sabato 18 agosto 2012

Non è sangue

Disteso a terra, pancia in giù. Sguardo attento.
Il respiro è lento, la pulsazione cardiaca regolare.
Il Fucile è piazzato in spalla, caricatore pieno; la sicura levata via.
La testa è poggiata sul fucile, si sente il fresco ed umido ferro sul mento; si potrebbe quasi sentire anche i proiettili respirare.
Lo stomaco è fradicio della rugiada dell'erba e sporco della terra umida.
"Soldato Wright, cosa vedi dalla tua postazione?"
E' un cinghiale. Forse mi ha fiutato. Se ne sta fermo e si guarda intorno.
Le zanne di un cinghiale non sono meno pericolose di quelle di un lupo.
"Comandante Treson, la seconda squadra è pronta a coprirvi."
Il fucile viene sollevato, l'occhio destro che si chiude.
Il respiro sul calcio si fa ancora più leggero.
Indice sinistro che sfiora il grilletto.
Mano destra che stringe la presa sul carrello.
"Ah-ah-ah. I Marines se la sono data a gambe e hanno lasciato l'accampamanto completamente sguarnito."
Striscio per avvicinarmi di qualche passo, il cinghiale mi volta le spalle. 
E' tutto così tranquillo.
Ora la mira sembra perfetta.
"Era una trappola! Ritirata! Ritir..."
Il cinchiale gratta la zampa sul terreno, fa una piccola rincorsa e gira su sè stesso. 
Mi punta.
"Wright, Carson, West, Logan, fuoco di copertura sulla terza e quarta squadra."
Il primo colpo a tamburo viene esploso, il cinghiale che cade a terra dopo la prima rincorsa.
"Cadono come fruscelli questi blues."
Un secondo cinghiale spunta da un punto nascosto.
Prende la carica e mi colpisce.
Sono costretto ad usare il coltello, tenendolo fermo col braccio che sta tentando di spezzarmi.
"Siamo al Fiume. Wright, seconda squadra, ritiratevi. La prima squadra è caduta, è inutile coprirla ancora."
La coltellata si affonda nell'occhio del cinghiale, ma non demorde.
Vuole prendermi il braccio.
Anche un solo dito può essere utile.
"Voi andate. Restiamo io e Logan."
Altri due affondi, il cingiale cade.
Il braccio solo dolorante.

Mi gratto la testa e mi metto seduto.
Inspiro a fondo e mi tocco lo stomaco.
Non è sangue di Logan. Non è il suo cadavere.
Sono solo cinghiali.
Non è sangue, solo acqua.

sabato 11 agosto 2012

Cambiamenti

Metà di agosto, su St. Andrew la temperatura comincia a calare e le giornate cominciano già a sembrare più cupe e scure. La tormenta di neve ci ha rallentati nell'atterraggio, fortunatamente solo di pochi minuti: infatti si è acquietata quel tanto che bastava per permettere l'atterraggio della Dick Frick a Icewolf, nella solita piazzetta utilizzata raramente dal villaggio.
Zio Back, aveva insistito affinchè tutta la famiglia si riunisse. Oltre a lui, zia Denetha e Frìda, la più piccola della famiglia, erano saliti da Winter anche il cugino Bjorg e sua moglie Gwen; da Hare Pass i gemelli Vàli e Vagn, quest'ultimo con la moglie Anne; ed infine da Valk la maggiore delle sorelle, Eydìs.
Bolton ormai non fa più caso ad essere l'unico nano lì dentro dove persino le donne sono più alte di lui di almeno un cinque centimetri.
"Quanto ci liberiamo dei corer culilisci, cugino?"
Bjorg è inquieto. Da Flame, così come da Winter, le voci sul prossimo attacco alla Hunter è sulla bocca di tutti.
"Non c'è fretta."
Calmo, quieto. Non c'è fretta, la revenge sta arrivando anche per noi del Saint.
Gli altri cugini non si pronunciano a riguardo, ma leggo sui loro occhi lo sguardo ricolmo di odio. Si cena con calma, mi faccio aggiornare sui villaggi colpiti dai lupi o dagli orsi. I senzatetto aumentano. Poi alla fine del banchetto Back si alza in piedi.
"E' tempo che Frìda decida che cosa sia della sua vita."
Zio non è mai stato uno che fa lunghe premesse o uno che addolcisce pillole amare con lunghi discorsi smielati.
"Non siamo mai stati ricchi. Nessuno di voi purtroppo ha avuto una giusta istruzione come i corer, ma vi siete tirati su bene, benissimo. Probabile che siete stati più in gamba voi cinque che io."
Un sorriso soddisfatto, compiaciuto, che esprime l'orgoglio di aver visto confermarsi i suoi quattro, cinque acquisiti, figli anche con una pessima e scarsa istruzione scolastica. Ma il discorso del capofamiglia continua.
"Anche se ci sono meno bocche da sfamare adesso, rispetto a diciotto anni fa, non ci saranno trattamenti di favore per te Frìda. Come ogni Wright che si rispetti a St. Andrew, sai cacciare animali e conciare le loro pelli. Inoltre tuo cugino ti ha insegnato a pilotare una nave."
Inspiro a fondo e batto un pugno sul tavolo.
"Frìda deve studiare zio, per gli Dei! E' più sveglia di noi. Aveva dodici anni la prima volta che salì sulla Dick Frick e dopo una settimana aveva già capito come funzionava una plancia di comando. Io c'ho messo due anni.
"Io non la manderò a studiare nel Core! E' un trattamento di riguardo che non ho avuto verso nessuno, nè l'avrò con lei."
"Quando comprai la Wyoming mi aiutasti zio. Perchè non darle questa opportunità. Potrebbe vivere meglio di tutti noi. E poi posso aiutarla anche io economicamente."
"Erano pochi dollari ricavati dalla vecchia Evolution. L'abbiamo comprata io e tuo padre, insieme, ma c'ho lavorato praticamente solo io negli ultimi anni. E' stato giusto così! Quante volte ancora devo ripetertelo Red!?"
"Ma non è questo il punto! Il punto è..."
Ma Frìda ci interrompe, alzando la voce in un vigoroso basta.
"Non voglio trattamenti di favore nè il tuo aiuto Red. Non voglio i tuoi soldi. Non voglio la carità di nessuno. Sarò io a decidere se restare qui, se partire e se studiare. Come mantenermi e dove mantenermi. Nessuno qui ha mai deciso per la vita degli altri, io non mi farò tenere per mano da nessuno nè deciderete voi cosa io debba fare! Sono stufa di essere la marmocchia di turno."
Lei mi fulmina con un'occhiataccia, poi si alza e si rimette la pelliccia, uscendo fuori e sbattendo la porta alle proprie spalle. Le donne al tavolo annuiscono e si guardano tra di loro compiaciute dell'atteggiamento della ragazza. Io sono l'unico che rimane spiazzato e interdetto. Troppo tempo nel 'Verse pensando alla guerra, perdendomi la crescita di Frìda, il cambiamento da marmocchietto biondo entusiasmata dalla vista di Polaris da uno degli oblò della Dick Frick, ad una convinta Wright con le palle quadrate.
La famiglia presto si divide, ognuno torna nella propria abitazione nel proprio villaggio. Gwen annuncia la sua gravidanza iniziata da un paio di mesi e l'idea di diventare presto zio sembra piacermi. Bjorg sarà un ottimo padre. Chissà se potrei essere padre, ed un buon padre anche io. Penso ad un marmocchio dai capelli rossi frignante. Sembra bello.
Io e Back ci guardiamo per un'ora ancora, con una bottiglia di qualche benzina; poi lui va a dormire e resto solo io, in cucina. Frìda rientra con Wolf poco dopo.
"Scusami Red."
Sembra dispiaciuta, ma la convinzione non scompare dal suo sguardo.
"Perdonami tu. Hai ragione ed io sono un coglione."
L'abbraccio più forte che posso, lei che si lamenta che la stritolo.
"Allora? Quando mandi in pensione Harry e mi metti in plancia come copilota della Dick Frick?"
Rido. Scuoto la testa.
"Nella Dick Frick c'è posto per un solo Wright: come Capitano. Se ami il 'Verse prendi una nave e forma un equipaggio. Impara a farti rispettare da un gruppo di ignoranti cowboy spaziali e poi ne riparliamo."
Un foglietto con un contatto cortex.
"Vendono navi usate e scassate. Comincia con una Wyoming. In un paio di mesi riuscirai a pagartela."
Non mi stancherei mai di abbracciarla. Bolton ritorna con la comunicazione dalla Almost Home di rientrare. Saluto Frìda e lascio i saluti agli zii. Dico a Wolf di prendersi cura di casa. Poi abbandoniamo il villaggio, il pianeta. Penso a quello che ho passato, sbarbatello e con un equipaggio di stronzi. Immagino Frìda in un casino simile.
"Ce la vedi Frìda a pilotare questa nave Harry?"
Bolton mi guarda crucciato.
"Mi vuoi mandare in pensione, finocchio bastardo?!"
"Per noi la guerra non è ancora finita Harry. E questa nave ha bisogno di un Wright al comando. Gli anni passano. Potrei non sedere per sempre su questa plancia."
Bolton sta per ribattere, ma l'anticipo.
"Metti che liberiamo il 'Verse e il Grizzly mi promuove Ammiraglio in una Skyscreaper."
"Ed io divento sceriffo di Cap City."
 Ridiamo.

domenica 5 agosto 2012

Nero

"Il regalo è impacchettato Harry. Riporta le chiappe a Greenfield. Noi ci muoviamo in nottata."
Non me ne frega di aver disturbato Bolton con qualche puttana, dobbiamo andare a Clackline. E serve la Dick Frick.
Fuori stanno ancora bevendo quella vodka annacquata; ne approfitto per buttarmi sulla branda qualche minuto. Non finiranno troppo presto.
"Il 'Verse è Blu."
'Manco per il cazzo! Sterling si sbaglia di grosso. E' un ammasso di roba che fluttua nel nulla. Un ammasso di roba che da colore al nero. Se il 'Verse fosse blu non avrei mai fatto il pilota.

Dietro la porta c'è ancora il poster di Polly Wright che mi ha regalato Eir tempo fa. Non ho mai raccontato di averla conosciuta. L'omonimia non era passata inosservata neanche in guerra. Eppure la vidi una volta solamente e per una manciata di minuti, il tempo di una sigaretta. Alla vigilia della battaglia di Sturges alcuni degli Ammiragli avevano riunito su Hera tutti i piloti, o comunque la maggior parte, della flotta indipendentista. Io venni ricevuto dal solito Markolf.
"Soldato Wright, ti ho chiamato solo perchè ho scommesso con McAllister che tu su un Raptor a Sturges non ci saresti mai salito."
Lui mi guarda serio ed io rispondo con un mezzo ghigno sul volto.
"Signore, spero che non abbia scommesso troppo con il Tenente. Il Tenente è di Greenfield, conosce bene i cavalli. Soprattutto quelli da corsa."
Una battuta che nonostante tutto suscita l'ilarità dell'Ammiraglio.
"Wright, chi salveresti tra nave ed equipaggio in una battaglia spaziale?"
"Signore, se affonda la nave crepa l'equipaggio e se crepa l'equipaggio affonda la nave."
Mi interrompe e non mi lascia continuare.
"Allora vedi di riportare il Raptor e l'equipaggio sulla piattaforma spaziale alla fine della battaglia."
Mi congedo velocemente prima che l'Ammiraglio potesse diventare troppo sentimentale e potesse crollarmi un mito di freddezza ed impassibilità. Ma non sembrava dispiaciuto della scommessa persa.
Polly se ne stava seduta tranquillamente in una delle panchine che divideva la zona Polaris da quella Columba, per i colloqui.
"Un altro Wright tra i Piloti. Non sapevo di avere parenti."
Non è sconosciuta la mia lentezza nel capire determinate battute. La scusa dell'accendino è sempre la migliore per attaccare bottone.
"No, non ho parenti nel Saint."
Quattro chiacchiere. Lei un pilota di linea, io un contrabbandiere. Ma tutti e due browncoat per quella sporca guerra che avrebbe cambiato la nostra vita in maniera radicale. Finite le sigarette ci stringiamo la mano e ci diamo due colpi sulla spalla.
"Non farti affondare Vichingo. E quando vinceremo la guerra voglio un pò della vostra birra."
"Dolcezza, non bastano quattro stronzi col culo liscio e con la tuta blu per mandarmi a picco."
Ma quando si parlava di vittoria l'entusiasmo non era più quello di quattro anni prima. Troppe sconfitte e poche vittorie. Sturges poteva cambiare il volto della guerra, con l'abilità di piloti e artiglieri. Non bastò comunque. Dopo essere stato pilota in diverse Medium e Heavy, mi promossero a Capitano della Gixus One, un Raptor da guerra. Ma le cose non andarono precisamente come previsto a Sturges.

Per quel che riguarda Polly Wright, quei dieci minuti furono gli unici che passammo insieme.

Che sia Valhalla o che sia Paradiso, non può finire tutto nel Nero.
"Un fottuto Paradiso ce lo siamo meritati."

martedì 31 luglio 2012

La bella Duchessa

Le volpi di Bullfinch non sono per niente male. Mi ricordavo che avessero carne più dura. E l'acqua di qualche ruscello è gelida al punto giusto. Il sole sorge e non riesco a prendere sonno.
Si potrebbe optare per passare sulla rotta dei bovini o magari deviando sulla tratta degli schiavi. Una qualche tratto simile a queste, sicuramente sicure. Se poi si fanno vivi quelli dalla M.D.C. allora in dieci minuti la tratta è fatta.

I Cimiteri delle navi. Per gli Dei. Non ci ripensavo da una vita, dai tempi del contrabbando. Mi sento anche i peli del culo dritti. Tutte le storie sentite tra gli ubriaconi in giro per il 'Verse. Nelle migliori bettole maleodoranti del 'Rim.
"Io ci sono stato lì, ai confini del 'Verse, in uno dei cimiteri...mooolti anni...hick!...fa."
Si faceva chiamare Draco, ma probabile che avesse un qualche nome russo considerata l'accento tanto evidente quanto la puzza di vodka che sputava fuori ogni volta che apriva bocca. Una gamba di legno, una benda su un occhio, un braccio mozzato. Barba bianca fino all'inguine ed un paio di denti d'oro (patacche).
"Sei solo un vecchio cazzaro che ha perso le zampe lavorando in miniera!"
Gli urlano dietro altri tipi dall'aria burbera e poco raccomandabile. Draco insiste.
"Io ero un corsaro branco di sbarbatelli. Ho solcato i cinque mari e sono anche stato oltre i confini del 'Verse conosciuto!"
Ma inutilmente il vecchio suscitava solo l'ilarità e le risate della gente. Sarà che forse ero un ragazzotto di poco più di vent'anni, ma quelle storie le trovavo interessanti. Forse gli credevo anche al vecchio. Un pò di vodka ed il vecchio mi comincia a raccontare la storia della sua vita. Donne, duelli all'ultimo sangue, la sua flotta di cinque Wyoming e la sua nave ammiraglia di nome Fort Second ispirato a chissà quale storia di guerra. Ma a me interessavano i cimiteri.
"Non è posto per sbarbatelli, forse neanche per barbatelli. Non con la Duchessa a piede libero."
Lo guardo, sgrano gli occhi ed è evidente che non capisca.
"La Duchessa Senza Volto, ragazzo."
Chiedo spiegazioni e così comincia a raccontare.
"Prima che ci fosse il 'Verse conosciuto e tutta questa rivalità tra i sistemi...se non mi sono rimbambito si tratta della seconda colonizzazione, quando ricominciò l'espansione dal Core al 'Rim. Tra le navi in esplorazione, un'ammiraglia era governata da una delle più belle donne che il vecchio 'Verse aveva potuto conoscere. Scomparso il marito nello spazio, decise di partire alla ricerca dell'amato. L'oscurità e lo sconforto tuttavia cominciarono a logorare la giovane donna ed insieme agli anni perse anche il senno. Rifiutandosi di atterrare e fare rifornimento, sedusse e addormentò con qualche veleno il suo equpaggio che venne poi utilizzato come carburante per la nave. Tanto fu l'orrore nel Cosmo che questa scelleratezza venne punita. La nave divenne invisibile così che se anche avesse ritrovato il marito, questo non l'avrebbe mai vista. Ed inoltre fu condannata a vagare per sempre solo nei cimiteri delle navi, così che se avesse ritrovato l'amato, sarebbe stato solo da cadavere. "
Sento tutt'ora un brivido lungo la schiena nel ripensare a questa leggenda. Ma non finiva così.
"Molti, anche io, hanno sentito la Duchessa, poichè non la si può vedere, impossibile anche che venga segnalata da potenti sensori. Prima si sentiranno dei canti, quasi ammaliani, poi comincerà un pianto disperato. Poi si verrà lookati. A quel punto si può solo scappare e sperare che si sia scelta la direzione giusta e di avere sufficiente carburante per scappare. La Duchessa cerca ancora il suo amato e finchè non lo trova, continuerà ad alimentare la sua nave con i cadaveri dei naviganti."
Prendo l'armonicada dentro la camicia; me la rigiro tra le mani. Un paio di coordinate scritte sul retro.
"Io sono vecchio ed inutile. Se pensi che la pelle valga più di qualunque ricchezza, suonaci con questa armonica, ti porterà fortuna. Altrimenti, sul retro...e la Duchessa."
Non credo di avere abbastanza fegato dal scoprire cosa ci sia alle coordinate segnate dal vecchio Draco. Nonostante la guerra e nonostante tutto, credo che non avrei ancora le palle di scendere lì sotto, in qualche angolo del 'Verse e scorprire se il vecchio si sia preso burle di me o se mi avesse fatto un regalo per averlo ascoltato, forse il primo e l'unico, dalla prima all'ultima parola.
Certo è che la Duchessa dovrà aspettare ancora prima di bruciarmi in un reattore.

venerdì 20 luglio 2012

Valhalla

Il coniugi Mulligan e Sharpe hanno fatto proprio un ottimo lavoro. Hanno aspettato il momento giusto per liberarsi dei banditi rimasti di guardia e hanno ripreso possesso della nave. Ed io che già mi vedevo oltre il Velo senza il mio occhio e la mia mano a cacciare donne uccello per entrare nella Reggia degli Eroi. Non ho sudato per il solo caldo oggi. Ma almeno se fossi crepato stecchito, magari John e Jack avrebbero approfittato della mia copertura per scappare e tirarsi fuori dai guai.
John è troppo giovane per crepare in quel modo.
E Jack...bè Jack è il Capitano. Meglio io che lei, se qualcuno ci deve lasciare le penne.

Karol aveva fatto lo stesso ragionamento, anni fa.
"Io sono solo un povero vecchio meccanico. Tu sei un giovane Capitano. Io ho trovato la mia strada, che si è conclusa qui con voi. Tu devi ancora trovarla."
La vedeva lunga il vecchio Karol, chissà cosa pensa adesso vedendomi con una browncoat addosso.
Lo seppellimmo a Koroleva, nel suo villaggio natale. Non sapendo quale hologramma mettere sulla lapide, abbiamo messa quella nella quale c'eravamo tutti. Vecchio e sgorbutico, ma mi ha insegnato davvero tanto.

Si è messo in mezzo tra me ed il Capitano dei pirati, quei vecchi pirati che ci siamo portati dietro per un paio d'anni, prima che ci trovassero nel covo di Albany. Ci hanno teso un'imboscata e ce la siamo vista davvero male. Se non avessimo usato i laser per seppellirli dentro il covo, penso che saremmo stati tutti spacciati a quest'ora. Putroppo quel pirata si era salvato e mi aveva puntato alle spalle. Se non fosse stato per Karol a questora sarei sotto tre metri di ghiaccio a Icewolf.

John parla di responsabilità e di come fare a capire quali sono le decisioni giuste e quelle sbagliate. Quando vorrei che ci fosse una risposta unica e precisa. Il fatto è che non saprei neppure io con certezza come decidere e se la decisione sia effettivamente la più giusta. Quella che ha più vantaggio che perdita - direbbero. Purtroppo con delle vite in mano, nessuna perdita è migliore o più vantaggiosa di un'altra. Ho passato i trenta da un pezzo, ma la risposta mi è oscura tutt'ora. L'istinto, il cuore, la testa. Si cerca di farle parlare insieme e di capire cosa dicano. Probabilmente quando si riesce a farle parlare insieme e a capire l'unica frase che dicono all'unisolo, a quel punto si ha la certezza della scelta giusta. Forse.
"Certo che dovevo ragazzo! Ho pagato il mio debito con te e con Dio. Dopo tutta la merda fatta in vita, ho fatto qualcosa di buono. E se non la smetti di piangere, prima di crepare di prendo a calci in culo."
Le ultime parole di Karol. Morì col sorriso, fiero. Chissà se starà facendo compagnia ai gemelli Carson. Magari mi stanno tenendo da parte qualche bella donna nel Valhalla. Sicuramente se la stanno passando meglio di noi, qua giù.

lunedì 16 luglio 2012

Una questione di numeri

Prima di partire per Blackrock ho rifatto visita a McAllister, alla sua tomba, simile a tante altre nel cimitero di Oak Town. Un sigaretta fumata molto lentamente.
"Ho rivisto l'Ammiraglio Markolf su Blackrock. Non se la passa bene. Dopo aver perso le gambe, il braccio destro e un occhio, è uno straccio. Un leone a cui sono stati tolti i denti e gli artigli. Come biasimarlo."
Sono passati otto anni.
L'Ammiraglio Marcus Markolf mi ricevette poche settimane prima dell'inizio del conflitto. 15esimo reggimento.
"Trafficante di alcol e armi, si dice che hai anche tolto dai piedi un gruppo di pirati del cazzo col tuo equipaggio."
"Si Signore. Si dice."
Non ero teso, ma se lo ero non lo davo a vedere. Reggevo bene lo sguardo con un leone per quanto io fossi solo un micio in confronto.
"Si dice che hai perfino smerciato un carico di Fata Verde tutto da solo. Sai che la legge vieta il traffico di quel particolare alcolico?"
"Con tutto il rispetto Signore. La legge dell'Alleanza non è la mia legge."
Riesco a strappargli un grugno, qualcosa simile ad un ghigno, ma lontano da un sorriso. Ma sembrava soddisfatto.
"Ricordati che una volta in campo, non sarai più un uomo, ma un soldato. Un numero, un grado."
E' sempre una questione di numeri.
"Non me ne frega un cazzo se vedendo del sangue piangerai come una femminuccia, se ti vedo piangere come una femminuccia sarò io stesso a metterti un fucile su per il culo e a farticagare piombo. Io sarò il tuo più alto superiore, sarò il tuo nuovo PadreEterno..."
"Io non credo in Dio, Signore."
Gli strappo un nuovo ghigno. Si alza e si avvicina. Mi tira un pugno sullo stomaco che mi piega in due e mi costringe a cadere in ginocchio. Ma non un verso.
"Ho chiesto la tua opinione Soldato?"
"No Signore!"
"Credi che mi interessi se credi ad una checca nata duemilacinquecento anni fa, Soldato?"
"No Signore!"
"Allora non siamo duri di orecchie Soldato. Interrompimi o contraddicimi un'altra volta e il piombo lo caghi lo stesso Soldato! Ed ora alzati da terra e smettila di sbavare, perDio!"
Mi rimetto in piedi.
"Ai suoi ordini Signore. Non succederà più Signore."
L'Ammiraglio torna a sedere dietro la sua scrivania e scarabocchia qualcosa. Mi guarda e poi torna a scrivere. Poi mi allunga sulla scrivania un modulo.
"Il Tenente McAllister sarà il tuo diretto superiore. Si occuperà di tenere in riga voi piloti. Riceverai un addestramento base per non crepare alla prima pallottola e poi sarai addestrato ad essere un pilota da guerra. Non quelle batterie ad acqua che avrai usato durante i tuoi traffici. Dieci mesi ti renderanno un Browncoat con le palle quadrate."
Io annuii senza aggiungere niente.
"Beh?! Ti è caduta la lingua Soldato SenzaDio Wright?"
"No Signore. Certamente Signore."
"Partiamo tra due giorni da Shijie. Vai dalla tua donna e scopa Wright. Perchè poi non avrai tempo neanche di farti le seghe nei cessi delle contraeree. Ed ora sparisci dalla mia vista."
Un saluto militare sdentato, visto prima di entrare e che simulavo da far schifo. Ma l'Ammiraglio sotto la scorza di ferro e cemento, dallo sguardo sembrava aver apprezzato.

Un mezzo annuire del capo a McAllister, sotto i suoi tre metri di terra. Poi giro i tacchi e mi avvio lentamente verso lo spazioporto. Avrò del tempo per passare da qualche puttana prima di partire.

venerdì 13 luglio 2012

Xentio nella testa

E' da quando siamo tornati a Blackrock che Bolton è strano. Si allontana dalla nave e scompare per ore intere. Non è neanche andato al bordello di Molly. Chissà se c'entra ancora Fanya.
Non l'hanno mai ammesso, ma secondo me programmavano di andare a vivere insieme un giorno, quando avrebbero avuto i soldi per comprare una casa su Bullfinch. Li ho sentiti che stavano parlando di comprare un ranch e mettere su qualche attività tranquilla.
Ma si sa che la guerra cambia molto.
Tutto.

Io e Bolton siamo entrati nella squadra aerea, come piloti; i gemelli Carson nella fanteria.

A Blackrock la resistenza stava cadendo. La notizia che anche Shadetrack e Shijie erano stati distrutti, dopo Boros, aveva messo tutti di cattivo umore, aveva reso l'aria impregnata di morte, più di quanto non lo fosse già. Un malumore che si era insinuato anche tra di noi. Fanye ed Harry litigarono per qualche motivo, pesantemente. Fu il loro ultimo discorso.

La mattina come al solito sveglia all'alba, colazione alla tenda adibita a mensa e poi sull'attenti davanti al Tenente McAllister.
"Come avrete sicuramente sentito dalla cronaca di guerra, anche Shadetrack e Shijie sono cadute, bombardate dalle forze alleate. Molti dei nostri fratelli sono caduti."
L'impassibile Tenente si ferma per qualche secondo, perdendo lo sguardo dalla sua truppa aerea. Abbassa lo sguardo, inspira e poi torna a posare su di noi lo sguardo.
"Potremmo fare la loro stessa fine da un giorno all'altro. Ma non per questo noi ci ritireremo come codardi e come cani. Non per questo smetteremo di riempire di piombo le teste degli invasori. Io dico che è meglio morire liberi, che vivere come schiavi. E se il Soldato Senzadio Wright ha ragione, ci ritroveremo presto a bere insieme e a mangiare cinghiale!"
Era stato deciso che quel giorno sarebbe stata disposta un maggiore forza aerea durante l'attacco, per cercare di sfondare le linee nemiche più rapidamente. Io e Bolton per questo motivo venimmo assegnati su due velivoli A-11 differenti. La battaglia comincia e il rumore dei siluri e del mitragliatore coprono il suono degli scoppi e delle urla. La sabbia diventa rossa man mano che passano i minuti. Ma come tutti si aspettavano, presto gli Avenger alleati cominciarono a riempire i cieli e il laser ed i siluri di quelle navi a riempire l'aria. In pochi minuti diventa l'inferno. Brandelli di corpi volano, le trincee smantellate da piogge di artiglieria laser.
Alla fanteria viene ordinato di ritirarsi, coperti dal fuoco dei velivoli. Ma i reggimenti presenti sul pianeta si ribellano e continuano la loro carica contro le forze nemiche.

Jorristad è un ragazzo poco più giovane di me. Lo conosco da quando è ragazzino, abbiamo passato l'infanzia insieme su St. Andrew. I nostri padri cacciavano insieme. Jorristad partì con uno strano bonzo. Questo bonzo giunse un giorno a Flame e raccontò che lui con la sua concentrazione era diventato immune alla fatica, al freddo ed al caldo. Lo derisero tutti. Ma quando il bonzo restò sotto la gelida cascata di Wolfwall per un giorno ed una notte battendo tutti gli uomini più forti dei villaggi, molti ragazzini decisero di seguirlo per imparare.

Jorristad era a Blackrock, implacabile, instancabile davanti a tutto e tutti. Quando sfondarono le linee avvaersarie (io lo vidi, l'avevo davanti) non cadde al fuoco di mitragliatori, non cadde al fuoco delle granate. Perse un braccio ma continuava a mietere vittime imbracciando l'arma con l'unico braccio rimasto. Dovettero sparargli un siluro da un Avenger per buttarlo a terra. Morì, ma con lui morirono decine di Marines.

Caddero troppi dei nostri, il bombardamento risparmiò quei pochi che decisero di ritirarsi dietro le linee. Dopo molti mesi, Blackrock era caduto.

Arrivò il conteggio dei dispersi. E quando Fanya e Gary non risposero all'appello, Bolton si precipitò sul luogo dello scontro, a cercare tra i cadaveri. Lo seguii per evitare che facesse cazzate. I corpi dei Gemelli li trovammo all'alba, poco distanti tra loro, in condizioni pietose. E fu l'unica volta che vidi piangere Harry. Non si perdonò mai il come si sono lasciati, la notte prima.

E quella zona in cui ci fu il combattimento non fu l'unica fossa comune in tutto il pianeta. Tombe che si contano per centinaia di metri.
Ma la guerra si doveva spostare a Sturges e non c'era tempo di pregare per i caduti.

Ho lasciato gli altri a caricare la merce di Jack Red alla Dick Frick. Voglio salutare i Gemelli. Vado al cimitero. C'è ancora puzza di Xentio nella mia testa. Qualcuno ha messo una pietra sulla loro tomba. Forse John e Bolton. Anche John oggi non s'è visto. In una sola Hololapide ci sono i due gemelli abbracciati ed ancora sceriffi. Prima del nostro incontro. Mi accendo una sigaretta e ricordo ciò che abbiamo passato insieme. Sorrido. So che avrebbero voluto che nessuno piangesse sulle loro tombe.
"Presto ci rivedremo amici. E torneremo a solcare i cieli del 'Verse. Liberi, per sempre."
Presto ci si rivede tutti. Da qualche parte. In qualche modo. Ma ci si rivede tutti.

Un pò di alcol e qualche donna ci tirerà su il morale; abbiamo un nuovo contatto per i traffici, dobbiamo festeggiare.
Spero che Molly riesca a tirare un pò su Bolton.