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mercoledì 16 ottobre 2013

Far Gate

Mi chiamano con una nuova matricola.
Ma mi conoscono: il Terrorista evaso da Fargate.
Se un animale scappa da una gabbia e viene ripreso, quando viene risbattuto nella stessa gabbia non è mai come la prima volta.

I secondini mi guardano con rabbia; alcuni detenuti abbassano lo sguardo mentre altri sembrano impazienti di mettermi le mani addosso.
"Alza quella cazzo di testa, ragazzo!"
Tuono in direzione di John davanti a me. Klaus è ancora più avanti.
Faccio in tempo a scorgere anche il nuovo compagno di cella di John: Butch.
Mi guarda con un ghigno arrogante, io lo fulmino con uno sguardo freddo e distaccato.

I primi cento giorni li passo in interrogatorio, all'infermeria ed in isolamento.
"Chi ti ha fatto evadere, bastardo!?"
Sputo a terra saliva e sangue. Al terzo - Fottiti, Puttana! - il calcio nello stomaco mi scaraventa indietro ad un metro di distanza.

Dopo 100 giorni l'occhio sinistro e quattro denti, nonchè numerose fratture ricomposte da macellai piuttosto che da medici, sono stati il prezzo da pagare per rimettere piede in una cella. Le braccia e le gambe sono state risparmiate per poter ritornare dal giorno 101 a spaccare pietre sotto la pioggia perenne di quel penitenziario di massima sicurezza.

martedì 11 giugno 2013

Dieci minuti

Bolton mi aspetta ad un tavolino della sala degli incontri; con lui c'è l'avvocato di Jack.
Mi guardano straniti, zoppicante fino alla seggiola sulla quale vengo spinto da uno dei secondini.
"Fatevi bastare i dieci minuti."
Ordina la guardia, prima di allontanarsi e controllarli da tre metri di distanza.
"Vi siete fatti settimane di viaggio per perdere dieci minuti con me. Siete delle teste di cazzo."
Bolton mi allunga una sigaretta Black Mamba. Con un cerino me l'accendo.
"Fai schifo Red. Da quant'è che non mangi? E poi...ha la faccia d'un cadavere. Non durerai un mese."
"E' da quando sono entrato qui dentro che mi dicono che non durerò un mese. Ed invece? Quanto tempo è passato? Ogni mese mi dicono che non durerò un altro mese."
Soggigno, tossisco. Aspiro avidamente quella sigaretta. Non fumo da mesi.
"Come stanno tutti?"
L'avvocato mi guarda, annuisce.
"Hai qualcosa che ritieni debba riferire Wright?"
"Si: di starmi alla larga. Di stare alla larga da questo buco."
Un'occhiata torva a Bolton, severa. Un'occhiata di richiamo e di quelle che annunciano una cazziata epica.
"La vecchia di Winter dice che è spiccicato a tuo padre quando l'ha tirato fuori da sua madre. Ha ciuffi biondi e occhi verdi."
Eolen è rossa, ma gli occhi verdi sono i suoi. Inspiro dalla sigaretta. Tossisco fuori il fumo. Ho perso l'abitudine al fumo. Rilasso la schiena ammaccata sullo schienale della seggiola. Sorrido, piango come un bambino per dei secondi.
"Stai dritto con la schiena, Wright!"
Mi ordina Harry, con forza e della rabbia. Io annuisco placidamente e mi rimetto dritto. Mi asciugo gli occhi. Lo guardo interrogativo. Harry annuisce. Si avvicina e abbassa la voce, si copre il labbiale.
"Olvir. Pensava andasse bene. Eventualmente Hust, semmai servirà in futuro."
Olvir...Guerriero Fortunato. Sorrido. Annuisco.
"Ricordi cosa ti avevo chiesto, Harry?"
"Se fin'ora forse ti sembrava inutile portare le chiappe fuori da qui, adesso vedi di fare del tuo meglio. Io sono una merda come padre. Non voglio fare il padre. Intesi?"
"Fine della rimpatriata femminucce. Tu Wright te ne torni in cella."
E vengo trascinato fuori a forza, afferrato per il braccio malconcio ovviamente. Fa male, un male cane. Un rottame da macello. Ma non morirò su questo fottuto scoglio.

lunedì 10 giugno 2013

Welcome to Fargate

Tengo il conto dei giorni grazie alla ciotola di sbobba che mi portano solo la sera.
E' già la quinta che finisco in isolamento da quando sono a Fargate.
Il naso tumefatto, l'occhio pesto ed un dente in meno. Ho perso il giudizio credo.
Un giorno o l'altro glie lo spacco in testa il piccone a quel fottuto secondino del cazzo. Quella testa di cazzo di Peterson.

"Cosa c'hai Wright? Non riesci a spaccare le pietre? Ti fa male la gamba?"
Non posso peggiorare la situazione. Resto zitto, continuo a spaccare le pietre.
"Secondo me ti fa anche male il culo. Da quanti negri ti sei fatto inculare oggi?"
La sento, la botta del manganello sulla gamba sinistra.
Cado a terra in ginocchio, stringo i denti. Sento la testa annebbiarsi.
"Ti ho fatto una domanda 11784D!"
Mi rimetto in piedi, faticosamente, con l'ausilio del piccone. Lo guardo negli occhi, mantengo lo sguardo dritto. Peterson sputa a terra e si allontana.

No, non era quello il motivo.
Sento i secondini prendersela con me ogni giorno, ogni ora.
Ho ucciso un Soldato, con un colpo d'ascia in faccia. Non me la faranno passare liscia.


"Sbobba, feccia dei cinque mari. Sbobba del cazzo per teste di cazzo!"
Il cuoco, Kirk, ma tutti lo chiamano ManiDiMerda. Posso immaginare il perchè.
Mi avvicino con il vassoio di latta. Kirk mi guarda in faccia. Mi riempie la scodella e poi con gesto secco la getta a terra.
"Per te niente sbobba, Indipendentista! Oggi mangia i ratti come in guerra...ammesso che ce ne siano di ratti in giro qui dentro."
"Così abbiamo un problema, Kirk."
"No, tu hai un problema Wright. Non io. Abituati. Welcome to Fargate."
Il pezzo di merda ride.
"Ho fame..."
"L'avete sentito? Ha fame."
Molti scoppiano a ridere.
"Non farmi incazzare Mani di Merda!"
Il grasso cuoco diventa paonazzo. Le risate che seguono alla mia offesa lo fanno incazzare ancora di più.
"Ti ammazzo, fottuto Indipendentista. Io ti ammazzo!"
I secondini sghignazzano ad un angolo. Ma lasciano correre. Kirk cerca di afferrarmi per il collo ma io gli spiaccico il vassoio di latta sul muso. Intontisco il grosso bastardo. Colla stampella lo comincio a martellare. A terra c'è sangue, tanto sangue. Sento le urla dei detenuti, che istigano alla violenza.
Poi i manganelli dietro la schiena, sui fianchi e sulle braccia. Il manganello in faccia mi manda all'altro mondo.

No, solo su una branda per un paio di settimane ed in isolamento per un'altra settimana
Le braccia credo me le abbiano quasi spezzate un'altra volta. Attaccate quel tanto che basta per spaccare le pietre il giorno, tutti i giorni, da domani quando finirà l'isolamento.
Qui finisce davvero che ci lascio la pelle. Ho perso il conto dei mesi. Troppi. Dovrebbero rompermela la testa una volta per tutti.