi rimette a terra, poi si piega sulle ginocchia per potermi guardare negli occhi.
"Ricorda sempre, ragazzo mio, che rubare ai propri fratelli è un atto scellerato. Non importa cosa e non importa come. Così come il tradimento o abbandonare chi ha riposto fiducia in te. Questo gli Dei non lo perdonano, e nemmeno gli uomini."
Io annuisco nuovamente, poi lui mi scompiglia i capelli. Mi da una breve spinta, per rimettermi in moto. E' inutile il tentativo di cercare sul patibolo Skar, che nel frattempo sembra essersi volatilizzato. Poche ore dopo siamo nuovamente in viaggio, di ritorno ad Icewolf. Di nuovo una lunga e stancante traversata.

- Ritratto di Edmund Skar - Grande Casa di Winter - Marzo 2488 -

martedì 11 giugno 2013

Pappà

E' tutto finito. Sono fuori.
Ed ora viaggiamo verso Saint Andrew, prima di sbarcare a Bullfinch. Jack ha voluto che tutti andassero sul mio pianeta appena ha saputo che ho un figlio. Già un figlio. Stento a crederci.

Parte dell'equipaggio resta con la Almost Home a Flame, per fare rifornimento.
Un paio di alte jeep, ideali contro la neve, ci aspettano con Bolton.
"Il Capitano mi ha raccontato. Gli Dei ti vogliono bene."
"Questa volta non c'entrano gli dei. Devo la vita a quel fottuto corer...che Thor mi fulmini!"
Entrati nel villaggio qualcuno dalle finestre di Icewolf ci guarda. Di solito usiamo i cani e le slitte. Ma sta volta facciamo un'eccezione. Scendo dalla jeep, il tempo di poggiare i piedi a terra che Wolf, il mio husky grigio, mi gratta con la zampa sul pantalone. Non mi salta addosso, invecchiatosi anche lui. L'accarezzo e lui mi lecca il collo.
"Rognvaldr!"
Urla Mundur Manto Rosso, quando spunta fuori dalla Grande Casa del villaggio. Maestoso e riempito di pelli nere, dei lupi neri. Scarsi due metri d'altezza per un quintale e mezzo di muscolatura. Dietro la schiena un'ascia bipenne da guerra.
"Io lo sapevo che non saresti mai caduto a Fargate. Ci avrei scommesso le palle con tutto il cazzo! Però ti sei dimagrito, Rognvaldr! Stasera tu ed i tuoi..."
Guarda Jack, Sam, Klaus, Sundance. Li squadra dalla testa ai piedi più volte.
"Sono i miei compagni Mundur. Non è possibile che ti ricordi solo di quel guercio di Bolton!"
Mundur scoppia a ridere. Mi da una pacca possente sulla spalla e poi ruggisce.
"Stasera tutta la popolazione di Icewolf mangerà alla Grande Casa. Festa per tutti. Un nostro Fratello è vivo e abbisogna delle nostre canzoni!"
E solo quando finisce di ululare come un orso bianco mi guarda di nuovo dall'alto.
"Ora vai a trovare il tuo marmocchietto biondo, Wright."
Ed infatti tornando a guardare la porta la vedo, Eolen, in piedi ed in lacrime con in braccio un marmocchietto biondo di poco più di un anno. La guardo a quei pochi metri. Guardo mio figlio in uno strano stato di esitazione. Respiri profondi prima di avvicinarmi e zoppicare. Raggiungerla e stringerla a me. Il bimbetto ci guarda incuriosito. Un sorrisetto sulle labbra.
"Pappà?"
L'interrogazione è leggera, poco percepibile. Scoppiamo a ridere.
"Si è papà, Olvir."
Eolen lo prende meglio in braccio e mi fa cenno di prenderlo. Ecco, questa roba non me l'hanno mai spiegato.
"Pappà tonto."
Olvir agita le manine, ansioso di essere preso in braccio. E' intelligente, Eolen gli avrà parlato di me. Inspiro a fondo e lo prendo. Faccio attenzione. Sento gli occhi inquisitori, sguardi che urlano se cade ti pesto di Eolen ma anche di Jack. Ma alla fine nonostante tutto ce la faccio. Lo prendo in braccio, un bacio sulla fronte.
"Pappà ha viso pizzicoso!"
"Papà ha un regalo per te, Hust Olvir."
Lo chiamo in ambo i modi, dovrà abituarsi. Metto il piccolino di nuovo in braccio ad Eolen e vado a prendere il micio. Torno poi verso la porta e sollevo il micetto ad Olvir.
"Lynx, Olvir. Si chiama Lynx."
"Fizz."
"Pure Fizz va bene. E' un gatto e ti terrà compagnia. Wolf sta diventando vecchio e quindi in tre vi guardate le chiappe...cioè, spalle...tra voi. Right, Olvir?"
"Guardiamo chiappe! Guardiamo chiappe!"
Scompiglio i capelli al biondino. Un altro bacio sulla fronte. Poi lascio il micetto a terra lasciando che se ne vada dentro da qualche parte.
Ho ancora del tempo per stare con mio figlio prima di andare alla Grande Casa. Gli racconterò di come la neve era scesa per la prima volta su Icewolf, quando tutto era nero e poi divenne bianco grazie alle lacrime di Frigg. Eolen se ne sta zitta e ci guarda, ci ascolta. Sorride. E' bello avere una famiglia.

venerdì 31 maggio 2013

Son of the Winter

"Dimmi che non stai anche tu su Horyzon..."
La notizia della bomba su Horyzon si è diffusa anche nei pianeti più esterni e periferiferici. Eolen appena ha saputo la notizia non ha aspettato a contattarmi. Attraverso il cortex potrebbe sembrare anche meno preoccupata di quanto non lo sia realmente.
"I fuochi d'artificio volevo guardarli in diretta ma, da una prigione non sarebbe stata la stessa cosa. No, sto su Safeport, al solito."
Lei sospira, si stropiccia gli occhi.
"Voi non c'entrate niente?"
Resto in silenzio. Il tempo di accendermi una sigaretta.
"No."
Non sono mai stato bravo a mentirle. Ma lei lo capisce ugualmente che sto mentendo. E' palesemente nervosa e preoccupata.
"Dovresti tornare ad Icewolf."
"Che succede? Ci sono problemi?"
"Nessuno. E' solo che...sai..."
Lei balbetta, non sa che dire. Io le sorrido.
"Avanti. Mi sembri una corer quando fai così. Non ti sarai rammollita tutta in una volta?"
Eolen la conobbi molti anni prima, dopo la guerra, quando decisi di rimettere mano alla Dick Frick con Bolton. La guerra era finita e l'egemonia dell'Alleanza aveva allungato la mano ovunque. L'esercito Indipendentista disperso o arreso, e quelli come noi non avrebbero mai accettato di lavorare con quelli contro i quali avevamo combattuto. Una nave significava libertà; accettare liberamente quali lavori fare e dove farli. Restare lontano dalla mano dell'Unione Anglo-Cinese.
"Rognvaldr devi finire di guardarle il culo. Non fa per te quella ragazza; non se non metti la testa a posto."
Giù a Flame Jorfag aveva comprato una bettola e l'aveva rimesso a nuovo: Le Tre Botti. Jorfag era stato bandito dal Monte Agnar per la sua amicizia con mio padre, per aver socializzato con la gente di Icewolf. Acquistò il mio capanno di caccia quando decisi di girare per il 'Verse, restando ad Icewolf finchè suo figlio finchè non si arruolò per combattere la guerra. Difese Wolfwall ma non si ritirò, continuando a colpire i soldati durante la loro ritirata. Li seguì fino a Winter anticipandoli di qualche giorno per avvisare la popolazione locale dell'immente arrivo delle truppe nemiche. Ma la gente decise di combattere e la battaglia costò la vita a molta di quella gente. Quando Flame cadde, e la guerra finì lasciandolo privo del suo unico figlio, decise di restare nella capitale e di mettere sù quell'osteria.
"Credo di esserci andato a caccia insieme diverse volte. Possibile?"
"Possibile: è di Winter."
Winter era conosciuta per gli ottimi cacciatori e per le ottime doti mediche delle vecchie che stavano in quel villaggio. Non aveva nulla da invidiare a Flame, ad eccezione di uno spazioporto adeguato.
"I Familiari sono tutti morti, quando è sbarcata l'Alleanza. L'ho tirata fuori da quell'inferno e me la sono portata dietro. Mi ha dato una mano con la baracca."
Continuavo a guardarla, lei non mi badava intenta a servire ai tavoli. Attirava tanti sguardi. Poi all'improvviso mi guarda ed io divento paonazzo come sempre. Balbetto e allontano lo sguardo.
"E se mettessi la testa a posto Jorfag? Mi daresti il permesso?"
"Se la finisci di andare a puttane si. Vi voglio bene come figli, mi riempireste d'orgoglio. Ammesso che tu gli vada a genio. E che cazzo Rognvaldr! Finiscila di arrossire come una femminuccia. Non sarà per caso la tua prima donna!?"
Non mi torna qualcosa però. La guardo attentamente ma la linea è disturbata. Affilo lo sguardo.
"Stai facendo una copertina per Cecilia?"
"Veramente è per..."
La linea è disturbata.
"Ti sto perdendo..."
"Per tu...lio..."
La linea cade, la connessione si perde. Forse ho capito male. Avrò capito sicuramente male.

giovedì 30 maggio 2013

Civiltà

La Wyoming di Frìda atterra poco distante da dove è stata ancorata l'Almost Home e con un'abilità tale che quasi non mi stupisce. Sorrido: un Wright al timone si riconosce. La nave è tenuta bene, con tanto di corazza ablativa, booster; mia cugina ricordo che mi aveva accennato ad un computer per eludere i siluri. Credo che se la stia passando meglio di quanto mi aspettassi.
"Mi spieghi come diavolo fai a tenere il Browncot con questo dannato caldo, Rognvaldr?"
"E tu da quando porti la gonna?"
"Devo fare scalo su Victory, cugino. Lì le donne con i pantaloni non è che vengano viste tanto bene."
E' un pilota navigato; giovane, ma navigato. Perlomeno mi ha ascoltato quando le davo tutte quelle dritte su come tenere in orbita quelle bagnarole.

Pranziamo velocemente e mentre io aiuto Frìda a caricare delle casse nella sua nave, gli altri proseguono con gli ultimi preparativi in vista del recupero del campionamento su Shijie. Col Browncoat fa caldo, resto in canottiera.
"Io tutte quelle cicatrici sulle braccia mica me le ricordavo, Red..."
"Quando mi hanno abbattuto a Sturges; le lamiere della nave."
Lei annuisce, tacendo per un bel pò di secondi e tornando ad agganciare le casse nella stiva. Io dopo qualche secondo la riguardo.
"La resistenza del nostro pianeta..."
Mi esce all'improvviso, quasi istintivamente.
"Tu l'ha vissuta. Raccontamela...ancora una volta. Non la ricordo bene..."
Storco le labbra; ancora quella sensazione di inadeguatezza. Non c'ero a St. Andrew, così come non c'ero a Serenity Valley. Spedito su altri pianeti a combattere altre battaglie come molta della gente che conoscevo. Lei annuisce, si siede su una cassa. Io mi accendo una Cheltenham nera e mi siedo di fianco a lei. Racconta.

Shijie era caduto, Shadetrack firmava la resa e la sola gente di Blackrock, rimasta a Blackrock, resisteva strenuamente in una guerra partigiana. Sturges aveva richiamato a sè i piloti Indipendentisti.
Nessuno a Flame dimentica gli Avenger atterrati nella capitale, ed i plotoni di Bluejacks che si sparpagliavano lungo il perimetro; nessuno dimentica i soldati della Flotta che rastrellavano la gente dalle loro case per radunarle in piazza. Nessuno dimentica l'accento di quel Comandante, Xavier Hudson, della stessa tonalità dei coroniani dell'Hunter's League.
"La civiltà è giunta a voi. Siamo venuti a salvarvi da voi stessi. Se vi arrendete e consegnate la città ed il pianeta, in meno di ventiquattro ore lasceremo questo scoglio ghiacciato."
Silenzio. Nessuno fiata. Poi improvvisamente qualcuno si azzarda a inveire contro l'invasore. Parte un ascia che si infila proprio sul volto di uno degli ufficiali. I Blues aprono il fuoco sulla folla. Morti e feriti. Flame viene occupata ed i rappresentanti delle tribù fatti prigionieri. Ma la voce si espande in pochi giorni, più velocemente di quanto i Culi Blu avessero potuto organizzare un'offensiva efficace su quel pianeta ostile e mortale. Frìda mi racconta di come lei si sia nascosta nella Grande Casa di Icewolf per ascoltare i discorsi dei rappresentanti delle famiglie, davanti al Capo. La lunga barba bianca del vecchio Karr entra in contrasto con il nero delle pelli di cui era vestito: le pelli del Sacro Lupo Nero.
"Uccidiamoli. Uccidiamoli e diamoli in pasto ai lupi!"
Ruggisce Mundur manto rosso.
"Non sono stati cinque orsi a fottermi. Che Thor mi fulmini se questi sbarbatelli metteranno mai piede oltre Wolfwall e ad Icewolf!"
Dagvir l'immortale sbatte il pomolo della enorme ascia bipenne a due mani sul pavimento, quasi fosse una piuma.
"Valhalla! Valhalla!"
Tutti gli uomini in quella sala sarebbero pronti a morire pur di difendere la loro casa.
"Se gli antichi Dei vorranno" - La voce di Karr è maestosa; l'anzianità non ne ha minato la potenza - "ci uniremo a loro e ci prepareremo al Ragnarock. Ma questo saranno gli Dei a deciderlo. Non l'Invasore."
Il vecchio Karr si alza in piedi fiero come un vecchio leone.
"E non morirò su una fottuta sedia a dare ordini ai miei Figli. O in un letto nella mia stessa merda. Dagvir: voglio la tua ascia migliore."
Vedo Frìda emozionarsi a quel punto del discorso, eccitarsi nel descrivere la scena. Le asce ed i martelli che battono sul pvimento come tamburi e urla di acclamazione per il Capo del loro villaggio. Dagvir cede la sua possente ascia a Karr, ed afferrata quasi fosse uno stuzzicadenti. In piedi Karr potrebbe superare di molto i due metri: Karr la montagna.

E' raro vedere tutti quei villaggi, sparsi e separati, unirsi. Eppure contro l'invasero ancora una volta lo fanno. L'Alleanza inizia la propria marcia di conquista da Flame, con un discreto numero di uomini. I primi villaggi cadono ma non senza resistere; ma cadono velocemente data l'arretratezza bellica. Il villaggio di Cold Water e quelli limitrofi vengono saccheggiati e razziati per permettere alle truppe alleate di continuare la marcia.
Una marcia lunga e tra la neve, resa difficile dagli assalti silenziosi dei cacciatori saint abituati a quelle condizioni al contrario di soldati del Central. La guerriglia costringe il Comandante Hudson a fermarsi presso le Paludi Nere, nel villaggio di Black Fen, che a sua volta cade sotto l'attacco nemico.
L'Alleanza probabilmente sa che attendere è la mossa migliore. Ma non sa che l'inverno glaciale è alle porte. I saint non attendono ed attaccano frettolosamente i Blues stanziati a Black Fen. Le perdite sono tantissime e l'Alleanza fa l'errore di sottovalutare l'orgoglio degli autoctoni.
L'avanzata a marce forzate continua, in diverse settimane l'emisfero centrale è stato conquistato e le forze del pianeta diminuiscono. L'emisfero nord però è quello più duro da attraversare. Molte unita di fanteria infatti vengono inghiottite da crepacci nascosti dalla neve; altre unità sprofondano sotto la crosta gelida dei mari ghiacciati. Wolfwall, la cascata del lupo, divide in due la zona nord: ad est Icewolf ed altri villaggi sparsi, ad ovest il Monte Agnar ed i feroci e temuti giganti della tribù dei Raanish.
Le due tribù principali non sono mai andate d'accordo per via di incomprensioni riguardo il possesso di Wolfwall. I primi ne reclamano il possesso per via della sorgente, posta sul loro monte; i secondi ne reclamano la proprietà perchè gran parte del fiume attraversa la vallata dove si diffonde la loro caccia.
Eppure l'invasore a Wolfwall ha temporaneamente allontanato quell'ostilità interna.
Ciò che accadde a Wolfwall nessuno lo sa con precisione e la storia è stata miticizzata dai partecipanti, mentre nessun sopravvissuto della Flotta osa parlarne ad alta voce.
"Gli uomini orso scesero dal Monte Agnar con armi fiammeggianti. Frecce infuocate intanto riempivano il cielo e la terra."
Pochi sapevano che a Wolfwall c'erano fuoriuscite di gas naturale, abbastanza per rendere l'aria infiammabile. Le frecce infuocano l'aria e così le piante. In molti secondi l'atmosfera diventa bollente su quel campo di battaglia e gli autoctoni sfruttano quella strategia per diffondere il caos tra i soldati. I lupi dei cacciatori attaccano i soldati, le asce si infrangono sugli elmetti rinforzati sfondandoli. Urdnot e Kall sono in prima fila con asce enormi cosparse di pece. Gli uomini orso. Ma nonostante il vantaggio tattico, le armi alleate sono superiori. Kall si fa strada verso Hudson a colpi d'ascia e facendo volare teste, recuperando proiettili su proiettili dai soldati; ma è solo la raffica del Comandante abbastanza letale da stenderlo a terra. Ma si distrae il tempo necessario affinchè Urdnot possa mandare all'altro mondo il primo ufficiale di quei plotoni. E' una carneficina. Ma le proporzioni sono 1 a 5 a sfavore dei saint. Gli autoctoni si ritirano da quel campo desolato, ma i Blues non avanzano: sono a corto di provviste - bruciate - e la battaglia li ha disorientati. I soldati si ritirano a marce forzate fino a Flame con un costo enorme di uomini.
E se l'Alleanza è impegnata su Hera, non può mandare uomini su quello scoglio gelido. Flame viene perciò messa sotto embargo commerciale: dopo diversi giorni di embargo ed occupazione, i governanti del pianeta decidono di scendere a patti e di firmare la resa incondizionata, contro la volonta degli altri rappresentanti.
"Mi chiedo ancora perchè sia stato Manto rosso a prendere il posto della Montagna, dopo la sua morte. C'avrei scommesso che sarebbe stato l'Immortale a succederlo."
"L'idea del fuoco è stata sua. Fosse stato per Dagvir, probabilmente anche Icewolf sarebbe stata saccheggiata."
Bolton piomba nella stiva, alterna lo sguardo tra i due Wright. Storce le labbra.
"Right, Harry, a lavoro."

domenica 7 aprile 2013

Choices

E' un'enternità che non rimetto piede a casa. Dalla storia dell'Hunter's League.
Sono successe tante cose nel mezzo.
"Cercano una nave per spostare del carbone da Sunset Tower a Flame."
"Ce lo ripaghiamo il viaggio Harry?"
"Va bene la famiglia Red, ma ti conosco."
Era un si, a modo suo. Una rotta veloce ci avrebbe fatto perdere una manciata di giorni. Sarei andato, tornato, e nessuno se ne sarebbe accorto. Avviso Jack.

Viaggio sonnolento, nessun marauders e nessun pirata. Meglio così.
Atterriamo ad Icewolf che è mezzodì, quando dai comignoli si solleva odore di carne e dalle strade le urla di gioia dei ragazzini che giocano. La piccola piazzola dietro casa mia è pulita dalla neve, così come le strade. La primavera si sente di meno da queste parti. Raffreddiamo i motori della Dick Frick e scendiamo a terra. Come al solito il primo a saltarmi addosso è Wolf: lo devo tenere fermo per non farmi lavare completamente il muso con quella sua linguaccia.
"Alla Dick Frick servirebbe qualche paratia nuova, Red: è palesemente un rottame."
"E al signor Wright servirebbero un bel pò di calci in culo."
Due voci femminili. Le riconoscerei anche senza guardarle. Frìda ed Eolen, le mie due donne. Per fortuna ho braccia abbastanza grandi per stringerle tutte e due. Poi rientriamo in casa e Frìda finisce di preparare la zuppa calda, piena di talmente tanta carne che di zuppa c'è n'e rimasta poca. Mangiamo e parliamo. I miei zii sono partiti per Tauron, in un clima meno rigido che la loro vecchiaia riesce a sopportare meglio. Frìda ha gli occhi che brillano mentre parla di uno dei suoi viaggi spaziali, a recuperare l'equipaggio di una nave saccheggiata e depredata da un gruppo di pirati. E' elettrizzata: sembra me con una quindicina d'anni in meno. Bolton la sfotte bonariamente; i due si punzecchiano come fratello e sorella. Eolen invece mi guarda e sta zitta; mi fa cenno di seguirla al piano superiore. Nessn'altro obbietta.


"No non puoi venire con me."
"Andiamo Red! So difendermi, so usare il fucile meglio di te."
"Non se ne parla. A Safeport non dureresti due giorni. Ed io non posso star a pensare anche a te su quel fottuto scoglio. Mi impedirebbe di fare il mio dovere."
"E quale sarebbe il tuo dovere? Io pensavo che il tuo dovere fosse fare il marito e magari anche il padre. Invece te ne vai in giro con quel vecchio e polveroso Browncoat a ripulire il 'Verse. Puoi non dirmi niente, ma io conosco te e conosco Bolton e ve lo si legge in faccia che per voi la guerra non è mai finita."
"Mi stai chiedendo di scegliere Eolen? Te lo dissi che non devi mai farmi scegliere tra l'Almost Home e ..."
"Per tutti gli Dei, Red! Io sono tua moglie, dovresti stare con me e non con un branco di cani sciolti che seguono una..."
"Basta così! Hai detto fin troppo."
Rimetto addosso anche il cappotto, finendomi di coprire per bene. Delusione e rabbia, si mischiano tutti in maniera strana nella testa. Lei mi guarda e mi ferma prima che possa andarmene. Mi abbraccia e trema. Mi abbraccia con rabbia e forza.
"Non farti ammazzare."
"Non ci riusciranno."
Qualche bacio, altri abbracci. Poi è tempo dei saluti. Il sole sta calando e noi dobbiamo finire lo scarico giù a Flame. Serviranno poche ore e dopo cena si riparte. Pochi giorni come d'accordo. Tutto lineare sulla tabella di marcia.

lunedì 4 marzo 2013

The Ides of March

Portare sulle spalle le pelli delle tigri bianche era un onore, un vanto, dalle mie parti. Poche di quelle pelli venivano smerciate dal pianeta, per via dei prezzi esorbitanti, da capogiro. Pochi i cacciatori che si avventuravano nella selva ghiacciata del Saint per cacciare quelle bestie per soldi. E chi ne aveva ammazzate qualcuna, la portava sulle spalle: nessuna somma di denaro poteva eguagliare un tale vanto.

Quando i fiumi cominciano a sgelarsi e le temperature a farsi meno estreme, anche la minaccia causata dalle bestie feroci nei pressi dei villaggi si riduceva drasticamente. Era Marzo ed era il 2502. L'equipaggio della Dick Frick si era riunito da un bel pezzo mentre io me ne stavo ancora sul mio pianeta, con la mia gente e con la mia famiglia che aveva bisogno anche di me. Bolton portò la nave a riprendermi direttamente ad Icewolf.
"Red, ti pare che ti lasciamo festeggiare Train tutto da solo!?"
"Tyr, Harry. Tyr dannazione!"
Uno dei pochi villaggi a festeggiare ancora quel culto antico e quasi dimenticato era il nostro. Decine di lupi venivano cacciati, uno per ogni famiglia. Le carni venivano bruciate e le ceneri sparse intorno ad ogni casa, mentre e le ossa seppellite intorno al villaggio. Con le pelli si conciavano mantelli semplici ed indossati dalla fanciulla più giovane di ogni famiglia. Ed il quarto giorno del mese, all'imbrunire, era festa intorno ad un enorme falò che tutti gli uomini contribuivano ad imbastire: ricordo che quell'anno la pila di legna era grande quasi quanto l'abitazione del Rappresentante delle Famiglie. Si beveva e si ballava, scaldati dal fuoco e dalle carni cucinate intorno all'enorme pila infuocata. Ed i festeggiamenti andavano avanti per ore ed ore: tutta la notte. Frìda porava il matello di lupo per la prima volta; i Gemelli - Vàli e Vagn - avevano bevuto così tanto che avevano preso a rotolare nella neve, sbracciati, insieme a Ron; mia cugina Eydìs faceva a pugni con Fania mentre Bolton veniva battuto (e ribattuto) a braccio di ferro da Thum. Bjorg e Gwen non li vidi per metà della festa. Io, Karol, Mona e Gary tracanniamo bibitoni fatti di erbe strane.
"Sembrate una mandria di bufali ammaestrati."
"Voi su Richleaf non sapete divertirvi. Diglielo pure tu, Karol."
"Non so se bevo questa robaccia, Capitano, perchè fa un fottuto freddo o perchè mi sono dimenticato di portare la Vodka."
"A me piace, Wright. La tua gente mi piace."
"Per fortuna che ci sei tu, Gary. Non so come farei senza di te."
"Ma se volete anche baciarvi, fate come se non ci fossimo, finocchietti!"
La Dick Frick restò ad Icewolf ancora per un paio di giorni, così che potessi assicurarmi che al mio villaggio non servisse più la mia presenza ed il mio aiuto. Ero rimasto lì per tre mesi: tre mesi di ronde notturne e di caccia per la difesa di Icewolf. Legna spaccate per impedire alla scorta di legname di terminare prematuramente. 

Avevo, ho, due famiglie. Una lontana ed una di fianco a me. Ma solo questa famiglia vicina può permettermi di difendere quella lontana, su quel pianeta gelido. Finchè ho qualcosa da difendere, non posso smettere di combattere.

lunedì 31 dicembre 2012

White Wright

A quanto pare Harry è passato per Threesprings mentre tornava da Blackrock. Un pacco regalo ed un paio di lettere. Un cappello di lana fatto da Fania per il mio compleanno, una sua lettera e poi una lettera da...Gwen. Che Thor mi fulmini! Bjorg ha avuto due gemelli. Damn...sono zio, ancora. Dovrò squoiare altri due orsi.

Sono passati dodici anni, mi ricordo quando io e mio cugino Bjorg ce ne stavamo fuori dalla porta di casa a far la guardia alla famiglia. Avevo passato le due settimane precedenti su una nave cargo da Safeport, per tornare su St. Andrew. Una Reflit scassata con un vecchio capitano ubriacone. La Dick Frick era rimasta a Safeport con Karol, Ron e Mona: la nave aveva bisogno di alcune migliorie e di necessarie riparazioni a causa dell'ultimo scontro con un gruppo di Navi alleate tra Pound e Seven Hills. E se io ero tornato ad Icewolf, Harry se n'era tornato su Shijie ed i gemelli Carson erano ripartiti per Blackrock. Tutti, chi poteva, aveva approfittato della pausa per passare del tempo con le loro famiglie.

L'autunno del 2502 era stato particolarmente rigido quell'anno e l'inverno non prometteva nulla di buono. Per tutto il mese di novembre e dicembre le bufere eccessivamente forti non avevano permesso alle navi cargo di sbarcare sul pianeta. L'unica nave abbastanza folle da tentare l'atterraggio sul pianeta fu quella che presi io dove alla guida - nonostante il capitano ubriacone - c'era un pilota anziano ed esperto, nonchè anche lui di St. Andrew. Atterrammo nel pomeriggio dell'ultimo dell'anno.

Ad Icewolf, come i tutti quei villaggi sperduti o isolati, gli uomini passarono la notte a far la guardia al villaggio. L'inverno rigido aveva spinto branchi di lupi a cacciare gli uomini nelle loro case. Io e Bjorg eravamo gli uomini maggiori a casa e zio Back era troppo vecchio per sostenere la bufera di neve tutta la notte. Con noi c'erano anche i fratelli Kregh: Thum e Gwen. Da sempre ad Icewolf i Wright ed i Kregh erano ricordati come tra le migliori delle famiglie di cacciatori della zona. E per questo ci misero a sorveglianza del punto peggiore: meno riparato e maggiormente soggetto ad un attacco.

I nostri corpi, buttati a terra e riempiti di pelli animali per sopportare il freddo, scaldavano la neve mentre i nostri respiri scaldavano il calcio dei fucili.
"Rognvaldr, potevi scegliere un momento migliore per tornartene a casa."
Thum Kregh era aveva un paio d'anni più di me, ma il pianeta l'aveva reso più vecchio di una decina d'anni. Aveva perso ambedue i genitori a causa degli orsi ma non fu fortunato come me. Dovette crescere le tre sorelle più piccole quasi da solo.
"Guarda il lato positivo, Wright. Due, tre mesi qui con noi e ritorni in forma. Da quando sei partito per fare il Pilota, ha perso i muscoli ed hai messo la pancia!"
Gwen Kregh, ad Icewolf la chiamavano Valchiria nera, sempre per via dei capelli scuri come la pece. Con la morte dei genitori aveva seguito il fratello in ogni battuta di caccia imparando in fretta ad essere un ottimo cacciatore. Secondo molti era diventata anche meglio del fratello e non a caso il vecchio Rappresentante delle famiglie di Icewolf le aveva permesso di contribuire attivamente alla difesa del villaggio.
"Cugino, perchè non ci passi la borraccia?! Mi si stanno ghiacciando le palle."
Bjorn Wright invece era sputato a me: stesso grugno sul viso e stessa barba castana in faccia. Stesso pessimo senso dell'umorismo. Stando a quello che dicevano. Io non ho mai considerato il mio umorismo...pessimo.
"Vedete di andarci piano. Questa è Vodka da Koroleva, vi stimpana le orecchie."
"Ehi Wright quella robaccia costa soldi. Neppure con sette pelli di orso te ne compri una!"
"Sei sempre il solito malfidao Thum. Sono già quattro anni che trasporto merci nel 'Verse. Ho anche messo su un equipaggio con i controcazzi e ho comprato una nave nuova. Un Firefly. Ti pare che non abbia qualche conoscenza in giro?"
"Basta che la tua ciurma non sia tutta uguale a quel nanerottolo di Harry. A letto non me lo ricordo granchè in forma."
Le risate soffocate, le voci basse ed i sorsi dei vari alcolici che ci siamo portati dietro. Il tempo che passa e la notte che si fa sempre più scura, sbiadita dalla bufera che imperterrita scende su di noi. Poi improvvisamente Bjorn esplode con un fragoroso rutto.
"Comunque buon anno compari."
Non si sa se sia la mezza notte o meno; ma solleviamo le borracce ugualmente. Poi improvvisamente Gwen ci fa cenno di tacere e di stare in guardia. Ci indica due punti a molti metri da noi.
"White Tigers."
Raggeliamo. Fa freddo ma sentiamo i brividi della paura stringerci le chiappe.
"Red, tu con me. Bjorn e Thum pensate all'altra."
Restiamo a terra, scivoliamo lentamente in direzione della prima tigre. Bjorn e Thum che impediranno all'altra tigre di prenderci alle spalle.
"Contro le tigli non servono fucili, se non a rovinarne le pelli. Wright, te la cavi ancora bene con il coltello da caccia?"
Gwen fa tutto lei. Ha già un piano in mente e io non devo far altro che annuire.
"Aspetta il mio segnale e poi colpisci la tigre sotto l'orecchio. Se sbaglio io crepo."
Lei se la ride; io me la faccio sotto. La bufera rende la caccia a distanza impossibile e cacciare tigri non è come cacciare lupi. Ci mettiamo in ginocchio l'uno di fianco all'altro. Gwen tira fuori uno strano oggetto che provoca uno strano rumore. Sembra il rumore delle corna delle renne sul legno. Lei comincia ed in lontananza qualcosa si muove facendosi sempre più vicino. Non la vediamo finchè non sentiamo qualcosa alle nostre spalle. Un muso che ci annusa. Il coltello in mano che sento bruciare come un tizzone ardente. Lei continua con quel rumore e la tigre passa davanti a noi. Mi passa davanti e sento l'odore del sangue quando l'animale mi alita in faccia. Gwen smette di raschiare e la tigre sembra improvvisamente innervosita. Ringhia e si avvicina alla donna. Il mio sguardo sul collo dell'animale. Gli attimi successivi sono confusi e veloci e se un momento prima Gwen urla a gran voce sbattendo con forza i pugni sul muso dell'animale, il momento dopo io sto sulla bestia rigirando il coltellaccio nella sua gola ed immobilizzandolo con il peso del mio corpo. Mi accorgo delle maniche della pelliccia lacerate e dei graffi sulle braccia solo quando l'animale è ormai stecchito.
"Vedi Rognvaldr. Te lo dicevo io che ti sei rammollito. Una volta una stupida bestia non ti avrebbe fatto quei tagli sulle braccia."
Ridiamo. Cerchiamo di smorzare la tensione
"Tieniti la pelle Wright, la bestia è tua. E poi a casa io ne ho un altro paio."
Arrogante e bella. Sicura di sè. Una donna come quella pochi sarebbero riusciti a sposarsela.
"Sorellina, erano due le tigri da noi."
"Voi femminucce sempre le cose più semplici."
Bjorn e Thum ne avevano prese due di tigri bianche e senza neppure un graffio. I tre si scambiano occhiate e sorrisi, come se sapevano già che dall'altra parte erano due le tigri nascoste. Sguardi complici ai quali non partecipai. Era passato tanto tempo dall'ultima caccia. Mi ero rammollito ed ero diventato quello da difendere.
Rimasi in silenzio per il resto della guardia notturna.

sabato 1 dicembre 2012

01.12.14

Ciao Red,
ho saputo che sei rimasto ad Icewolf per parecchi giorni ed io, dannazione, in quei giorni stavo trasportando da New London un carico di medicinali per Richleaf.
Speravo di beccarti al mio ritorno, ma non ci siamo in crociati per poche ore, credo.

Come stai?
Gli affari qui vanno bene. I trasporti di medicinali sono rischiosi soprattutto nel Border. Più volte ci hanno attaccati ma più volte ce l'abbiamo fatta a scamparla. Sono un asso al timone. E c'è una ragazza che mi aiuta ai sensori. Viene da Hera, è davvero brava. Di questo passo diventeremo più abili di te e Harry, ne sono convinta.
L'equipaggio è ancora di ventura, ancora misero. Spero di poter trovare dei compagni come i tuoi anche io, ed avere avventure come quelle che mi raccontavi quando tornavate ad Icewolf.

Nel villaggio, ad Icewolf, si fa festa da giorni.
I Devils hanno dato fuoco alla Hunter, hanno aiutato la nostra gente.
E poi dicono che...beh...E' pericoloso Red, cerca di fare attenzione.
Ti voglio bene; ed anche Eolen te ne vuole. Lo sai, è tua moglie. Ed è in pensiero da quando siete andati via.
Io cerco di tenerla sù, comunque; faccio del mio meglio.

Ah, ti ho allegato alla lettera un cappello di lana, l'ho fatto io durante uno dei viaggi. Te lo volevo dare al tuo compleanno ma so già che per quando andrai a ritirare il pacco alla stazione postale, sarà il tuo compleanno.

Fatti sentire, ho un Pad anche io ora!

Frìda

ps
Ho fatto come mi avevi chiesto, ho portato qualche rifornimento dal tuo Capitano. Sta benone; quella donna è una roccia!

venerdì 30 novembre 2012

Hunting the Hunters

E' stata una carneficina.
Ne parleranno per anni su St. Andrew della carneficina dell'Hunter's League.
Pare che siano crepati più di quaranta corer, ma mi stupisco che venti di loro siano sopravvissuti tra le boscaglie del Saint.

Adesso so solo che ho la testa pesante e gli occhi bordeax. Ho bevuto troppo, anche se non ai livelli di Harry, che se ne sta spanciato nella stiva. A Le Tre Botti la gente festeggiava e beveva ed io non potevo non unirmi alla mia gente in tutta questa gioia. Li abbiamo liberati dal Core e abbiamo permesso loro di tornare a cacciare, vivere nelle loro case e nei loro villaggi, senza più il pericolo dei branchi di lupi alla deriva. E' probabile che se Eolen non mi avesse trascinato a forza con lei, starei ancora dormendo spanciato nella stiva della Dick Frick.

Quasi due settimane ad Icewolf, con mia moglie. Ci stavo quasi facendo l'abitudine a questa specie di quotidianità. Eppure abbiamo fatto già qualche scorta per ripartire. Già; ripartire. Le ho promesso che scenderò su questo pianeta più spesso, ma so che sarà una promessa che non potrò mantenere.

Ed intanto le navi, dopo che sono state riempite con qualche cassa di carne, abbandonano il pianeta bianco.
Quando tutto sarà finito, mi aspetta casa mia. Quando tutto sarà finito, in qualunque caso, mi aspetta il gelo di Icewolf.

sabato 13 ottobre 2012

Soldier

La guerra civile ha riempito il cimitero di Timisoara di altri duecento corpi.
C'era tutta la cittadina ad assistere alle celebrazioni, persino Taylor, Hesker ed Erik Rose.
Io me ne sono stato in fondo al cimitero, commemorando i duecento browncoat che sono ancora caduti per una guerra fraticida.
La guerra civile è finita, possiamo ripartire da Bullfinch. Jack ed Eir usciranno presto, resteranno un giorno in più sul pianeta.
Bolton ha riempito la nave di trizio e provviste. Resteremo in volo a lungo.
A Safeport mi aspetta il Kappa due mentre a Saint Andrew c'è Eolen.

E' ottobre sul pianeta ghiacciato, la neve ha già riempito la zona boreale del pianeta da diverse settimane. Mi ha accolto nuovamente la bufera di neve come un abbraccio materno: fitto e imponente. Sono costretto ad atterrare a Flame, per non dover rischiare di ritrovarmi la nave bloccata dalla neve. L'equipaggio alloggia a Le Tre Botti, io vado da lei ed il tempo per dormire è stato poco.
In mattinata la tormenta s'è placata ed al sorgere del sole la gente è in fermento, muovendosi per caricare gli ultimi quintali di legname utile per l'inverno, quando il gelo del Saint diventa il nemico peggiore su quel pianeta. Io salgo fino ad Icewolf, dalla mia famiglia. Molti degli abitanti si sono trasferiti a Flame a causa dell'inverno e degli animali selvatici incattiviti. Ma la mia famiglia no. Resto due giorni per aiutarli, con le provviste, con il legname. Ho trasportato un pò di roba da Bullfinch, dovrebbe aiutarli.
Frìda lavora per una industria farmaceutica di Richleaf, pare che abbia trovato una nave da guidare e dei carichi da trasportare. Sta mettendo su un bel pò di soldi per acquistare una nave sua; pare abbia preso davvero sul serio l'idea di diventare migliore di suo cugino.

Ho avuto molto tempo per parlare con Eolen, riguardo noi, riguardo il futuro.
Ed è stata una cerimonia privata, per un certo senso segreta. Non voglio che la voce arrivi a qualche Corer, o a qualche Contractors stanziato sul mio pianeta per via dell'Hunter's League. Non la voglio ficcare nei casini.
Abbiamo giurato davanti a Frigg ed abbiamo bevuto dalla stessa coppa uno strano infuso. Ah boh...i matrimoni li fanno così, ma non ho mai capito cosa il sacerdote faccia per creare quell'orrenda brodaglia. Poi abbiamo cacciato insieme, tutta la notte. Niente festeggiamenti, non abbiamo detto niente a nessuno. Mi ha ascoltato, sa che se ho deciso così ho i miei motivi.

Due giorni e due notti, poi con la Dick Frick siamo ripartiti. Tornare a casa due giorni ogni trenta, se tutto va bene. Ma sono un soldato ed è giusto che sia così.

sabato 11 agosto 2012

Cambiamenti

Metà di agosto, su St. Andrew la temperatura comincia a calare e le giornate cominciano già a sembrare più cupe e scure. La tormenta di neve ci ha rallentati nell'atterraggio, fortunatamente solo di pochi minuti: infatti si è acquietata quel tanto che bastava per permettere l'atterraggio della Dick Frick a Icewolf, nella solita piazzetta utilizzata raramente dal villaggio.
Zio Back, aveva insistito affinchè tutta la famiglia si riunisse. Oltre a lui, zia Denetha e Frìda, la più piccola della famiglia, erano saliti da Winter anche il cugino Bjorg e sua moglie Gwen; da Hare Pass i gemelli Vàli e Vagn, quest'ultimo con la moglie Anne; ed infine da Valk la maggiore delle sorelle, Eydìs.
Bolton ormai non fa più caso ad essere l'unico nano lì dentro dove persino le donne sono più alte di lui di almeno un cinque centimetri.
"Quanto ci liberiamo dei corer culilisci, cugino?"
Bjorg è inquieto. Da Flame, così come da Winter, le voci sul prossimo attacco alla Hunter è sulla bocca di tutti.
"Non c'è fretta."
Calmo, quieto. Non c'è fretta, la revenge sta arrivando anche per noi del Saint.
Gli altri cugini non si pronunciano a riguardo, ma leggo sui loro occhi lo sguardo ricolmo di odio. Si cena con calma, mi faccio aggiornare sui villaggi colpiti dai lupi o dagli orsi. I senzatetto aumentano. Poi alla fine del banchetto Back si alza in piedi.
"E' tempo che Frìda decida che cosa sia della sua vita."
Zio non è mai stato uno che fa lunghe premesse o uno che addolcisce pillole amare con lunghi discorsi smielati.
"Non siamo mai stati ricchi. Nessuno di voi purtroppo ha avuto una giusta istruzione come i corer, ma vi siete tirati su bene, benissimo. Probabile che siete stati più in gamba voi cinque che io."
Un sorriso soddisfatto, compiaciuto, che esprime l'orgoglio di aver visto confermarsi i suoi quattro, cinque acquisiti, figli anche con una pessima e scarsa istruzione scolastica. Ma il discorso del capofamiglia continua.
"Anche se ci sono meno bocche da sfamare adesso, rispetto a diciotto anni fa, non ci saranno trattamenti di favore per te Frìda. Come ogni Wright che si rispetti a St. Andrew, sai cacciare animali e conciare le loro pelli. Inoltre tuo cugino ti ha insegnato a pilotare una nave."
Inspiro a fondo e batto un pugno sul tavolo.
"Frìda deve studiare zio, per gli Dei! E' più sveglia di noi. Aveva dodici anni la prima volta che salì sulla Dick Frick e dopo una settimana aveva già capito come funzionava una plancia di comando. Io c'ho messo due anni.
"Io non la manderò a studiare nel Core! E' un trattamento di riguardo che non ho avuto verso nessuno, nè l'avrò con lei."
"Quando comprai la Wyoming mi aiutasti zio. Perchè non darle questa opportunità. Potrebbe vivere meglio di tutti noi. E poi posso aiutarla anche io economicamente."
"Erano pochi dollari ricavati dalla vecchia Evolution. L'abbiamo comprata io e tuo padre, insieme, ma c'ho lavorato praticamente solo io negli ultimi anni. E' stato giusto così! Quante volte ancora devo ripetertelo Red!?"
"Ma non è questo il punto! Il punto è..."
Ma Frìda ci interrompe, alzando la voce in un vigoroso basta.
"Non voglio trattamenti di favore nè il tuo aiuto Red. Non voglio i tuoi soldi. Non voglio la carità di nessuno. Sarò io a decidere se restare qui, se partire e se studiare. Come mantenermi e dove mantenermi. Nessuno qui ha mai deciso per la vita degli altri, io non mi farò tenere per mano da nessuno nè deciderete voi cosa io debba fare! Sono stufa di essere la marmocchia di turno."
Lei mi fulmina con un'occhiataccia, poi si alza e si rimette la pelliccia, uscendo fuori e sbattendo la porta alle proprie spalle. Le donne al tavolo annuiscono e si guardano tra di loro compiaciute dell'atteggiamento della ragazza. Io sono l'unico che rimane spiazzato e interdetto. Troppo tempo nel 'Verse pensando alla guerra, perdendomi la crescita di Frìda, il cambiamento da marmocchietto biondo entusiasmata dalla vista di Polaris da uno degli oblò della Dick Frick, ad una convinta Wright con le palle quadrate.
La famiglia presto si divide, ognuno torna nella propria abitazione nel proprio villaggio. Gwen annuncia la sua gravidanza iniziata da un paio di mesi e l'idea di diventare presto zio sembra piacermi. Bjorg sarà un ottimo padre. Chissà se potrei essere padre, ed un buon padre anche io. Penso ad un marmocchio dai capelli rossi frignante. Sembra bello.
Io e Back ci guardiamo per un'ora ancora, con una bottiglia di qualche benzina; poi lui va a dormire e resto solo io, in cucina. Frìda rientra con Wolf poco dopo.
"Scusami Red."
Sembra dispiaciuta, ma la convinzione non scompare dal suo sguardo.
"Perdonami tu. Hai ragione ed io sono un coglione."
L'abbraccio più forte che posso, lei che si lamenta che la stritolo.
"Allora? Quando mandi in pensione Harry e mi metti in plancia come copilota della Dick Frick?"
Rido. Scuoto la testa.
"Nella Dick Frick c'è posto per un solo Wright: come Capitano. Se ami il 'Verse prendi una nave e forma un equipaggio. Impara a farti rispettare da un gruppo di ignoranti cowboy spaziali e poi ne riparliamo."
Un foglietto con un contatto cortex.
"Vendono navi usate e scassate. Comincia con una Wyoming. In un paio di mesi riuscirai a pagartela."
Non mi stancherei mai di abbracciarla. Bolton ritorna con la comunicazione dalla Almost Home di rientrare. Saluto Frìda e lascio i saluti agli zii. Dico a Wolf di prendersi cura di casa. Poi abbandoniamo il villaggio, il pianeta. Penso a quello che ho passato, sbarbatello e con un equipaggio di stronzi. Immagino Frìda in un casino simile.
"Ce la vedi Frìda a pilotare questa nave Harry?"
Bolton mi guarda crucciato.
"Mi vuoi mandare in pensione, finocchio bastardo?!"
"Per noi la guerra non è ancora finita Harry. E questa nave ha bisogno di un Wright al comando. Gli anni passano. Potrei non sedere per sempre su questa plancia."
Bolton sta per ribattere, ma l'anticipo.
"Metti che liberiamo il 'Verse e il Grizzly mi promuove Ammiraglio in una Skyscreaper."
"Ed io divento sceriffo di Cap City."
 Ridiamo.