E' un'enternità che non rimetto piede a casa. Dalla storia dell'Hunter's League.
Sono successe tante cose nel mezzo.
"Cercano una nave per spostare del carbone da Sunset Tower a Flame."
"Ce lo ripaghiamo il viaggio Harry?"
"Va bene la famiglia Red, ma ti conosco."
Era un si, a modo suo. Una rotta veloce ci avrebbe fatto perdere una manciata di giorni. Sarei andato, tornato, e nessuno se ne sarebbe accorto. Avviso Jack.
Viaggio sonnolento, nessun marauders e nessun pirata. Meglio così.
Atterriamo ad Icewolf che è mezzodì, quando dai comignoli si solleva odore di carne e dalle strade le urla di gioia dei ragazzini che giocano. La piccola piazzola dietro casa mia è pulita dalla neve, così come le strade. La primavera si sente di meno da queste parti. Raffreddiamo i motori della Dick Frick e scendiamo a terra. Come al solito il primo a saltarmi addosso è Wolf: lo devo tenere fermo per non farmi lavare completamente il muso con quella sua linguaccia.
"Alla Dick Frick servirebbe qualche paratia nuova, Red: è palesemente un rottame."
"E al signor Wright servirebbero un bel pò di calci in culo."
Due voci femminili. Le riconoscerei anche senza guardarle. Frìda ed Eolen, le mie due donne. Per fortuna ho braccia abbastanza grandi per stringerle tutte e due. Poi rientriamo in casa e Frìda finisce di preparare la zuppa calda, piena di talmente tanta carne che di zuppa c'è n'e rimasta poca. Mangiamo e parliamo. I miei zii sono partiti per Tauron, in un clima meno rigido che la loro vecchiaia riesce a sopportare meglio. Frìda ha gli occhi che brillano mentre parla di uno dei suoi viaggi spaziali, a recuperare l'equipaggio di una nave saccheggiata e depredata da un gruppo di pirati. E' elettrizzata: sembra me con una quindicina d'anni in meno. Bolton la sfotte bonariamente; i due si punzecchiano come fratello e sorella. Eolen invece mi guarda e sta zitta; mi fa cenno di seguirla al piano superiore. Nessn'altro obbietta.
"No non puoi venire con me."
"Andiamo Red! So difendermi, so usare il fucile meglio di te."
"Non se ne parla. A Safeport non dureresti due giorni. Ed io non posso star a pensare anche a te su quel fottuto scoglio. Mi impedirebbe di fare il mio dovere."
"E quale sarebbe il tuo dovere? Io pensavo che il tuo dovere fosse fare il marito e magari anche il padre. Invece te ne vai in giro con quel vecchio e polveroso Browncoat a ripulire il 'Verse. Puoi non dirmi niente, ma io conosco te e conosco Bolton e ve lo si legge in faccia che per voi la guerra non è mai finita."
"Mi stai chiedendo di scegliere Eolen? Te lo dissi che non devi mai farmi scegliere tra l'Almost Home e ..."
"Per tutti gli Dei, Red! Io sono tua moglie, dovresti stare con me e non con un branco di cani sciolti che seguono una..."
"Basta così! Hai detto fin troppo."
Rimetto addosso anche il cappotto, finendomi di coprire per bene. Delusione e rabbia, si mischiano tutti in maniera strana nella testa. Lei mi guarda e mi ferma prima che possa andarmene. Mi abbraccia e trema. Mi abbraccia con rabbia e forza.
"Non farti ammazzare."
"Non ci riusciranno."
Qualche bacio, altri abbracci. Poi è tempo dei saluti. Il sole sta calando e noi dobbiamo finire lo scarico giù a Flame. Serviranno poche ore e dopo cena si riparte. Pochi giorni come d'accordo. Tutto lineare sulla tabella di marcia.
"Red sono le tre passate; dovresti riposare."
"Ho il caffè ed ho le carte, Harry. Posso tirare ancora fino a domani mattina. Ci servono le rotte prima di do'mattina."
"Right, capito. Io vado in plancia se hai bisogno."
Un ammasso di carte scarabocchiate con rotte per il Columba. Non tracciavo così tante rotte dai tempi dell'Oro Alcolico. Il vecchio diario di bordo non serve a molto, la guerra ha cancellato molte delle rotte tra rim e border. Le rotte da Shadetrack non esistono più; ed erano piene di rotte da Shadetrack. Hera: andato anche quel pianeta. Sto tracciando strade nel deserto.
"Boys, Men and Women: questo è il nostro ultimo viaggio spaziale. Domani atterriamo a Shadetrack allo spazioporto di Mexican e scarichiamo il carico di armi pesanti per gli Indipendentisti. Ci dividiamo la paga e da lì ognuno per la sua strada."
Sposto lo sguardo da Mona a Ron, poi tra i gemelli Carson. Solo infine su Bolton.
"Al diavolo Red! Andartene in giro con una pelle di tigre non fa di te un soldato."
Mona si alza in piedi, denti stretti e pugni serrati. Punta il dito verso ognuno di noi.
"Nessuno di voi è un fottuto soldato. PerDio! Avete intenzione di farvi massacrare dai Culi Blu prima ancora di scendere a terra?"
Fanya scatta in piedi, già pronta a saltare addosso alla korolevita di Richleaf. L'avrebbe fatto se Gary e Harry non l'avessero bloccata ambedue.
"Non capisci un cazzo Mona. A te non frega niente di niente. Interessano solo i soldi. Ti sono sempre interessati solo i soldi. Ci avresti buttato il cianuro nelle ferite se questo non avesse compromesso la tua paga."
Io sono costretto a bloccare Mona per le braccia, mentre Ron intimorito da quella faida creatasi nell'equipaggio si fa più piccolo sulla propria seggiola della cambusa della Dick Frick.
"Per tutti gli Dei! Smettetela prima che vi getti fuori dalla nave!"
Gli anni passati al comando di quella nave, mi avevano dato una certa rispettabilità. Non credo che l'equipaggio mi temesse, ma sicuramente mi rispettava. Tutti tacciono, le due donne vanno a sedersi ma lanciandosi sguardi colmi di un odio nuovo, sopito fino a quel momento.
"Io volevo solo dire che potremmo comunque partecipare alla guerra senza entrare nello scontro, trasportando le armi da Hera ai fronti e trasportando i feriti a Richleaf. Sopravviveremmo e potremmo continuare a lavor..."
"Non ci basta."
Interrompo Mona, guardandola dritto negli occhi.
"C'è un momento in cui un uomo è chiamato a fare il proprio dovere. Il mio dovere, il Nostro dovere, è quello di difendere le nostre case."
"A trasportare armi sono capaci tutti. Il 'Verse è pieno di trasportatori che faranno a gara per spostare le armi sul campo di battaglia. Io la differenza la voglio fare sul campo. Non si vincono le guerre trasportando armi."
"E le guerre non si vincono neanche mandando altri in prima linea. Troppo facile. Io sarò in prima linea."
Fanya e Gary hanno negli occhi la mia stessa convinzione, la mia stessa sete di rivincita. Poi Bolton batte un pugno sul tavolo, vigorosamente e con forza.
"Prima di fare il pilota, portavo le mucche al pascolo. Mi sono spezzato la schiena per quelle mucche e mio padre ed i miei fratelli con me. Anche in questi anni qua sù mi sono spaccato la schiena ed ho rischiato il culo per la mia famiglia, per aiutarli mandando loro qualche spiccio in più. Ed adesso quei figli di puttana vogliono le mie mucche, le mie terre e la mia casa. Io non resto qua sù adesso."
Lo guardo Harry, annuisco in sua direzione. Annuisco verso tutti i membri di quell'equipaggio ormai alla fine delle sue avventure.
"Ron, Mona, da Madrida parte una Orient diretta verso Richleaf. Parte domani mattina, potrete usare quella per lasciare il pianeta. Fanya e Gary, a Mexican parte una Tomahawk per Blackrock. Per quel che riguarda me e Harry, torniamo nel Polaris."
Mi sposto dalla seggiola, faccio qualche passo in direzione dell'uscita della cambusa.
"Ed ora pronti al nostro ultimo lavoro, compagni. Harry, in plancia con me."
Ce ne stiamo in silenzio almeno finchè non riprendiamo posto alle nostre postazioni. Cinture inserite e atmosfera in fase di superamento.
"Lasciamo la Dick Frick a Icewolf e la denuclearizziamo. Poi prendiamo l'Orient di Yngvald per Shijie. Mi ha detto che ci aspetta prima di ripartire."
Alzo il muso e mi pulisco il mento da un pò di bava. Mi guardo intorno ed attraverso l'oblò. Notte. Poi guardo sul pad. Un ora.
"La rotta!"
Due pacche sulla faccia e una lunga sorsata di caffè. Mi sono appisolato per un'ora. Per fortuna che Jack non mi ha visto.
Portare sulle spalle le pelli delle tigri bianche era un onore, un vanto, dalle mie parti. Poche di quelle pelli venivano smerciate dal pianeta, per via dei prezzi esorbitanti, da capogiro. Pochi i cacciatori che si avventuravano nella selva ghiacciata del Saint per cacciare quelle bestie per soldi. E chi ne aveva ammazzate qualcuna, la portava sulle spalle: nessuna somma di denaro poteva eguagliare un tale vanto.
Quando i fiumi cominciano a sgelarsi e le temperature a farsi meno estreme, anche la minaccia causata dalle bestie feroci nei pressi dei villaggi si riduceva drasticamente. Era Marzo ed era il 2502. L'equipaggio della Dick Frick si era riunito da un bel pezzo mentre io me ne stavo ancora sul mio pianeta, con la mia gente e con la mia famiglia che aveva bisogno anche di me. Bolton portò la nave a riprendermi direttamente ad Icewolf.
"Red, ti pare che ti lasciamo festeggiare Train tutto da solo!?"
"Tyr, Harry. Tyr dannazione!"
Uno dei pochi villaggi a festeggiare ancora quel culto antico e quasi dimenticato era il nostro. Decine di lupi venivano cacciati, uno per ogni famiglia. Le carni venivano bruciate e le ceneri sparse intorno ad ogni casa, mentre e le ossa seppellite intorno al villaggio. Con le pelli si conciavano mantelli semplici ed indossati dalla fanciulla più giovane di ogni famiglia. Ed il quarto giorno del mese, all'imbrunire, era festa intorno ad un enorme falò che tutti gli uomini contribuivano ad imbastire: ricordo che quell'anno la pila di legna era grande quasi quanto l'abitazione del Rappresentante delle Famiglie. Si beveva e si ballava, scaldati dal fuoco e dalle carni cucinate intorno all'enorme pila infuocata. Ed i festeggiamenti andavano avanti per ore ed ore: tutta la notte. Frìda porava il matello di lupo per la prima volta; i Gemelli - Vàli e Vagn - avevano bevuto così tanto che avevano preso a rotolare nella neve, sbracciati, insieme a Ron; mia cugina Eydìs faceva a pugni con Fania mentre Bolton veniva battuto (e ribattuto) a braccio di ferro da Thum. Bjorg e Gwen non li vidi per metà della festa. Io, Karol, Mona e Gary tracanniamo bibitoni fatti di erbe strane.
"Sembrate una mandria di bufali ammaestrati."
"Voi su Richleaf non sapete divertirvi. Diglielo pure tu, Karol."
"Non so se bevo questa robaccia, Capitano, perchè fa un fottuto freddo o perchè mi sono dimenticato di portare la Vodka."
"A me piace, Wright. La tua gente mi piace."
"Per fortuna che ci sei tu, Gary. Non so come farei senza di te."
"Ma se volete anche baciarvi, fate come se non ci fossimo, finocchietti!"
La Dick Frick restò ad Icewolf ancora per un paio di giorni, così che potessi assicurarmi che al mio villaggio non servisse più la mia presenza ed il mio aiuto. Ero rimasto lì per tre mesi: tre mesi di ronde notturne e di caccia per la difesa di Icewolf. Legna spaccate per impedire alla scorta di legname di terminare prematuramente.
Avevo, ho, due famiglie. Una lontana ed una di fianco a me. Ma solo questa famiglia vicina può permettermi di difendere quella lontana, su quel pianeta gelido. Finchè ho qualcosa da difendere, non posso smettere di combattere.
Sulla Badass e sull'Hyperion si festeggia stanotte.
Si ubriacano e festeggiano per aver sfondato il culo ai maledetti Culi Blu, per aver fatto capire loro che significa rompere le palle nel 'Rim ai rimmer.
E' una vittoria, schiacciante come era schiacciante la superiorità numerica di navi ed armi dalla nostra parte. Eppure non riesco a ubriacarmi e gioire come tutti quanti loro.
Penso ad Halley, a quella lamina di metallo della Gixus One conficcata nel suo petto.
Sua moglie e sua figlia sanno che quell'uomo è morto da eroe, combattendo per l'Indipendenza. Ma è morto.
Harry maneggia una delle piastrine che Fanya aveva appeso al petto. Nessuno dei due parla, ci limitiamo a far strada all'Hyperion e a riportare i due Avengers su una rotta sicura verso Safeport.
"Finirà mai tutto questo, Red?"
Bolton rompe il silenzio, quel silenzio durato chissà per quante ore.
"Finirà."
Un leggero pugno sulla sua spalla, un sorriso stropicciato. E poi di nuovo il silenzio nella plancia di comando.
Il vecchio di Hall Point è sparito, la sua bancarella ripulita e sostituita da un nuovo, giovane e sbarbatello, lacchè dello Skyplex. Trafficava tabacchi a basso costo diversi dalla Starscreapers: la cosa gli è costato il posto, almeno.
"Ehi Capitano! Vieni a trovarmi qua giù solo quando ne hai bisogno!"
"Jò, venire in questo buco di roccia per annusare il pessimo odore di questa merda piace a me non più di quanto piaccia a te."
Jo Facciadicane lo chiamano. A Sunset Tower non c'è una nave cargo che non abbia trasportato per lui almeno un carico di pessimo e ammuffito tabacco 'rimmer. Noto strozzino della Baraccata, dicono che abbia un bel po' di fucili puntati dietro al culo e che gli abbiano già scavato una fossa in attesa di riempirla. Sono però almeno dieci anni che è più in salute della gran parte della gente che lo vorrebbe morto.
"Che fine hanno fatto i due Carson? Non te li sei portati dietro questa volta."
Il vecchio ride. Io sento che la mano potrebbe estrarre la python da un momento all'altro.
"Posso indirizzarti sulla loro strada quando ti pare, Jo."
Jo si alza e con passo claudicante si piazza di fronte a me. L'età ed il pancione di chi si è impigrito sugli agi del denaro lo rendono poco credibile quando si rizza sulla schiena e assume un'espressione seria, di sfida. I quattro scagnozzi nella stanza stringono il fucile
delle automatiche. Potrei sentirne la canna fredda sulla schiena anche a
metri di distanza
"Sei sempre stato un tipo piuttosto simpatico. Sono contento di rivederti qui."
Sorride: orrendi denti gialli che si alternano con placche d'oro.
"Facciamo in fretta."
Apre il braccio, mi fa cenno di seguirlo.
Avevamo lasciato il campo militare su Shijie da poche ore per raggiungere la Stazione Spaziale Indipendentista al confine con i mondi centrali. Insonne e nervoso; avevo deciso di passare la notte in giro per la Tomahawk.
"Nervoso Soldato?"
"Snervante."
"Ah, quindi non vedi l'ora di riempire di piombo qualche Culo Blu."
"A quello ci pensate voi. Io sono solo un pilota."
L'uomo si sfila dalla tasca un pacchetto di sigarette, offrendomene una.
"Senza piloti, avremmo perso in partenza, Soldato..."
"Wright."
"West."
"Grazie ma non fumo..."
"Avanti, che non saranno di certo queste ad ucciderti."
"Ti ho chiesto quale cazzo di tabacco vuoi, Capitano!"
Scuoto la testa, massaggiandomi la fronte sudata. Siamo già arrivato nel magazzino del trafficante, senza quasi accorgemene.
"Black Mamba dieci, un chilo. E..."
Un pacchetto nero, con l'inconfondibile C marchiata sul pacchetto.
"...ed un paio di Serenity."
"Fumi ancora le Cheltenham, Wright?"
"Non saranno di certo loro ad uccidermi."
Il trafficante mi guarda. Lo fa per pochi secondi. Poi prende i due pacchetti neri e me li passa.
Declan Khan.
Khan.
Perchè quel nome non mi è nuovo?
Blackrock, Tombstone. Il fronte.
La battaglia aveva infuocato per due giorni interi e neppure la notte i soldati dormirono per tenere le barricate intatte. Io ero appostato su una delle tre artiglierie da terra, fisse. Il nostro compito era quello di tenere lontani i blindati pesanti della Flotta. Ne avevo fatte saltare due. Una manciata di colpi e poi esplodevano.
Ma il terzo corazzato aveva resistito alla scarica; prima di esplodere aveva lasciato il tempo ai cinque uomini di uscire e di proseguire lo sfondamento. Due mi colpirono di striscio sopra le spalle prima di essere riempiti di piombo dalle unità di fanteria messe a copertura dell'artiglieria. Gli altri tre si barricarono dietro ai resti del blindato distrutto.
I tre Blues resistettero ferocemente fino all'alba; poi uno dopo l'altro anche loro caddero. L'ultimo a cadere fu il Tenente della squadra, spazzato via da una raffica dell'arma pesante mossa da me.
Uccidere un uomo è diverso dall'affondare una nave. Uccidere un uomo in carne ed ossa è più difficile che affondare una scatola di metallo con decine di uomini. E' assurdo. Non avevo mai ucciso un uomo a sangue freddo. Quel corpo maciullato restò davanti alle barricate fino alla notte seguente quando la battaglia cessò e riconsegnammo i cadaveri dei soldati ai loro commilitoni.
Il casco della tuta d'assalto si era sfondato sul volto di quell'uomo. Non so che faccia avesse avuto prima che la carne si fondesse con proiettili e kevlar rinforzato. Ma lessi le piastrine metalliche che aveva addosso.
Richard Khan.
Khan.
Ma il 'Verse sarà pieno di Khan, così come il Core.
Odio gli ospedali del Core.
Sembrano fottuti labirinti. Ho perso un'ora tra questi dannati piani e corridoi. E per fortuna che quelloLì doveva starsene al quinto piano. No...forse la Khan aveva detto al primo...chi se ne frega. Tanto sono solo fottuti strizzacervelli.
"Buona sera Capitano Wright. E' in ritardo."
Quel muso giallo mi sta guardando da dietro la sua scrivania. ha due trapani al posto degli occhi.
"Hai qualche altro impegno Dottor Lì?"
"Sono anche le ventidue pass..."
"Vuol dire che mi farai perdere meno tempo."
Il tono cupo non facilita l'approccio iniziale. Il dottore comincia già a scrivere qualcosa sul suo taccuino.
"Si allunghi pure sul lettino."
E di rimando lui cerca di sembrare accomodante e gentile, mostrando un perfetto sorriso di circostanza. Sbuffo sonoramente e storco il naso.
"Sto bene in piedi."
Diffidenza e nervosismo scaturito da quell'ambiente ostile. Il dottore appunta qualcos'altro e si sposta dalla scrivania.
"Insisto."
"E chi se ne frega."
Non mi accorgo neanche di grattare furiosamente sotto il polsino della camicia, arrossando maggiormente la pelle del polso.
"E' nervoso Capitano. Sono io a farle questo effetto?"
"Un corer strizzacervelli pagato per farsi i cazzi miei."
Mi gratto il muso, osservandolo dall'alto nel bel mezzo della stanza; lo sguardo che vaga intorno e di nuovo alla porta per vari secondi.
"La consideri solo una formalità. Non ha niente da temere da...uno strizzacervelli come me no?! Ma se non supera il mio test, lei non gareggerà alla Race."
Di nuovo un moto di stizza sul viso, istintivo e spontaneo. Mi avvicino al divanetto solo per poggiarci le chiappe e restare seduto. Tiro fuori dalla tasca una sigaretta per accenderla. Il Dottore con un telecomandino accende il depuratore dell'aria.
"Arrogante, aggressivo e scontroso."
Il dottore legge quel qualcosa che fino a quel momento aveva scritto. Il perfetto inglese, istruito e forbito e quell'atteggiamento professionale fino alla nausea.
"E vediamo un pò ancora. Nervoso: gli sfoghi sotto il colletto e sui polsi dimostrano come lei non si senta per niente a suo agio nell'ambiente dei Core worlds. Osserva continuamente l'uscita, a rafforzare la mia tesi riguardo al disagio che lei sente nel trovarsi rinchiuso in un luogo potenzialmente ostile per lei e con persone che lei considera estranei e inferiori."
"Ti sbagli. Io non ti considero inferiore. Considero inutile però la mia presenza qui."
"Colloquio informale con un perfetto sconosciuto. E' una forma di reiterata mancanza di rispetto."
"Questo secondo la vostra idea di superiorità."
Il dottore tace, per appuntare qualcos'altro sul suo taccuino.
"E' evidente che a lei non piace Horyzon. Perchè ha deciso di partecipare alla gara?"
"Sono un pilota, sono bravo e perchè sono cazzi miei."
Rialza lo sguardo su di me, mi buca di nuovo con quel suo sguardo perforante e che di nuovo mi provoca un profondo stato di nervosismo. Lui lo percepisce e se prima cercava di mettermi a mio agio, ora cerca di mettermi sotto pressione. Odio gli strizzacervelli.
"Guarda che un pompino non te lo faccio, Dottore!"
Il dottore sorride, suffusamente. Scrive qualcos'altro sul suo foglio e poi chiude il taccuino.
"Lei avrebbe bisogno di prendersi una vacanza Capitano. E' sotto stress oltre ad avere chiaramente qualche problema a rapportarsi con questo pianeta."
"Non ho mai pensato di trasferirmi a Cap City per più di qualche giorno infatti. E dopo la gara mi farò una bella vacanza coi soldi della vincita."
Questa volta è il dottore a sbuffare e a scuotere il capo.
"Può andare Capitano. Le auguro una buona serata."
"Come no..."
...sicuramente però la serata comincia bene, non dovendo più avere a che fare con un fottuto strizzacervelli!