martedì 30 luglio 2013

Reload

"Regge?"
"Alla perfezione, Frìda. Ti stai appoggiando ai sensori della Wyoming?"
"Eh...se non fosse per la Skuld, su Icewolf le comunicazioni sarebbero una merda."
Bolton si affaccia nella plancia di comando della Almost Home, un saluto fugace al viso di Frìda dall'altro lato della comunicazione cortex.
"Senti un pò: come sta Hust?"
"Sta bene. La febbre si è abbassata. Ho preso con lo shuttle una delle megere di Winter ed ora si sta occupando di lui."
Un sospiro pesante, la sigaretta che vien ciccata nel posacenere.
"Non so come ringraz..."
"Fottiti Rognvaldr. Pulisciti il naso e indossa il Browncoat; tu combatti per noi, è il minimo che possa fare per te e per loro. E poi ho messo sù abbastanza grana per poter stare qualche settimana col mio nipotino prima di ripartire."
Sollevo un sopracciglio, perplesso ed incuriosito. Frìda scoppia a ridere.
"L'Esercito mi ha pagato per spostare qualche distaccamento di uomini per Polaris. Quando l'Ammiraglio del Settimo Array ha saputo che sono tua cugina mi ha dato un pò di lavoro da fare."
"Non conosco l'Ammiraglio del Settimo."
No, non me lo ricordo. Forse Rooster me l'ha fatto l'elenco degli Ammiragli ma evidentemente ero distratto. Fottuto Black e la sua dannana testa del cazzo ancora appesa a quel dannato collo.
"Ma si che lo conosci. Benda sull'occhio come Harry, barba sul viso. In divisa è un gran bel fusto. E poi ha un cul..."
"Oh per tutti gli Dei, Frìda! Puoi evitare una buona volta di nominare i culi degli Ammiragli in mia presenza!? E poi hai vent'anni: dovresti pensare ai ragazzi della tua età!"
Frìda borbotta, mondandomi via cortex una linguaccia che buca lo schermo.
"Ventitrè tra un mese, Red. Ah comunque è McAllister si. Si si Alexander McAllister. Ma che c'hai fatto la guerra insieme?"
"Con suo padre, si."
Un breve momento di silenzio che vien seguito da un sorriso.
"Hanno controllato la nave nelle quarant'otto ore dell'ultimatum della Confederazione. Mi commissiona dei carichi di vettovagliamento quando ne hanno bisogno su Tauron. Ci hanno anche scortati in diversi viaggi. Mi ha detto che piloti nella Confederazione servono sempre, specialmente belle e in gamba."
Storco le labbra. Mi massaggio le tempie. Piloti belle ed in gamba.
"Lascia perdere la guerra, Frìda. E non farti corteggiare dai Soldati."
"Va bene va bene. Come vuoi fratellone! Oh ah...ti lascio con Eolen và, così vi parlate."
Frìda mi lascia un bacio come saluto, prima di lasciare il pad nelle mani della donna più bella del 'Verse. Al diavolo le miss stronze interplanetarie: la donna più bella l'ho sposata io.
"Ehi..."
"Vedo che hai ancora le chiappe al posto giusto, Primo Ufficiale Wright..."

giovedì 25 luglio 2013

Sentence

Una volta al mese mio padre viaggiava verso Winter, per vendere molte delle pelli e delle vesti confezionati nel capanno. Ed insieme a lui anche altri uomini di Icewolf o della Wolfwall. Era un viaggio lungo, di molti giorni tra andata e ritorno, e viaggiare da soli significava essere derubati da briganti o assaliti dalle belve. Venti carri e venti villaggi. Sembravamo renne durante la migrazione estiva. L'inverno stava arrivando, ma le strade erano ancora percorribili. Penso che avevo si e no dieci anni, forse anche di meno.
"Perchè non è venuto anche Bjorg, Dad?"
"Tuo zio Back ha detto che è ancora troppo piccolo."
"Per andare a Winter?"
"No. Per vedere giustiziare un uomo."
"Anche Mum è troppo piccola?"
Strappo una fragorosa risata da mio padre. Mi accarezza la testa velocemente. Poi decide di togliermi da sopra il cavallo da tiro del carretto per mettermi a terra.
"A lei queste cose non piaccio. Và a giocare con gli altri bambini, che il viaggio è lungo."
Io conoscevo solo Gwen, che nonostante fosse più piccola di me di un paio d'anni forse, aveva insistito per accompagnare il padre durante quella traversata continentale. Menava forte anche da ragazzina quella brunetta! Ma nonostante la schiera di uomini tra quei carri, non si contavano più di cinque o sei ragazzini.

Il viaggio quella volta era sembrato interminabile. Noioso se non fosse stato per qualche lupo o orso che decideva di assaltare i carri, affamati. Di briganti neppure l'ombra. Quando arrivammo a Winter i cavalli erano esausti. Qualcuno li spostò nelle stalle a pagamento, mentre altri si occuparono delle pelli da vendere ai vari mercanti. Mio padre e Fastarr Kregh svuotarono il carretto di pelli per riempirlo di latte principalmente, o qualche altro bene che ad Icewolf non riuscivamo a procurarci. Io e Gwen invece girammo a zonzo per Winter, incuriositi ed affascinati da quella grande cittadina, mai visitata prima. Gente diversa, avvolta da pellicce brune e non grigiastre, con capelli bruni o rossicci mentre i capelli color grano sono molto meno numerosi rispetto alla Vallata.
"Qui è tutto storto..."
Gwen annuisce. Mi tocca i capelli e poi i suoi: noi due i capelli biondi non ce l'abbiamo mai avuti. Ma poi aggiunge sorridente.
"Che significa ciustiziare?"
"Eh...significa che fanno giustizia, Gwen."
Faccio spallucce. Saltello su una pietra e mi vado a sedere sul bordo di un grande pozzo di pietra. Aiuto Gwen a salire e sedersi.
"Non finite dentro quel pozzo ragazzine, che poi finite che vi spaccate la testa."
La voce che tuona appartiene ad un uomo non troppo alto, meno della maggior parte della popolazione; capelli color rosso fuoco, lunghi e tenuti in ordine da un paio di piccole trecce; la barba che gli nasconde completamente il collo.
"Non sono una ragazzina!"
Lo guardo storto, strizzo il naso.
"Barba Rossa, che significa ciustiziare?"
Gwen sfacciatamente rimette avanti i suoi dubbi, per nulla soddisfatta della mia spiegazione.
"Piccoletta, domani mattina fanno Giustizia. Decapitano un uomo che ruba pelli ed uccide la gente. Era ora che facessero pulizia!"
Lo sconosciuto si allontana, Gwen mi guarda e mi fa una sonora pernacchia.
"Pulisia, Rognvaldr. Ciustiziare significa far pulisia."
Annuisco, convinto delle parole dello sconosciuto e della pernacchia di Gwen. Probabilmente saremmo andati ad importunare qualcun'altro se non fosse stato che mio padre ci afferrasse ambedue per il cappuccio del copriabito imbottito e ci trascinasse come due sacchetti sgonfi in direzione della locanda. Il sole stava calando.

White Tiger mi sembrava immensa, paragonabile alla Grande Casa di Icewolf. ma la gente non se ne stava seduta a fare discorsi seri, piuttosto cantavano, ballavano, mangiavano e bevevano. Lascio la pelliccia a Dad e mi avvicino al grande focolare; Gwen si fa staccare una zampa dalla volpe, io mi accanisco sulla testa. Tiro due, tre, quattro volte. Solo quando tra le risate goliardiche dei più grandi uno di loro me la stacca e me la mette in mano, con un broncio lungo un metro, comincia a divorarla. Per tutta la sera sento parlare di questa esecuzione pubblica, della decapitazione del farabutto. Ritorno da mio padre per chiedere, ma il tizio dalla barba rossa è lì che parla con lui. Lo guardo storto.
"Dovresti scendere più spesso, Abjorn. Per tutti gli Dei...dalle vostre parti non ci sarà neppure la birra!"
Sembrano vecchi amici, ridono, si danno pugni sul petto. Dad mi guarda.
"Non è un viaggio breve, Thorig, lo sai. E poi..."
"E poi ora hai una famiglia. Si si. Ma ehi! Chi è la ragazzina!"
"Sono Rognvaldr e non sono una ragazzina, Pelliccia rossa!"
L'uomo si piega sulle ginocchia, mi da una scompigliata di capelli ed io mi appendo sgraziatamente al braccio dell'uomo, nel tentativo di buttarlo a terra. Intorno a noi la gente ride divertita; persino mio padre e Thorig ride. Quest'ultimo mi da una pacca sulla spalla - amichevole ma pesante.
"D'accordo sbarbatello, non sei una ragazzina!"
Altro broncio. Do le spalle al tizio e mi isso sullo sgabello al bancone salendo solo al secondo tentativo. Per me niente birra, troppo piccolo. Latte di foca o di balena. 
Non ci mettiamo a dormire tardi, ma per tutta la notte continuo a pensare all'esecuzione. Non so neanche cosa significhi esecuzione. Prendo sonno che è tardi.

All'alba siamo già svegli, con le pelli addosso a coprire dalla brina gelida mettutina. Quando scendiamo in piazza questa pullula di gente, piena degli Hjorleif giunti dai villaggi vicini per assistere all'esecuzione. Mio padre deve prendermi in braccio e sistemarmi sulle sue spalle per permettermi di vedere il patibolo di pietra in fondo alla piazza.
"Dad, che significa dacapitolare?"
"Decapitare, Red. Significa che gli tagliano la testa.
"E fa male?"
"No. Non sentirà niente."
Mio padre riesce ad essere convincente tanto che io annuisco convinto.
"Se non vuoi vedere, non farlo."
Faccio spallucce. Non farà male.
Il primo a salire sul patibolo è un uomo alto, postura rigida e marziale. Capelli castani e lunghi fino alle spalle, una barba corta che gli riempiva il viso. Dalle spalle, avvolte dalla pelle di un orso bruno scendeva un mantello nero ed imbottito, così come neri erano tutte le vesti che si portava dietro.
"Chi è Dad?"
"Lui è Edmund Skar. Signore di Winter."
Lo seguo con attenzione, prima di spostare lo sguardo sull'uomo incatenato accompagnato sul patibolo dalle due guardie cittadine. Non ricordo precisamente la sua fisionomia, però ricordo che era biondo anche lui, sbarbato. Lo fanno inginocchiare davanti al ceppo logoro e mai pulito del tutto dal sangue delle varie esecuzioni.
"Mercer Grey, quest'oggi sei qui per pagare i tuoi crimini. Furto ed aggressione. Omicidio. E prima che anche il Grande Padre ti giudichi, hai diritto alle tue ultime parole."
Il condannato scrolla le spalle, come a scacciare da il braccio di una delle guardie.
"Facciamola finita!"
Il capo gli viene chinato sul ceppo ed Edmund prende nuovamente parola.
"In nome di Fredrik Eriksen, Governatore di Saint Andrew, io, Edmund Skar, Signore di Winter e Membro del Consiglio dei Sei, ti condanno a morte."
E dopo aver pronunciato la sentenza, sfodera una lunga e pesante spada a due mani, lunga quasi quanto è alto quello stesso uomo che l'impugna. Ma non fa fatica a sollevare quell'arma sopra la propria testa. Sono pochi secondi, veloci e fluidi: l'arma vien fatta cadere sul collo del condannato tranciando di netto il capo dello stesso. Fiotti di sangue e quel capo che rotola sul patibolo come una sfera vuota. Non distolgo lo sguardo dalla scena, metabolizzando la sequenza velocemente. Mio padre mi rimette a terra, poi si piega sulle ginocchia per potermi guardare negli occhi.
"Ricorda sempre, ragazzo mio, che rubare ai propri fratelli è un atto scellerato. Non importa cosa e non importa come. Così come il tradimento o abbandonare chi ha riposto fiducia in te. Questo gli Dei non lo perdonano, e nemmeno gli uomini."
Io annuisco nuovamente, poi lui mi scompiglia i capelli. Mi da una breve spinta, per rimettermi in moto. E' inutile il tentativo di cercare sul patibolo Skar, che nel frattempo sembra essersi volatilizzato. Poche ore dopo siamo nuovamente in viaggio, di ritorno ad Icewolf. Di nuovo una lunga e stancante traversata.

- Ritratto di Edmund Skar - Grande Casa di Winter - Marzo 2488 -

mercoledì 24 luglio 2013

Lucky Sunday

Domenica fortunata. Un cinghiale che passa davanti all'Almost Home. E quando mi ricapita.

Per le otto ho quasi finito di spezzare la carne. E poi Cortes dice che non sono buono con lei: ha dormito fino alle otto passate oggi.
"Ehi, Capitano, dove vai?"
"Vado in Città!"
Rooster defila via senza troppe spiegazioni. Le guardo la schiena mentre si allontana in direzione di Timisoara.
Mezz'ora dopo è la volta di Bolton, che sfoggia l'abito intero della domenica. Fischietta. Si è comprato una benda nuova da mettere sull'occhio Comincia a sellare il cavallo.
"Che Thor mi fulmini, Harry. Che avete sta mattina tutti? Si sposa la figlia di Franck Dallas e nessuno me l'ha detto?"
"No, Red. Vado in...Città"
Assottiglio lo sguardo. Lo shijian non mi convince. Soprattutto quando goffamente imita Jack.
"Ma non è che tra te ed il Capitano..."
"Bontà divina, no! Cioè...non con lei...non potrei mai!"
Sguardo inquisitorio. Un cane attaccato ad un osso che non vuol mollare.
"Si chiama Sarah, abita fuori New Dallas. E' la figlia del fornaio James."
Mi pulisco le mani, giusto per incrociarle davanti al petto. Un cenno semplice, di andare avanti.
"E che Cristo, Red. La porto a fare un giro a cavallo, eh. Torno prima di pranzo."
Aspetto che se ne vada, ma senza scansare lo sguardo da Bolton. Solo quando lui e Junk sono distanti, sorrido. Erano anni che non lo vedevo cavalcare spensierato.
"E tu Wright?"
La voce femminile la conosco.
La chioma bionda e quell'espressione marziale e seria che riempie la plancia di comando sempre.
"Io cosa, Sharpe?"
"Polaris è Indipendente, Saint Andrew libero. Potresti tornare dalla tua famiglia."
"Si lo so. Ma voi?"
"Ce la siamo cavata anche senza di te, Wright."
"C'era Edwards con voi, prima. Ed ora che Polaris è libero, avete ancora più bisogno di piloti discreti. Black potrebbe evadere o farla franca. Ho ancora delle faccende in sospeso prima di tornare a casa."
"Potresti morire e non rivedere nessuno dei tuoi."
"Il Grande Padre, Sharpe, ha misurato il gomitolo della mia vita tanto tempo fa. Posso anche nascondermi in un buco, ma non vivrò un istante di più. Il mio destino è stato deciso e la paura non frutta niente all'uomo."
"Non credo nel destino, Wright. Ma sono lieta di non dover far a meno di te, in plancia."
Da lì a poco anche Sharpe si dilegua, nella nave, probabilmente in plancia. Io devo finire di pulire la carne prima che il sole si alzi troppo e arrivino le mosche.

sabato 6 luglio 2013

Carry out

Vandoosler mi segue fino all'Almost Home aiutandomi a mettere Oxossi sul lettino della Sickbay; lasciarlo in quella radura l'avrebbe ucciso con una certezza matematica.
No, probabilmente riempire nuovamente il Linx dei Ravens con i perforanti del gatling avrebbe significato la morte di tutti quegli uomini.
Lasciarne uno vivo, almeno uno, per farci dire dove tenevano il carico.
Fuck! Che cazzo dico!?
Al diavolo quel corer di Stanton e la sua ciurma di sbarbatelli corer, a fare gli eroi nel 'Rim.

Hale e Vandoosler restano nella sickbay neppure temessero che Bone venisse soffocato nel sonno.
Non ho nessuna intenzione di restare in quella infermieria un secondo di più.

Tu ti saresti arreso Red Wright?
Io non mi sari arreso e non avrei consegnato nessun'arma.
E allora perchè avrebbero dovuto farlo loro?
Perchè la nostra causa vale più dei quattro spicci in mano a dei contrabbandieri.
Perchè te l'hanno ordinato.
Io sono un soldato e tu, testa di cazzo, sei solo...la mia testa.

Per tutti gli Dei, ora ci mancava che prendo a parlare da solo.
Mi dispiace per Oxossi; dannazione. Ma questo non avrebbe comunque cambiato nulla.

Quel che va fatto, va fatto.

Wright carrying Home.
Wright throwing out.

martedì 25 giugno 2013

War can wait another day

"Voi fuori a divertirvi, ad incontrare Eric Rose, l'Ammiraglio Eric Rose, ed io qui a grattarmi le chiappe!"
Bolton borbotta in uno shijiano stretto, offeso per non essere stato coinvolto.
"Ci hanno sparato addosso!"
"Si ma hai guidato la Leviathan!"
"Mark uno e lanciasiluri avanzati!"
"Avanzati?"
"Avanzati!"
Bolton ha improvvisamente dimenticato di essere offeso. Si alza dalla postazione sensori e mi rifila un pugno sulla spalla. Euforico.
"Ora sì che si ragiona! Ah Ah! Glie li apriamo quei loro fottuti culetti blu!"
"Fuck Harry! Fuck! Scateniamo la violenza! Violenza! Abbiamo la potenza!"
Erano anni che non mi facevo prendere in quel modo dall'entusiasmo. Eric Rose. L'ultima volta che lo vidi era alla sua evasione, quando lo risparmiammo a Fargate. Ed ora è lì, con noi.
"E' un onore riaverla con noi, Signore!"
Con noi a fare la guerra.
"If the wild bird could speak"
"She'd tell of places you had been"
Attacchiamo: stonati, senza vergogna.
"We were cautioned to surrender"
"This I could not do"
Non ci importa.
"Their brands were still on fire and their hooves were made of stee"
"Their horns were black and shiny and their hot breath he could feel "
L'equipaggio non può dormire stasera. Non con il Polaris in guerra, con Bullfinch che resiste, con i vertici che si incontrano, per un nuovo Exodus Day.
"With pale affright and panic flight"
"Shall dastard Bluejacks base and hollow"
Per ore, fino all'alba. Senza toccare alcol, con la gola che si disseta di speranza.
"For six long years I've been in trouble"
"no pleasure here on earth I've found"
Finchè non è l'alba.
"Don't waste your time"
"Or time will waste you."
Stanchi e stremati, quando l'equipaggio comincia a svegliarsi, noi ci buttiamo sulle nostre brande. Faremo trincee e organizzaremo la resistenza contro le Bluejacks. Domani. Questa notte siamo lupi che ululano alla luna.

Ballate:
Polly Wright
Il canto dei non arresi
Ghost Rider in The Sky
Blackrock Brigade
The Hobo Song
Knights of Cydonia

mercoledì 19 giugno 2013

Blood Traders

Al reverendo di Timisoara serviva qualcuno che gli spaccasse la legna, così mi sono offerto di spaccargliele. Non me la sono sentita di chiedergli soldi. Con quello che sta arrivando meglio che si tenga più soldi possibili.

La solita bettola lungo la Main Street: whiskey annacquato e carne di cavallo. E' particolarmente buono. Il saloon è pieno di browncoat armati. Gente dell'Ammiraglio Eric Rose probabilmente. E' giunta voce che un paio di Firefly siano atterrate fuori Timisoara nella mattinata per fare rifornimenti e tornare nello spazio a pattugliare i confini del Polaris.

Due doppie porzioni finiscono in fretta. Sono sazio. Mi fermo dei minuti e mi accendo una sigaretta: una Serenity.
"West."
Prima di riprendere il whiskey e riempire il bicchierino.
"Non mi offri da bere, Wright!?"
Mi giro lentamente, osservando il tizio che si siede di fianco a me. Il fianco sinistro del viso è nascosto in parte dalla benda che ha sull'occhio. Barba nera lunga due dita, sigaro spesso, di Greenfield, tenuto tra i denti. Il Browncoat addosso con i gradi di Ammiraglio.
"Fuck! Certo Signore, agli ordini Signore!"
Un Ammiraglio sudto di fianco a me. Il tizio dietro al bancone prende un bicchierino mentre io velocemente lo riempie. L'Ammiraglio boccheggiando il sigaro con aria dura, ad un certo punto scoppia a ridere. Lo guardo. Una faccia conosciuta.
"Ma che cazzo Wright. Non mi riconosci?"
"Si...cioè no. Tu sei morto."
Lui scuote il capo. Si tocca la guancia ad indicare la benda sull'occhio. Finalmente realizzo. Il sorriso si allunga per tutta la faccia.
"Cazzo Rex..."
Al diavolo i gradi. Alexander McAllister, figlio del Tenente McAllister.
"...credevo che tu fossi ad Oak Town con la tua famiglia."
Ci stringiamo le mani, due colpi sulle spalle. Lui ha due anni meno di me, ma ormai la differenza d'età non si nota più. Lo vidi per l'ultima volta al funerale del padre, alla fine della guerra.
"Ed io che tu stessi marcendo a Fargate."
"Ed invece eccoci qua su questo pianeta di vaccari. Avanti, spiegami come cazzo fai ad essere Ammiraglio mentre io sono solo un Capitano."
Se la ride. Il fumo che si solleva dalle nostre teste.
"Pochi mesi dopo il funerale di mio padre, mia madre è morta. I dottori dissero che fosse per via della morte di mio padre...il cuore non ha retto."
"Alcune persone non possono vivere separate."
E' una storia che conosco bene.
"Lo penso anche io. Comunque...decisi che mio padre non poteva essere morto invano e che come ultimo McAllister dovevo tornare a combattere. Ho cercato ciò che era rimasto del quindicesimo reggimento. Tra Blackrock, Sturges e Serenity Valley pochi erano i vivi ancora disposti a combattere. West era nella tua squadra se non mi sbaglio."
"E' vivo?"
"E stronzo, si."
Una bella notizia da anni. Sorrido ancora. Gli faccio cenno di continuare.
"Cinque piloti, due macchinisti, un squadra di quindici uomini, Wright. Venni a cercare anche te e Bolton ma non vi si trovava. Quando vi raggiungevo su un pianeta voi eravate già decollati. Non ho mai capito come facevi a scomparire nel nulla una volta che salpavi. Anyway...rubammo due Avenger alla base di Goldera; una la smantellammo per rivenderla e con i soldi acquistammo due Firefly. Le abbiamo armate. Ed abbiamo ripreso a fare la guerra sul confine. Gli alleati che si arrendevano venivano abbordati e fucilati, quelli che non si arrendevano esplodevano nello spazio. Ciò che si vendeva a Safeport ci garantiva autonomia nello spazio e quattrini per comprare medicinali.
Per qualche attimo sento gli occhi lucidi, orgoglio e rispetto per quel ragazzo che è diventato uomo. Che si è fatto strada da solo e senza imboccare la strada facile della pirateria. Rex non si vanta, neppure suo padre si vantava mai.
"L'Ammiraglio Renshaw ci ha trovati e ci ha arruolati. E mi ha dato il grado di Ammiraglio. Quando ti hanno arrestato la prima volta ed il tuo nome è finito sulla rete cortex avevo intenzione di venirti a prendere, ma dannazione...stai con Rooster. Chi non vorrebbe essere nell'equipaggio di Rooster.."
E senza motivo mi rifila un pugno alla spalla. Altra risata. Altre boccate di fumo.
 "Ed eccoci qua Rex: a fare di nuovo la guerra su Bullfinch. Voi restate in aria giusto?"
"Aye. Noi restiamo nello spazio. Quando finirà lì se il Comando ci manderà a terra, ci rivedremo a terra Wright."
Il resto della discussione procede lenta, leggera. Due fratelli rimasti lontani anni. Io ho una moglie ed un figlio. Mi ha mandato a fanculo perchè credeva che lo stessi prendendo per il culo. Poi alla fine se n'è convinto.
"Tieniti stretta la pellaccia Wright. Il tuo piccoletto ha bisogno di un padre."
"E tu tieniti stretta la tua, McAllister. Io a Greenfield per seppellirti non posso venirci."
Lui esce fuori dal saloon, io lo seguo fuori per poi seguirlo con lo sguardo finchè non prendono i cavalli e si allontanano.
"Blood Traders."
Ripasso a mente il nome della sua cellula.

martedì 11 giugno 2013

Pappà

E' tutto finito. Sono fuori.
Ed ora viaggiamo verso Saint Andrew, prima di sbarcare a Bullfinch. Jack ha voluto che tutti andassero sul mio pianeta appena ha saputo che ho un figlio. Già un figlio. Stento a crederci.

Parte dell'equipaggio resta con la Almost Home a Flame, per fare rifornimento.
Un paio di alte jeep, ideali contro la neve, ci aspettano con Bolton.
"Il Capitano mi ha raccontato. Gli Dei ti vogliono bene."
"Questa volta non c'entrano gli dei. Devo la vita a quel fottuto corer...che Thor mi fulmini!"
Entrati nel villaggio qualcuno dalle finestre di Icewolf ci guarda. Di solito usiamo i cani e le slitte. Ma sta volta facciamo un'eccezione. Scendo dalla jeep, il tempo di poggiare i piedi a terra che Wolf, il mio husky grigio, mi gratta con la zampa sul pantalone. Non mi salta addosso, invecchiatosi anche lui. L'accarezzo e lui mi lecca il collo.
"Rognvaldr!"
Urla Mundur Manto Rosso, quando spunta fuori dalla Grande Casa del villaggio. Maestoso e riempito di pelli nere, dei lupi neri. Scarsi due metri d'altezza per un quintale e mezzo di muscolatura. Dietro la schiena un'ascia bipenne da guerra.
"Io lo sapevo che non saresti mai caduto a Fargate. Ci avrei scommesso le palle con tutto il cazzo! Però ti sei dimagrito, Rognvaldr! Stasera tu ed i tuoi..."
Guarda Jack, Sam, Klaus, Sundance. Li squadra dalla testa ai piedi più volte.
"Sono i miei compagni Mundur. Non è possibile che ti ricordi solo di quel guercio di Bolton!"
Mundur scoppia a ridere. Mi da una pacca possente sulla spalla e poi ruggisce.
"Stasera tutta la popolazione di Icewolf mangerà alla Grande Casa. Festa per tutti. Un nostro Fratello è vivo e abbisogna delle nostre canzoni!"
E solo quando finisce di ululare come un orso bianco mi guarda di nuovo dall'alto.
"Ora vai a trovare il tuo marmocchietto biondo, Wright."
Ed infatti tornando a guardare la porta la vedo, Eolen, in piedi ed in lacrime con in braccio un marmocchietto biondo di poco più di un anno. La guardo a quei pochi metri. Guardo mio figlio in uno strano stato di esitazione. Respiri profondi prima di avvicinarmi e zoppicare. Raggiungerla e stringerla a me. Il bimbetto ci guarda incuriosito. Un sorrisetto sulle labbra.
"Pappà?"
L'interrogazione è leggera, poco percepibile. Scoppiamo a ridere.
"Si è papà, Olvir."
Eolen lo prende meglio in braccio e mi fa cenno di prenderlo. Ecco, questa roba non me l'hanno mai spiegato.
"Pappà tonto."
Olvir agita le manine, ansioso di essere preso in braccio. E' intelligente, Eolen gli avrà parlato di me. Inspiro a fondo e lo prendo. Faccio attenzione. Sento gli occhi inquisitori, sguardi che urlano se cade ti pesto di Eolen ma anche di Jack. Ma alla fine nonostante tutto ce la faccio. Lo prendo in braccio, un bacio sulla fronte.
"Pappà ha viso pizzicoso!"
"Papà ha un regalo per te, Hust Olvir."
Lo chiamo in ambo i modi, dovrà abituarsi. Metto il piccolino di nuovo in braccio ad Eolen e vado a prendere il micio. Torno poi verso la porta e sollevo il micetto ad Olvir.
"Lynx, Olvir. Si chiama Lynx."
"Fizz."
"Pure Fizz va bene. E' un gatto e ti terrà compagnia. Wolf sta diventando vecchio e quindi in tre vi guardate le chiappe...cioè, spalle...tra voi. Right, Olvir?"
"Guardiamo chiappe! Guardiamo chiappe!"
Scompiglio i capelli al biondino. Un altro bacio sulla fronte. Poi lascio il micetto a terra lasciando che se ne vada dentro da qualche parte.
Ho ancora del tempo per stare con mio figlio prima di andare alla Grande Casa. Gli racconterò di come la neve era scesa per la prima volta su Icewolf, quando tutto era nero e poi divenne bianco grazie alle lacrime di Frigg. Eolen se ne sta zitta e ci guarda, ci ascolta. Sorride. E' bello avere una famiglia.