mercoledì 14 agosto 2013

Peace of Mind

Ho chiuso personalmente Black ed i suoi bastardi nelle celle del penitenziario della Water Valley: non vedranno altro che neve e neve nera di Vulcano quei bastardi per i prossimi mille anni.

Rooster mi ha firmato il permesso, consegnato direttamente alla base del Nono Array a Flame. Mi lasciano uno shuttle, per rientrare rapidamente, con un ricevitore più potente del segnale cortex, qualora ci fosse bisogno di contattarmi.

Ad agosto la neve di Icewolf a malapena scricchiola sotto gli anfibi.
La gente ha già ammucchiato le prime due pile di legname in vista dell'inverno; a casa nostra le pile di legname sono state ammucchiate alte già da diversi mese. In un'altra settimana potrò ammucchiarne dell'altra.

L'ultima volta che avevo messo piede a casa Polaris non faceva parte della Confederazione ed il browncoat era solo un vecchio polveroso pezzo di stoffa; adesso ho i gradi dell'Esercito. Wolf scodinzola vicino al camino, abbaia rumorosamente quando metto piede dentro casa; Lynx mi guarda con indifferenza, tornando a dormire sopra un'asse di legno della parete.

Il Browncoat l'appendo su qualche chiodo senza troppa cura, però resta appeso.
Mi prendo qualche minuto per guardare il grande salone di quell'abitazione bassa, di un solo piano ed una grande dispensa seminterrata. Il sole non è ancora calato e non c'è nessuno. Mi riscaldo vicino al camino, guardando Wolf che scodinzola aspettando le coccole. La sigaretta, l'ultima da Bullfinch, fumata piano.
Calma e Pace. Il Browncoat.
Polaris è indipendente, Saint Andrew è indipendente. La mia gente, mio figlio, sono liberi.
Se mi ritiro adesso nessuno potrà biasimarmi. Ho fatto il mio dovere.
Il Browncoat.
Il foro in faccia a Bolivar.
Jack in mano ai Pirati.
Ragazzini come John e Cortes.

Non riesco a smettere. Si può smettere di fumare buttando la cicca nel caminetto. Non si può smettere di combattere buttando il fucile nello sgabuzzino.


"Daddy, quando tornano i Browcop."
Eolen e Hust rientrano al calare del sole, dal villaggio vicino. Olvir gioca con la mia barba, che per poco non me la spelacchia tutta.
"Presto boy. Adesso hanno tanto da fare. Siamo diventati liberi."
"Tu e Jack avete preso a calci i Culi Blu. Mummy dice che Jack prende a calci i Culi Blu più meglio di te."
"'Meglio' Hust! 'Meglio', non 'più meglio'!"
Eolen di tanto in tanto lo corregge, negli strafalcioni del piccoletto. 
"Mummy bacchettona!"
Me lo confida a voce bassa, ma non abbastanza bassa da non farsi sentire anche da Eolen, che sorride. 
"Marmocchio insolente."
Noi due invece ridiamo.
Mi chiede di raccontagli delle nuove storie. Glie le racconto. Lynx fa le fusa sulle gambe del piccolino: non so come faccia quel gatto ad aver assunto le dimensioni di un cuscino.
Gli racconto della nave spaziale con un forno a legna a posto del timone; dei farabutti che volevano affondare la Leviathan con una flotta di piccole navi. Gli racconto di Cortes che non sa contare. Alla fine Olvir si addormenta. Lo sistemo a letto.
"Hai qualcosa da proporre per il resto della serata, Signora Wright?!"
"Hust sta dormendo..."
"E allora facciamo piano. Noi abbiamo del lavoro arretrato."
La prima notte passa leggera, così come le notti a seguire.
Olvir si taglia un dito mentre gli faccio vedere i miei coltelli, oppure gli sbatte la corda dell'arco sul naso. All'inizio piange, poi mi guarda angustiato, ma poi ritorna sorridente. Eolen dice che è ancora piccolo e forse ha ragione.

E' pesante il Browncoat e sono pesanti i saluti.
Quando torno a Flame con lo Shuttle non mi viene segnalato nulla, se non la presenza della Leviathan e di Bolton, venuto a riprendersi il suo migliore amico di sventure.


Hale e Mundor catturati.
Flame e Timisoara bombardati.
Sono già in volo quando mi arrivano le notizie.
Sono sicuro che loro non erano a Flame...non avrebbero avuto nessun motivo di essere a Flame.

domenica 4 agosto 2013

Revenge

E' presto: sono le quattro e mezza.
Cortes non si è svegliata ed io non l'ho disturbata questa mattina.
La plancia della Leviathan è deserta, così come il ponte. L'equipaggio è sull'Almost Home, o forse nelle proprie cabine. Parte delle cabine dei passeggeri allestite a celle di detenzione per i trasporti dei prigionieri: dei tre prigionieri. Una sigaretta tra le labbra, tabacco buller.
"Qui Sharpe, richiesta di rinforzi nel quadrante quattro del confine. Siamo sotto attacco!"
Una profonda boccata di fumo. Mi avvio in direzione della stiva vuota, piena. Tutto è pronto per partire.
"Dei! E' morto?"
"Non ancora Red Wright! Devo portarlo in sickbay."
Bolivar coperto di sangue ed un foro nel cervello. Non è grave dice Adler. Come può un proiettile in testa non essere grave. Dei!
Controllo nuovamente la disposizione delle casse e il blindato sistemato ad un angolo della stiva, coperto dal telone nero completamente. Altro fumo che si solleva nella stiva disperdendosi in aria.
"Rooster! Dove diavolo è Rooster?!"
Catturata. In ostaggio. I pirati vogliono trattare. Adler dovrà fare un miracolo e pregare i suoi Dei e quelli di Bolivar se lo vuole riportare qui in piedi. Rooster potrebbe essere già stata uccisa da quelle bestie. Ah! Figli di puttana. Il tempo delle trattative è finito. Moriranno e moriranno tutti. Morirà Black, sua sorella e tutti fino all'ultimo cane che si portano dietro. Le loro navi saranno distrutte una dopo l'altra. Hanno ucciso Bolivar ed hanno ucciso Jack - perchè hanno ucciso anche lei, lo so. Inchioderò i corpi di quei bastardi sulla prua della Leviathan allo stesso modo dei Marauders. E consegnerò i loro corpi bruciati a quella puttana di Ward.

martedì 30 luglio 2013

Reload

"Regge?"
"Alla perfezione, Frìda. Ti stai appoggiando ai sensori della Wyoming?"
"Eh...se non fosse per la Skuld, su Icewolf le comunicazioni sarebbero una merda."
Bolton si affaccia nella plancia di comando della Almost Home, un saluto fugace al viso di Frìda dall'altro lato della comunicazione cortex.
"Senti un pò: come sta Hust?"
"Sta bene. La febbre si è abbassata. Ho preso con lo shuttle una delle megere di Winter ed ora si sta occupando di lui."
Un sospiro pesante, la sigaretta che vien ciccata nel posacenere.
"Non so come ringraz..."
"Fottiti Rognvaldr. Pulisciti il naso e indossa il Browncoat; tu combatti per noi, è il minimo che possa fare per te e per loro. E poi ho messo sù abbastanza grana per poter stare qualche settimana col mio nipotino prima di ripartire."
Sollevo un sopracciglio, perplesso ed incuriosito. Frìda scoppia a ridere.
"L'Esercito mi ha pagato per spostare qualche distaccamento di uomini per Polaris. Quando l'Ammiraglio del Settimo Array ha saputo che sono tua cugina mi ha dato un pò di lavoro da fare."
"Non conosco l'Ammiraglio del Settimo."
No, non me lo ricordo. Forse Rooster me l'ha fatto l'elenco degli Ammiragli ma evidentemente ero distratto. Fottuto Black e la sua dannana testa del cazzo ancora appesa a quel dannato collo.
"Ma si che lo conosci. Benda sull'occhio come Harry, barba sul viso. In divisa è un gran bel fusto. E poi ha un cul..."
"Oh per tutti gli Dei, Frìda! Puoi evitare una buona volta di nominare i culi degli Ammiragli in mia presenza!? E poi hai vent'anni: dovresti pensare ai ragazzi della tua età!"
Frìda borbotta, mondandomi via cortex una linguaccia che buca lo schermo.
"Ventitrè tra un mese, Red. Ah comunque è McAllister si. Si si Alexander McAllister. Ma che c'hai fatto la guerra insieme?"
"Con suo padre, si."
Un breve momento di silenzio che vien seguito da un sorriso.
"Hanno controllato la nave nelle quarant'otto ore dell'ultimatum della Confederazione. Mi commissiona dei carichi di vettovagliamento quando ne hanno bisogno su Tauron. Ci hanno anche scortati in diversi viaggi. Mi ha detto che piloti nella Confederazione servono sempre, specialmente belle e in gamba."
Storco le labbra. Mi massaggio le tempie. Piloti belle ed in gamba.
"Lascia perdere la guerra, Frìda. E non farti corteggiare dai Soldati."
"Va bene va bene. Come vuoi fratellone! Oh ah...ti lascio con Eolen và, così vi parlate."
Frìda mi lascia un bacio come saluto, prima di lasciare il pad nelle mani della donna più bella del 'Verse. Al diavolo le miss stronze interplanetarie: la donna più bella l'ho sposata io.
"Ehi..."
"Vedo che hai ancora le chiappe al posto giusto, Primo Ufficiale Wright..."

giovedì 25 luglio 2013

Sentence

Una volta al mese mio padre viaggiava verso Winter, per vendere molte delle pelli e delle vesti confezionati nel capanno. Ed insieme a lui anche altri uomini di Icewolf o della Wolfwall. Era un viaggio lungo, di molti giorni tra andata e ritorno, e viaggiare da soli significava essere derubati da briganti o assaliti dalle belve. Venti carri e venti villaggi. Sembravamo renne durante la migrazione estiva. L'inverno stava arrivando, ma le strade erano ancora percorribili. Penso che avevo si e no dieci anni, forse anche di meno.
"Perchè non è venuto anche Bjorg, Dad?"
"Tuo zio Back ha detto che è ancora troppo piccolo."
"Per andare a Winter?"
"No. Per vedere giustiziare un uomo."
"Anche Mum è troppo piccola?"
Strappo una fragorosa risata da mio padre. Mi accarezza la testa velocemente. Poi decide di togliermi da sopra il cavallo da tiro del carretto per mettermi a terra.
"A lei queste cose non piaccio. Và a giocare con gli altri bambini, che il viaggio è lungo."
Io conoscevo solo Gwen, che nonostante fosse più piccola di me di un paio d'anni forse, aveva insistito per accompagnare il padre durante quella traversata continentale. Menava forte anche da ragazzina quella brunetta! Ma nonostante la schiera di uomini tra quei carri, non si contavano più di cinque o sei ragazzini.

Il viaggio quella volta era sembrato interminabile. Noioso se non fosse stato per qualche lupo o orso che decideva di assaltare i carri, affamati. Di briganti neppure l'ombra. Quando arrivammo a Winter i cavalli erano esausti. Qualcuno li spostò nelle stalle a pagamento, mentre altri si occuparono delle pelli da vendere ai vari mercanti. Mio padre e Fastarr Kregh svuotarono il carretto di pelli per riempirlo di latte principalmente, o qualche altro bene che ad Icewolf non riuscivamo a procurarci. Io e Gwen invece girammo a zonzo per Winter, incuriositi ed affascinati da quella grande cittadina, mai visitata prima. Gente diversa, avvolta da pellicce brune e non grigiastre, con capelli bruni o rossicci mentre i capelli color grano sono molto meno numerosi rispetto alla Vallata.
"Qui è tutto storto..."
Gwen annuisce. Mi tocca i capelli e poi i suoi: noi due i capelli biondi non ce l'abbiamo mai avuti. Ma poi aggiunge sorridente.
"Che significa ciustiziare?"
"Eh...significa che fanno giustizia, Gwen."
Faccio spallucce. Saltello su una pietra e mi vado a sedere sul bordo di un grande pozzo di pietra. Aiuto Gwen a salire e sedersi.
"Non finite dentro quel pozzo ragazzine, che poi finite che vi spaccate la testa."
La voce che tuona appartiene ad un uomo non troppo alto, meno della maggior parte della popolazione; capelli color rosso fuoco, lunghi e tenuti in ordine da un paio di piccole trecce; la barba che gli nasconde completamente il collo.
"Non sono una ragazzina!"
Lo guardo storto, strizzo il naso.
"Barba Rossa, che significa ciustiziare?"
Gwen sfacciatamente rimette avanti i suoi dubbi, per nulla soddisfatta della mia spiegazione.
"Piccoletta, domani mattina fanno Giustizia. Decapitano un uomo che ruba pelli ed uccide la gente. Era ora che facessero pulizia!"
Lo sconosciuto si allontana, Gwen mi guarda e mi fa una sonora pernacchia.
"Pulisia, Rognvaldr. Ciustiziare significa far pulisia."
Annuisco, convinto delle parole dello sconosciuto e della pernacchia di Gwen. Probabilmente saremmo andati ad importunare qualcun'altro se non fosse stato che mio padre ci afferrasse ambedue per il cappuccio del copriabito imbottito e ci trascinasse come due sacchetti sgonfi in direzione della locanda. Il sole stava calando.

White Tiger mi sembrava immensa, paragonabile alla Grande Casa di Icewolf. ma la gente non se ne stava seduta a fare discorsi seri, piuttosto cantavano, ballavano, mangiavano e bevevano. Lascio la pelliccia a Dad e mi avvicino al grande focolare; Gwen si fa staccare una zampa dalla volpe, io mi accanisco sulla testa. Tiro due, tre, quattro volte. Solo quando tra le risate goliardiche dei più grandi uno di loro me la stacca e me la mette in mano, con un broncio lungo un metro, comincia a divorarla. Per tutta la sera sento parlare di questa esecuzione pubblica, della decapitazione del farabutto. Ritorno da mio padre per chiedere, ma il tizio dalla barba rossa è lì che parla con lui. Lo guardo storto.
"Dovresti scendere più spesso, Abjorn. Per tutti gli Dei...dalle vostre parti non ci sarà neppure la birra!"
Sembrano vecchi amici, ridono, si danno pugni sul petto. Dad mi guarda.
"Non è un viaggio breve, Thorig, lo sai. E poi..."
"E poi ora hai una famiglia. Si si. Ma ehi! Chi è la ragazzina!"
"Sono Rognvaldr e non sono una ragazzina, Pelliccia rossa!"
L'uomo si piega sulle ginocchia, mi da una scompigliata di capelli ed io mi appendo sgraziatamente al braccio dell'uomo, nel tentativo di buttarlo a terra. Intorno a noi la gente ride divertita; persino mio padre e Thorig ride. Quest'ultimo mi da una pacca sulla spalla - amichevole ma pesante.
"D'accordo sbarbatello, non sei una ragazzina!"
Altro broncio. Do le spalle al tizio e mi isso sullo sgabello al bancone salendo solo al secondo tentativo. Per me niente birra, troppo piccolo. Latte di foca o di balena. 
Non ci mettiamo a dormire tardi, ma per tutta la notte continuo a pensare all'esecuzione. Non so neanche cosa significhi esecuzione. Prendo sonno che è tardi.

All'alba siamo già svegli, con le pelli addosso a coprire dalla brina gelida mettutina. Quando scendiamo in piazza questa pullula di gente, piena degli Hjorleif giunti dai villaggi vicini per assistere all'esecuzione. Mio padre deve prendermi in braccio e sistemarmi sulle sue spalle per permettermi di vedere il patibolo di pietra in fondo alla piazza.
"Dad, che significa dacapitolare?"
"Decapitare, Red. Significa che gli tagliano la testa.
"E fa male?"
"No. Non sentirà niente."
Mio padre riesce ad essere convincente tanto che io annuisco convinto.
"Se non vuoi vedere, non farlo."
Faccio spallucce. Non farà male.
Il primo a salire sul patibolo è un uomo alto, postura rigida e marziale. Capelli castani e lunghi fino alle spalle, una barba corta che gli riempiva il viso. Dalle spalle, avvolte dalla pelle di un orso bruno scendeva un mantello nero ed imbottito, così come neri erano tutte le vesti che si portava dietro.
"Chi è Dad?"
"Lui è Edmund Skar. Signore di Winter."
Lo seguo con attenzione, prima di spostare lo sguardo sull'uomo incatenato accompagnato sul patibolo dalle due guardie cittadine. Non ricordo precisamente la sua fisionomia, però ricordo che era biondo anche lui, sbarbato. Lo fanno inginocchiare davanti al ceppo logoro e mai pulito del tutto dal sangue delle varie esecuzioni.
"Mercer Grey, quest'oggi sei qui per pagare i tuoi crimini. Furto ed aggressione. Omicidio. E prima che anche il Grande Padre ti giudichi, hai diritto alle tue ultime parole."
Il condannato scrolla le spalle, come a scacciare da il braccio di una delle guardie.
"Facciamola finita!"
Il capo gli viene chinato sul ceppo ed Edmund prende nuovamente parola.
"In nome di Fredrik Eriksen, Governatore di Saint Andrew, io, Edmund Skar, Signore di Winter e Membro del Consiglio dei Sei, ti condanno a morte."
E dopo aver pronunciato la sentenza, sfodera una lunga e pesante spada a due mani, lunga quasi quanto è alto quello stesso uomo che l'impugna. Ma non fa fatica a sollevare quell'arma sopra la propria testa. Sono pochi secondi, veloci e fluidi: l'arma vien fatta cadere sul collo del condannato tranciando di netto il capo dello stesso. Fiotti di sangue e quel capo che rotola sul patibolo come una sfera vuota. Non distolgo lo sguardo dalla scena, metabolizzando la sequenza velocemente. Mio padre mi rimette a terra, poi si piega sulle ginocchia per potermi guardare negli occhi.
"Ricorda sempre, ragazzo mio, che rubare ai propri fratelli è un atto scellerato. Non importa cosa e non importa come. Così come il tradimento o abbandonare chi ha riposto fiducia in te. Questo gli Dei non lo perdonano, e nemmeno gli uomini."
Io annuisco nuovamente, poi lui mi scompiglia i capelli. Mi da una breve spinta, per rimettermi in moto. E' inutile il tentativo di cercare sul patibolo Skar, che nel frattempo sembra essersi volatilizzato. Poche ore dopo siamo nuovamente in viaggio, di ritorno ad Icewolf. Di nuovo una lunga e stancante traversata.

- Ritratto di Edmund Skar - Grande Casa di Winter - Marzo 2488 -

mercoledì 24 luglio 2013

Lucky Sunday

Domenica fortunata. Un cinghiale che passa davanti all'Almost Home. E quando mi ricapita.

Per le otto ho quasi finito di spezzare la carne. E poi Cortes dice che non sono buono con lei: ha dormito fino alle otto passate oggi.
"Ehi, Capitano, dove vai?"
"Vado in Città!"
Rooster defila via senza troppe spiegazioni. Le guardo la schiena mentre si allontana in direzione di Timisoara.
Mezz'ora dopo è la volta di Bolton, che sfoggia l'abito intero della domenica. Fischietta. Si è comprato una benda nuova da mettere sull'occhio Comincia a sellare il cavallo.
"Che Thor mi fulmini, Harry. Che avete sta mattina tutti? Si sposa la figlia di Franck Dallas e nessuno me l'ha detto?"
"No, Red. Vado in...Città"
Assottiglio lo sguardo. Lo shijian non mi convince. Soprattutto quando goffamente imita Jack.
"Ma non è che tra te ed il Capitano..."
"Bontà divina, no! Cioè...non con lei...non potrei mai!"
Sguardo inquisitorio. Un cane attaccato ad un osso che non vuol mollare.
"Si chiama Sarah, abita fuori New Dallas. E' la figlia del fornaio James."
Mi pulisco le mani, giusto per incrociarle davanti al petto. Un cenno semplice, di andare avanti.
"E che Cristo, Red. La porto a fare un giro a cavallo, eh. Torno prima di pranzo."
Aspetto che se ne vada, ma senza scansare lo sguardo da Bolton. Solo quando lui e Junk sono distanti, sorrido. Erano anni che non lo vedevo cavalcare spensierato.
"E tu Wright?"
La voce femminile la conosco.
La chioma bionda e quell'espressione marziale e seria che riempie la plancia di comando sempre.
"Io cosa, Sharpe?"
"Polaris è Indipendente, Saint Andrew libero. Potresti tornare dalla tua famiglia."
"Si lo so. Ma voi?"
"Ce la siamo cavata anche senza di te, Wright."
"C'era Edwards con voi, prima. Ed ora che Polaris è libero, avete ancora più bisogno di piloti discreti. Black potrebbe evadere o farla franca. Ho ancora delle faccende in sospeso prima di tornare a casa."
"Potresti morire e non rivedere nessuno dei tuoi."
"Il Grande Padre, Sharpe, ha misurato il gomitolo della mia vita tanto tempo fa. Posso anche nascondermi in un buco, ma non vivrò un istante di più. Il mio destino è stato deciso e la paura non frutta niente all'uomo."
"Non credo nel destino, Wright. Ma sono lieta di non dover far a meno di te, in plancia."
Da lì a poco anche Sharpe si dilegua, nella nave, probabilmente in plancia. Io devo finire di pulire la carne prima che il sole si alzi troppo e arrivino le mosche.

sabato 6 luglio 2013

Carry out

Vandoosler mi segue fino all'Almost Home aiutandomi a mettere Oxossi sul lettino della Sickbay; lasciarlo in quella radura l'avrebbe ucciso con una certezza matematica.
No, probabilmente riempire nuovamente il Linx dei Ravens con i perforanti del gatling avrebbe significato la morte di tutti quegli uomini.
Lasciarne uno vivo, almeno uno, per farci dire dove tenevano il carico.
Fuck! Che cazzo dico!?
Al diavolo quel corer di Stanton e la sua ciurma di sbarbatelli corer, a fare gli eroi nel 'Rim.

Hale e Vandoosler restano nella sickbay neppure temessero che Bone venisse soffocato nel sonno.
Non ho nessuna intenzione di restare in quella infermieria un secondo di più.

Tu ti saresti arreso Red Wright?
Io non mi sari arreso e non avrei consegnato nessun'arma.
E allora perchè avrebbero dovuto farlo loro?
Perchè la nostra causa vale più dei quattro spicci in mano a dei contrabbandieri.
Perchè te l'hanno ordinato.
Io sono un soldato e tu, testa di cazzo, sei solo...la mia testa.

Per tutti gli Dei, ora ci mancava che prendo a parlare da solo.
Mi dispiace per Oxossi; dannazione. Ma questo non avrebbe comunque cambiato nulla.

Quel che va fatto, va fatto.

Wright carrying Home.
Wright throwing out.

martedì 25 giugno 2013

War can wait another day

"Voi fuori a divertirvi, ad incontrare Eric Rose, l'Ammiraglio Eric Rose, ed io qui a grattarmi le chiappe!"
Bolton borbotta in uno shijiano stretto, offeso per non essere stato coinvolto.
"Ci hanno sparato addosso!"
"Si ma hai guidato la Leviathan!"
"Mark uno e lanciasiluri avanzati!"
"Avanzati?"
"Avanzati!"
Bolton ha improvvisamente dimenticato di essere offeso. Si alza dalla postazione sensori e mi rifila un pugno sulla spalla. Euforico.
"Ora sì che si ragiona! Ah Ah! Glie li apriamo quei loro fottuti culetti blu!"
"Fuck Harry! Fuck! Scateniamo la violenza! Violenza! Abbiamo la potenza!"
Erano anni che non mi facevo prendere in quel modo dall'entusiasmo. Eric Rose. L'ultima volta che lo vidi era alla sua evasione, quando lo risparmiammo a Fargate. Ed ora è lì, con noi.
"E' un onore riaverla con noi, Signore!"
Con noi a fare la guerra.
"If the wild bird could speak"
"She'd tell of places you had been"
Attacchiamo: stonati, senza vergogna.
"We were cautioned to surrender"
"This I could not do"
Non ci importa.
"Their brands were still on fire and their hooves were made of stee"
"Their horns were black and shiny and their hot breath he could feel "
L'equipaggio non può dormire stasera. Non con il Polaris in guerra, con Bullfinch che resiste, con i vertici che si incontrano, per un nuovo Exodus Day.
"With pale affright and panic flight"
"Shall dastard Bluejacks base and hollow"
Per ore, fino all'alba. Senza toccare alcol, con la gola che si disseta di speranza.
"For six long years I've been in trouble"
"no pleasure here on earth I've found"
Finchè non è l'alba.
"Don't waste your time"
"Or time will waste you."
Stanchi e stremati, quando l'equipaggio comincia a svegliarsi, noi ci buttiamo sulle nostre brande. Faremo trincee e organizzaremo la resistenza contro le Bluejacks. Domani. Questa notte siamo lupi che ululano alla luna.

Ballate:
Polly Wright
Il canto dei non arresi
Ghost Rider in The Sky
Blackrock Brigade
The Hobo Song
Knights of Cydonia