giovedì 12 luglio 2012

Il bello deve ancora iniziare

Non riesco a prendere sonno. Sto ancora pensando a perchè Adams abbia scelto di crepare pur non sapendo nulla evidentemente. Per quale stupidità negare informazioni che non aveva. Per fortuna c'è da tenere sotto controllo la rotta, almeno fino a Hall Point. Mi fido solo se sto nel 'Rim. Per fortuna Bolton mi ha portato una bottiglia di Vodka prima di partire.

Sbarbatello, molti anni e qualche chilo in meno. 
La Vodka per il Columba era stata quasi interamente smerciata. Ci avevamo messo dieci mesi per portare a termine l'ingaggio. Nel 'Rim non era stato difficile muoversi senza farsi intercettare, ma non appena si sbarcava nel Border, la cosa diventava sempre più pericolosa. Soprattutto gli ultimi quattro mesi: si era venuto a sapere di questo cartello spaziale tra Koroleva e Safeport e l'Alleanza ci stava alle costole. Più di una volta abbiamo perso giorni e settimane nascondendoci tra le grotte di Albany. Più di una volta abbiamo perso tempo per cambiare pezzi di nave deterioratisi per le fughe tra gli asteroidi e per via dei proiettili della Flotta. Molto del guadagno ottenuto per l'ingaggio era stato speso man mano per rimettere a posto la nave. Eravamo con una nave vecchia e disarmata. I soldi puliti rimasti non erano sufficienti per comprare una nave nuova e metterla a posto ottimamente. Ma avevamo ancora la Fata Verde in un bunker di Albany, nascosta.
"Prendiamo la Fata, Bolton. Ho chiesto ai mercanti di Koroleva ed a quelli di Albany. Su Victory hanno bisogno di qualcosa che dia allucinazioni ma non sembri droga. I cattolici non capiranno la differenza tra una semplice Genziana e la Fata, non dal colore."
Mezzo carico smerciato a Mother Mary, per di più ad uno dei cardinali più importanti e stimati della capitale. Avrebbe provveduto lui poi a "distribuire il pane alle pecore del suo gregge".
Il Cardinale soddisfatto dell'acquisto ci raccomandò ad un paio di suoi amici su Fagate: un prete che per aver palpato il culo ad una vecchia era stato spedito sul pianeta a benedire i cadaveri ed un secondino panciuto che aveva preso a calci il suo superiore su Horyzon. Nessuno controllò le nostre casse: il Cardinale inviò una lettera dicendo che il nostro carico conteneva acqua santa.
Da Fargate, liberata la nave dall'altra metà del carico, ci dirigemmo a Blackrock, per fare rifornimenti.

Il Topo Insabbiato si chiamava la bettola in cui ci siamo recati la sera dello sbarco per festeggiare. Tre stronzi che bevevano come le spugne. Bolton ci prova con una donna, come al solito, e fregandosene del suo gentil compagno, scoppia la rissa.
"Venite da Polaris per rompere le palle qui?!"
"Ve la facciamo passare noi l'attizzo, palle mosce."
Due colpi di fucile al soffitto, una voce maschile e poi femminile.
In pochi minuti, ci siamo ritrovati chiusi nel gabbio dello sceriffo: dagli sceriffi Carson.
"Quando usciamo Bolton, te lo taglio per davvero il piffero!"
Il mio primo pernottamento al gabbio.
Ma vi ricordate i vecchi pirati delle puntate precedenti? Bene. Avevano capito che li avevamo presi per il culo. Vennero dagli sceriffi e ci fecero evadere. Ma giusto per poi ammazzarci loro.
I Gemelli Carson però avevano la peculiarità, oltre ad essere fottutamente uguali ma con le due boccie messe in punti diversi, di saper sparare contemporaneamente con due armi. Due ottimi pistoleri. Quattro revolver concentrate in due. fanno secchi i primi due pirati ed io e Bolton prendiamo le loro pistole.
"Io sono vecchio per queste cose, però se volete vi accendo una sigaretta."
E Karol dal nulla butta contro i pirati una specie di bomba fatta con una bottiglia di rum, accendendone un paio. L'altra parte dell'equipaggio scappa.
"Va bene palle moscie, per questa volta ve la scampate con dei calci in culo. Soprattutto tu, biondino con la faccia da stronzo!"
Tra Bolton e Fanya c'era già amore. Ma ci vollero un pò di altri mesi in più, di corteggiamenti da parte nostra, prima di convincere i Gemelli Carson, Gary e Fanya, di partire con noi.

L'anno dell'Oro alcolico era giunto al termine. Comprammo la Dick Frick a Safeport con il malloppo ottenuto da quelle spedizioni, armata di laser e resa molto più veloce e resistente di una normale Firefly. E giusto un paio di mesi dopo avremmo anche ingaggiato Mona e Abdul. Brindammo al nome della Firefly il 15 ottobre 2502. Ron si aggiunse due mesi dopo. Ma il bello doveva ancora iniziare.

Ed io mi sono appisolato. Le sei e venti. Ho dormito solo mezz'ora.
Spero che Bolton non perda anche l'altro occhio toccando il culo a Jack.

mercoledì 11 luglio 2012

Vodka

Come dico sempre, gli Dei benedicano le Puttane. Soprattutto quelle fredde e professionali. Fanno quello che devono fare, si rivestono, prendono i soldi e vanno via. Nessun impegno, nessuna scocciatura pre e post scopata. Solo piacere e liberazione. 
Sono le quattro come sempre quando torno all'Almost Home. Ormai c'ho fatto l'abitudine a rientrare alle quattro. Cerco in cambusa qualcosa da mangiare. Mezza caciotta di formaggio può bastare. Cerco da bere. Non sono poi così convinto che Sterling abbia lasciato qualcosa. Ma poi eccola: la Vodka di Koroleva. Una superstite. Me la porto in tavola e la comincio a bere.
Becco Dima mentre bevo, sta uscendo o rientrando. Boh. Un semplice saluto, l'accento di Koroleva e quella vodka che mi riportano a vecchi ricordi, altri.

Sbarbatello e con chili ed anni in meno.
Primo viaggio con Bolton nel Columba. Il primo viaggio di Vodka contrabbandata. Safeport e Koroleva avevano stretto un contratto nel quale la vodka del pianeta doveva rimpiazzare la vodka proveniente da fuori il sistema solare. Noi fummo tra coloro si occuparono della cosa. Siamo stati a Columba per quasi un anno trafficando e nascondendoci dagli Alleati, trovando rotte adatte per nascondere le merci in casi estremi. Per noi fu l'anno dell'Oro alcolico. Fu grazie a quell'affare che comprammo la Dick Frick. E grazie anche ad un carico di Fata Verde trovato casualmente.

Dopo essere scampati a culo da un agguato Alleato tra Highfall e Spartaca avevamo la nave a cocci. Scesi a Koroleva per smerciare, dovevamo riparare lo scafo prima di ripartire.
Ci imbattemmo in Karol Kuz'ma per caso nella locanda della Falce Rossa, una delle bettole più famosi della capitale. Un vecchio sulla cinquantina indebitato con un gruppo di Pirati. E siccome io sono troppo buono, decisi di intervenire. Mi offrii ai pirati di lavorare per loro per saldare il debito. L'accordo fu stretto ed il vecchio Karol per ringraziarci si offrì di rimettere a posto la nave.
Da quel momento non avemmo più problemi con malfunzionamenti nè con la mancanza di casse di vodka a bordo.

Per quel che riguarda i pirati, ci ordinarono di abbordare una nave mercantile che secondo le loro fonti conteneva della merce di altissimo valore. Ci diedero una nave armata, una classe Orient, e parte del loro equipaggio. Il colpo andò a buon fine ma la mercantile conteneva solo casse di uno strano alcolico verde. I Pirati, ignoranti, non sapevano cosa avevano tra le mani. Bolton invece che era un fottuto genio per il contrabbando, sapeva già cosa contenevano quelle casse. I Pirati incazzati e non sapendo come smerciare quella merce, ci dissero che l'accordo era saltato.
"Questa roba non vale un accidente. Ve la smerciamo e vi diamo quello che il vecchio vi deve."
Inutile che io sbraitavo. Bolton era sicuro. Mi fidai.
E così presto ci trovammo oltre che con carichi di Vodka da esportare, anche con della Fata Verde.
L'anno dell'Oro alcolico.

...forse non tutto si ferma

Sbarbatello e con un paio di rotte alle spalle.
Era forse il quinto viaggio, tenevo ancora il conto in quel periodo. Shijie. Baratto di pelli invernali di orso per latte di mucca. Dicevano che da quelle parti c'erano piloti che sapevano il fatto loro. Di cercare nelle locande, in quei posti c'è ampia scelta.
La Mucca Ammaccata. La fantasia del 'Verse non ha fine. Il primo tipo voleva il cinquanta per cento degli incassi, il secondo voleva diventare capitano. Erano pochi che avrebbero portato una nave con un dicottenne sbarbatello uscito da qualche mese da St. Andrew. Mi ero quasi rassegnato all'idea.
Harry Bolton era un ragazzino della mia età, bassetto e tozzo, con una lunga coda bionda. Mi piomba alle spalle e mi picchietta le spalle.
"Ehi nanerottolo! Ho sentito che cerchi un copilota. Beh hai davanti il pilota più veloce del 'Rim."
Un fottuto grugno sul muso. Io biascico qualcosa tra l'inglese ed il saint. Lui scoppia a ridere.
"Cosa cazzi ti ridi nano!"
E non l'avessi mai detto. Mi si butta addosso e partono le botte. Piccoletto ma menava bene le mani. Quando avevamo la faccia livida ed il padrone della bettola ci butta fuori a calci, ci guardiamo.
"Harry."
"Rögnvaldr."
Mi guarda sconvolto.
"Red."
"Ecco...meglio Red. Facile e semplice. E non ti ride in faccia mezzo 'Verse."
Mi convince. All'inizio si faceva pagare poco, poi divenne come ogni altro pilota. In plancia per piacere e per sentirsi vivi. Alla fine nonostante i venti centimetri di differenza eravamo una bella coppia. In un paio d'anni potemmo farci il nostro equipaggio e la nostra nuova nave: la Dick Frick.
Che nome di merda.
Bolton era ubriaco, io stavo su quel livello. Bordello del Jackmark, Safeport. Serata libera per l'equipaggio, dovevamo festeggiare gli ultimi acquisti: Mona ed Abdul, di ritorno da Richleaf. Come ogni volta, tornati alla nave alle quattro del mattino Harry non sembrava molto felice per la scopata.
"Cazzo Red! Ma ti sembra che una puttana ti manda in bianco perchè hai un cazzo troppo grande! Invece di essere felici, di essere soddisfatti di avere un bel giocattolo, loro che fanno? Scappano spaventate. Neanche fosse un mostro."
Povero Bolton ci era rimasto male. Io mi piego in due dalle risate. Mona che entra nella cambusa attaccata ad una bottiglia di vodka di Koroleva.
"Abbiamo una nave di cazzuti superdotati. Se se come no! Dovremmo farci chiamare l'Equipiaggio dei Cazzi Lunghi."
La risata generale si amplifica. Ed io ero abbastanza ubriaco per sparare la mia.
"Dick Frick. Cazzo mostruoso."
A parte errori d'Inglese che nessuno capì mai, se non dopo molti mesi, il nome piacque. 

Cap City. Bolton mi contatta. Ha la nave su Horyzon. Lo raggiungo allo spazioporto. Lui se la ride. Io per poco non crepo. Avevo creduto che dopo essere stati abbattuti a Withmon, un anno fa, la nave fosse stata completamente da buttare. Ed invece era lì. Con i propulsori nuovi e con una completa risistemazione dello scafo. Ma era lei. Bolton aveva pensato di non cambiare il nome, di aggiungere un II alla fiancata sotto lo stemma. L'equipaggio da buttare tutto ovviamente, ma lei era tornata.
"Come ai vecchi tempi Fratello?"
"Come ai vecchi tempi Fratello."
Mi avvicino alla nave. La tocco e mi ci specchio quasi. Vedo il ragazzino sbarbatello e molto più giovane di me. Poi mi guardo e penso che forse, non si è fermato tutto. Ora sono nei DD, l'Almost Home è il mio nuovo equipaggio. Ma un Pilota deve avere la sua nave. Un Pilota deve avere il suo angolo di 'Verse nel quale fermarsi e fumarsi una sigaretta, osservando in lontananza una delle cinque stelle brillare. Ed un contrabbandiere muore contrabbandiere.


martedì 10 luglio 2012

Non fa poi così freddo

Dopo essere ripartiti da Hall Point, ho parlato con John. Si poteva fare un giro a St.Andrew e farci sbarcare dall'Almost Home per non perdere tempo. Poi un modo per lasciare il pianeta si sarebbe trovato.
Siamo arrivato all'alba a Icewolf, nella piccola piazza d'atterraggio del villaggio, dietro casa di mio zio.
Il primo che mi ha visto è stato Wolf. Ha annusato, si è avvicinato con cautela e ci ha squadrati a me e a John. Poi ha preso la rincorsa e mi si è lanciato addosso, slinguazzandomi per bene la faccia. Mi mancava il cagnone.
Poi si sono aggiunti al comitato d'accoglienza zio Back, zia Denetha. I Cugini sono sposati e sbattuti un pò ovunque nel pianeta, li rivedrò con calma prima o poi. E poi è arrivata la biondina. E' mia cugina, ma è una piccola sorellina.

Mi mancava il calore di casa.
La carne di zia, le storie di caccia di zio, forse un pò meno le solite lagne da teenagers. Mia cugina vuole volare con me, vuole seguire il cuginone per il 'Verse e fare le sue avventure. E John che praticamente è suo coetaneo, i miei zii non hanno più una scusa per trattenerla a terra.
"Hai testa, sei sprecata a venire con me."
John mi guarda, mi basta un semplice sguardo, e lui forse capisce non insistendo.
Finiamo di mangiare anche abbastanza velocemente nonostante tutto e mentre zia porta John a prendere abiti imbottiti, la biondina sparisce in camera sua, io resto con mio zio.
"Voglio che lei abbia la migliore istruzione. E se voi non ci riuscite, ce la mando io a Cap City a studiare."
Alle altre domande ed interdizioni dello zio non rispondo, cocciuto come un asino ed un muro. Io ho deciso, anche contro tutti.

Arriviamo a Flame nell'ora di Pranzo
Le Tre Botti, la locanda principale di Flame. Jorfag, il proprietario, era un caro amico di mio padre, uno con il quale cacciava e con il quale contrattava per la vendita ed i rifornimenti di carne o pelli. Con la morte di mio padre mi aiutò molto col capanno di caccia finchè quando decisi di venderlo, fu proprio lui a comprarselo. Io in quel periodo non capivo molto di costi e valori, solo in seguito ho capito che se la comprò a due volte il suo valore reale.
Ci siamo guardati, ci siamo annusati, come due lupi pronti ad azzannarsi. Poi ci siamo abbracciati.
"Fottuto Cane rognoso!"
"Bestia!"
Solite battute tra vecchi amici.
Come immaginavo Flame non informava la sua gente di quello che sta facendo. Quando ho detto come Corona ci stava quasi costringendo a lasciare il pianeta per finire nelle grinfie della Vanguard, molti sembravano spiazzati. Spero solo che sia riuscito in qualcosa.
Certo è che John sembra essersi abituato fin troppo bene al freddo. E Jorfag sembra esserselo preso a cuore. Forse gli ricorda il figlio, morto a Blackrock per colpa di quel fottuto missile.

Credo che più tardi ci tornerò alle Tre Botti. La rossa, Eolen. Per essere una donna usa l'arco meglio di molti uomini. Forse anche meglio di me. La pacca sulla chiappa l'ha presa bene, se non torno a trovarla stasera sono un fesso.

Ci sono a malapena cinque gradi fuori. Ma devo ammettere che nonostante tutto, non fa poi così freddo

domenica 8 luglio 2012

Nel posto sbagliato

"Non le ho scritte mica io le regole del gioco!"
Guardo il soffitto della cabina nella Almost Home e ripenso alle parole di Diego. Seven Hills. Meccanico. Minatore. Mi chiedo se fra trent'anni non diventerò anche io in quel modo. Spero di essere già crepato.

Le regole del gioco.
Un carico di vodka da Koroleva a Clackline. Non avevo mai visto questo pianeta, era il mio primo viaggio nel sistema Dorado. Un pianeta verde, disseminata di campi, pascoli ed animali. Molto simile a Bullfinch per molti versi. Bolton stava soffrendo come un cane all'idea che in quel pianeta non ci fosse neanche un bordello.
"Red, cazzo! Qua sembra peggio di Victory!"
E non aveva torto a sbraitare continuamente. Ranch, merda di cavallo, mucche, merde di mucca, sole, sole, caldo, sole, sole.
Chiudemmo con la spedizione e ci facemmo pagare. Ma prima di ripartire ci contattò uno dei trafficanti di Safeport, per informarci di un cambio di programma. Avevano bisogno di uomini per una distilleria. In un primo momento non ci arrivai, poi mi spiegò che dovevo rimediare da un latifondista dieci uomini e comprarli. Saremmo stati pagati bene. Dovevamo comprare una nave nuova, avevamo bisogno di soldi. Accettammo per non perdere i contatti di Safeport.
10 uomini, dai 20 ai 37 anni. Con corde ai polsi e gettati nella stiva. Mi sono recato personalmente ogni giorno nella stiva per assicurarmi che non fossero trattati come merce e che avessero due pasti al giorno. Mi ringraziavano ogni volta prima di lasciarli. E mi faceva male in petto, quando ripensavo a quale animale potevo essere per aver accettato di contrabbandare uomini.
Uno dei ragazzi, il più giovane, si offrì per pulire la nave ogni giorno durante il viaggio, in cambio di un pasto in più. Era un tipo sempre affamato. Io gli dissi che l'avrebbe avuto ugualmente anche senza lavorare, ma lui si rifiutava. Non voleva la carità di nessuno e per meritarsi quel pasto in più avrebbe lavorato. Non obbiettai.
"Siete degli schiavi?"
Non capivo ancora cosa significasse il 'Verse. Avevo solo vent'anni.
"Dicono così. Ma credo che qui dentro nessuno ricorda di essere mai stato un uomo libero. E' sempre stato così; è come essere nati senza le orecchie: non senti i suoni, ma non ne senti la mancanza perchè non li hai mai conosciuti."
Il ragazzo sorrideva mentre mi parlava. Non sembrava dispiaciuto. Gli ho chiesto di raccontarmi di più. Gli ho offerto uno dei panini di Abdul e lui ha cominciato a raccontarmi tutta la storia di Clackline. Del Verme Newman, della legge Lewis. Per loro non dimenticare quella storia significa non dimenticare il perchè hanno perso una parte di loro: la Libertà.
"E perchè non fate niente per riprendervela la Libertà!"
Lui mi guarda, si pulisce la bocca dalle briciole ed un sorriso amaro si dipinge sul volto.
"Non ne abbiamo la forza. Ci siamo abituati ad aver perso la Libertà. E finchè riusciamo a mangiare e ad avere un tetto sulla testa, non ci lamentiamo. Probabilmente siamo nati nel posto sbagliato."
Poco dopo il ragazzo torna nella stiva ed io me ne torno nella cabina del capitano. Non parlai a nessuno di quella chiacchierata, neanche a Bolton. Non eravamo ancora arrivati a Safeport, dovevamo passare per Victory e fare rifornimento di carburante. La nostra nave ed il nostro equipaggio non era ben visto da quella massa di puritani cattolici del cazzo. Forse da quando hanno scoperto chi aveva smerciato la Fata Verde da loro ed il Cardinale bruciato al rogo. Mi portai dietro il ragazzo. Lo lasciai lì, con la promessa che sarei tornato a riprenderlo. Non mi fregava di perdere parte dei soldi dei contrabbandieri. L'avrei spacciato per morto. Era troppo giovane per crepare respirando i fumi di una distilleria. E chiusa la trattativa con Safeport tornai sul pianeta e lo caricai nel mio equipaggio. Si chiamava Ron.
"Cosa vuoi fare Ron? Sei un uomo libero ora. Puoi restare su questa nave o andare via. Ti lascerò su Hall Point."
Lui mi guarda, quasi non sapesse cosa dire. Boccheggiava. Scegliere...sembrava non avesse mai scelto fino a quel momento.
"Il 'Verse, Red. A me piace il 'Verse. Ed i motori."
Due pugni sulla spalla; lui se la massaggia, ma presto ci avrebbe fatto il callo.
"Benvenuto a bordo allora, Ron. Vai in sala macchine ed aiuta il meccanico. Lui sarà il tuo nuovo insegnante finchè non imparerai da lui tutto quello che sa."

Per quattro giorni mi presi le bestemmie russe di Karol, il vecchio meccanico di Koroleva, per avergli appolipato uno studente. Ma si abituò presto anche lui.

(storia di Clackline: Link)

venerdì 6 luglio 2012

...ma tutto sembra continuare

Una sera a Richleaf è sufficiente per far riaffiorare i ricordi.
Sbarbatello, qualche chilo ed una dozzina di anni in meno.
I contrabbandieri di Safeport ci avevano commissionato di portare a Richleaf un carico di 300 litri di una qualche strana grappa distillata casereccia. Faceva sessanta gradi quel veleno. Io e Bolton giravamo come due coglioni per Maracay in cerca del tizio nero che avrebbe concluso lo scarico e ci avrebbe dato le direttive. Abdul era lì, in un chioschetto non troppo lontano dallo spazioporto a fare i suoi fottutissimi panini di carne. Un morso e ci si era rizzato. Stavamo per avere un orgasmo per quanto cazzo fossero buoni quei stramaledetti panini. Doveva venire con noi, sulla nostra nave, da mettere in cambusa. L'affare era fatto.

E dopo otto anni che l'equipaggio si era disfatto, eccolo di nuovo lì, in quel suo fottuto chioschetto a fare quei suoi dannati panini. Ma non erano come la prima volta.
 "Cristo Red! Ma allora i fottuti alleati non ti hanno inculato!"
Abbracci, un panino offerto. I panini erano sempre quelli, ero io che avevo mandato giù troppa merda per poter sentire ancora quel sapore da orgasmo.
 "Dovresti saperlo, amico mio, che io sono una roccia!"
Mi invita a casa sua e mi offre un qualche strano alcolico. Faceva schifo, ma scendeva liscio come acqua e saliva come veleno. Ha una famiglia: una splendida moglie ed quattro figli. Ormai i viaggi per il 'Verse non sono più per lui. Ci abbracciamo ancora, due pugni alle spalle come ai vecchi tempi. Poi lo saluto.

Legs Tight, il mio bordello preferito.
Sbarbatello, qualche chilo ed una dozzina di anni in meno. Nessuna esperienza con le donne.
Bolton aveva insistito per tutto il viaggio affinchè l'accompagnassi in quella bettola. Non avrebbe continuato a viaggiare con un verginello come Capitano. Era una questione d'onore, a sua detta. Il posto sembrava pulito, le donne messe in regola. Dovevano girare parecchi soldi lì dentro, nonostante i prezzi restavano abbordabili. Bolton decide che quella sera avrebbe offerto tutto lui ed io non avrei dovuto fare altro che rilassarmi, bere, fumare e scopare. Me ne mise addosso due, quelle migliori a sua detta. Due more da far rizzare anche i peli del culo. Ho bevuto ma non ho fumato. Sapevo bene quel che succedeva quando assumevo droghe. Una delle due more resta in sala, l'altra mi accompagna in stanza da letto. Dopo tre bottiglie di rum ero completamente andato. E se sicuramente abbia fatto schifo, lei non ha mai detto nulla a riguardo.
La mattina dopo oltre che col mal di testa, avevo anche due occhi neri ed il braccio destro rotto. La mora del bordello mi stava fermando il braccio nella sickbay della Dick Frick. Si chiamava Mona ed era Russa. Non mi fregava se era una donna; era un medico. Un pò di viaggi per il bordello, un ingaggio fisso e Mona era dei nostri.

E dopo otto anni che l'equipaggio si era disfatto, eccola di nuovo lì, in quel bordello rimasto sempre uguale negli anni, a dirigere le sue donne. La maitresse del bordello.
"Merda Red! Vieni qua e non mi avvisi?! Credevo fossi crepato in guerra!"
Mi abbraccia e mi bacia, come sa fare lei. Non è mai stato amore il nostro, qualcosa di meno. Lei era sempre quella: le sua mani sempre morbide ed il suo corpo incandescente; ero io che avevo preso addosso troppa merda per sentirla ancora vibrare come la prima volta.
"Lo sai che senza la mia Mona, non sarei potuto stare troppo a lungo."
Restiamo nel letto per tutta la notte, lei mi tiene stretto a sè, io le accarezzo la testa. Prima della guerra anche lei aveva ripreso la sua vita, lontano dai fucili e lontano dal sangue. Non sarebbe riuscita a seguire me e Bolton in mezzo a quell'orrore. Non l'ho mai biasimata per la sua scelta. Lei ha ora quel bordello da tenere in piedi, ragazze da togliere dalla strada e da proteggere, anche se a modo suo. L'ho baciata un'ultima volta e poi l'ho salutata.

Passano gli anni, ma tutto sembra continuare. Per me invece sembra essersi tutto fermato. Il sangue e le morti. I pianti e la rabbia dei sopravvissuti.
Mi guardo allo specchio della Lucky Nessie e mi vedo sbarbatello, con molti chili in meno. Poi osservo le braccia e capisco che non per tutti la vita sembra continuare.

giovedì 5 luglio 2012

Pasticche

Non mi ricordo neppure l'ultima volta che ho ingoiato una di quelle pillole analgesiche. Credo che sia dalla battaglia di Sturges.
"Tenetevi in tasca questi, soldati. Se vi abbattono e non crepate subito, almeno non soffrite come cani e forse ce la fate fino ai soccorsi!"
Come sempre il Tenente McAllister aveva le sue brillanti idee. Forse è anche grazie a quella merda che non sono crepato con un taglio nello stomaco. Ricordo ancora le interiora.
E ricordo ancora il copilota con una spranga nella schiena e nei polmoni che prima di morire soffocato dal proprio sangue ha sofferto come una cane per due giorni. Halley aveva una figlia di pochi anni, nata prima della guerra e prima che diventasse un soldato.

Ingoio un'altro antidolorifico per questa fottuta costola e mi tornano in mente le sue ultime parole, pronunciate con quel suo ghigno sofferente.
"Anne forse non crescerà con un padre, ma dovrà crescere libera."
Altre quattro ore ed una pillola ancora in gola. Vedo John con quel tubo in gola, con il polmone bucato e mi torna in mente l'uomo che è morto di fianco a me, con una spranga di ferro nel costato.

Mi gira la testa.
Me ne torno nella mia cabina della Lucky Nessie. 

Sono le 3.15 e non riesco ancora a dormire. Sono passate quattro ore e butto giù un'altra dose.
Sento la voce di Wolfwood nella testa sgombra da dolori.
"Schierarsi apertamente e combattere a tutti i costi, pur essendo consapevoli di una sconfitta, non procura altro che morte e sofferenza. Per quanto degna d'ammirazione, questa si dimostra una scelta che non porti ad alcun fine concreto.
E istintivamente un pugno si schianta sulla parete di fianco a me, ma senza farmi male, per via delle Pasticche. Come se la guerra fosse un gioco dove la vita è una delle puntate messe sul tavolo; come se il crepare da un momento all'altro fosse una scelta dettata da qualche capriccio infantile.

Alle 7.30 non è ancora sceso il sonno, anzi, ormai è completamente andato a puttane. Ingoio una nuova pasticca e mi tasto il fianco. Non fa poi così tanto male. In testa ho la bara di McAllister nel momento in cui viene seppellito nel cimitero di Oak Town, ritrovato dalla sorella al termine della battaglia di Serenity Valley, sotto pile di altri cadaveri. Lei non piangeva al funerale, era fiera ed immobile, abbracciata alla moglie dell'Ex Tenente. La moglie aveva uno sguardo vuoto ed il figlio un occhio di meno. Nessuna onorificenza sull'hololapide. Nessuna onorificenza sulla hololapide di Halley su Spartaca.
La mano del figlio di McAllister, più giovane di me di alcuni anni, sulla mia spalla e le sue parole.
"Un grado su una tomba non avrebbe comunque reso giustizia a quelli come loro. Non volevano essere ricordati: quello che facevano lo facevano perchè dovevano."
Devo smetterla di prendere queste fottute pasticche. Il dolore fisico è di gran lunga migliore di tutto questo. Domani le butterò.