sabato 20 ottobre 2012

Mowing

"Harry non ci crederai mai!"
"Cosa?"
"Nel Core le donne si depilano completamente."
"Anche tra le gambe?"
"Si!"
"Ed il cespuglio?"
"Mow!"
"Oh Santo Dio!"

venerdì 19 ottobre 2012

Cibo per avvoltoi

Le rotte della Jin Logistics sembrano le migliori. Più controllo le rotte e le navi, più sono sicuro che sia la scelta migliore. Fertilizzante da riutilizzare su Shijie, Shadetrack, Boros, Hera...

Hera era in subbuglio. Le industrie belliche lavoravano a pieno regime e i cantieri navali sfornavano ogni giorno decine di navi per l'ultima, sanguinosa, campagna di quella lunga guerra.
Arrivai sul pianeta con una enorme Tomahawk, piena dei pochi soldati abbattuti sopravvissuti. Uno stato comatoso indotto dalle innumerevoli medicine che mi avevano somministrato per evitare che il ventre squarciato e cucito alla meno peggio mi uccidesse. Arrivai che la battaglia non era ancora cominciata e mi svegliai che l'artiglieria pesante tuonava tutt'intorno.
"Tenetelo fermo per Dio!"
Urlava Gregory Huston alla sua squadra medica; il dottore che mi salvò la vita.
"Non fatelo alzare! E' crepato quel Cristo!"
Eppure io sbraitavo, urlavo, mi dimenavo. Nella Serenity Valley si stava scrivendo la storia ed io ero buttato su quel lettino d'infermieria, con delle flebo attaccate al braccio, con il ventre bloccato per mezzo di una placca metallica. Eppure ogni volta che sforzavo gli addominali per poter anche solo pensare di alzare la schiena, era come essere riempito del piombo di molti fucili. Le lacrime sul volto: rabbia, impotenza e dolore.
E mentre io mi lamento sulla mia branda, vengo giorno dopo giorno circondato da gente mutilata dalle granate o rese guerce dalle schegge. I medici sono a decine, ad occuparsi velocemente di chi è salvabile, o rendendo meno sofferta la morte di altri.
Impotenza e rabbia, la consapovelezza di dover passare il resto di quelle settimane su una branda, senza poter andare fuori e uccidere giacche blu o dare la mia parte in quella battaglia.
Mi imbottiscono di antidolorifici e le braccia sono piene di flebo. E' un costante stato di semi coscienza, alternando le lunghe ore di sonno ai sofferti minuti in cui il sangue mi ribolle per non potermi alzare da quella fottuta branda. Io dormivo ed i miei compagni facevano da banchetto per gli avvoltoi.
"Datemi un fottuto A-11. Per tutti gli dei, datemi un A-11."
Le frasi tutte uguali, ed il Doc che mi aumentava la dose di morfina per rimbambirmi di nuovo.
La guerra era quasi finita, i morti diventati senza cifra, quando sgombrarono i campi dei feriti da Hera per trasferirli su Richleaf, insieme a parte della popolazione civile del pianeta. Seppi la conclusione dello scontro per mezzo dei giornali, come chiunque altro non avesse preso minimamente parte allo scontro. Mi avevano tolto la placca dallo stomaco e dovevo far girare le ruote di una sgangherata sedia a rotelle per muovermi in una delle strutture mediche. Il browncoat coi gradi da caporale mi scaldava ancora le ossa. La gente mi guardava con commiserazione e pietà, come si guarda un vecchio scemo che non può più intendere e volere.
Se non fosse stato per Bolton e per la Dick Frick...

La nave è atterrata su Greenfield da diversi minuti. Mi sono addormentato di nuovo. Fottuta sveglia...il pad sta andando anche lui a puttane.

sabato 13 ottobre 2012

Soldier

La guerra civile ha riempito il cimitero di Timisoara di altri duecento corpi.
C'era tutta la cittadina ad assistere alle celebrazioni, persino Taylor, Hesker ed Erik Rose.
Io me ne sono stato in fondo al cimitero, commemorando i duecento browncoat che sono ancora caduti per una guerra fraticida.
La guerra civile è finita, possiamo ripartire da Bullfinch. Jack ed Eir usciranno presto, resteranno un giorno in più sul pianeta.
Bolton ha riempito la nave di trizio e provviste. Resteremo in volo a lungo.
A Safeport mi aspetta il Kappa due mentre a Saint Andrew c'è Eolen.

E' ottobre sul pianeta ghiacciato, la neve ha già riempito la zona boreale del pianeta da diverse settimane. Mi ha accolto nuovamente la bufera di neve come un abbraccio materno: fitto e imponente. Sono costretto ad atterrare a Flame, per non dover rischiare di ritrovarmi la nave bloccata dalla neve. L'equipaggio alloggia a Le Tre Botti, io vado da lei ed il tempo per dormire è stato poco.
In mattinata la tormenta s'è placata ed al sorgere del sole la gente è in fermento, muovendosi per caricare gli ultimi quintali di legname utile per l'inverno, quando il gelo del Saint diventa il nemico peggiore su quel pianeta. Io salgo fino ad Icewolf, dalla mia famiglia. Molti degli abitanti si sono trasferiti a Flame a causa dell'inverno e degli animali selvatici incattiviti. Ma la mia famiglia no. Resto due giorni per aiutarli, con le provviste, con il legname. Ho trasportato un pò di roba da Bullfinch, dovrebbe aiutarli.
Frìda lavora per una industria farmaceutica di Richleaf, pare che abbia trovato una nave da guidare e dei carichi da trasportare. Sta mettendo su un bel pò di soldi per acquistare una nave sua; pare abbia preso davvero sul serio l'idea di diventare migliore di suo cugino.

Ho avuto molto tempo per parlare con Eolen, riguardo noi, riguardo il futuro.
Ed è stata una cerimonia privata, per un certo senso segreta. Non voglio che la voce arrivi a qualche Corer, o a qualche Contractors stanziato sul mio pianeta per via dell'Hunter's League. Non la voglio ficcare nei casini.
Abbiamo giurato davanti a Frigg ed abbiamo bevuto dalla stessa coppa uno strano infuso. Ah boh...i matrimoni li fanno così, ma non ho mai capito cosa il sacerdote faccia per creare quell'orrenda brodaglia. Poi abbiamo cacciato insieme, tutta la notte. Niente festeggiamenti, non abbiamo detto niente a nessuno. Mi ha ascoltato, sa che se ho deciso così ho i miei motivi.

Due giorni e due notti, poi con la Dick Frick siamo ripartiti. Tornare a casa due giorni ogni trenta, se tutto va bene. Ma sono un soldato ed è giusto che sia così.

sabato 6 ottobre 2012

Past

C'ho fatto l'abitudine a vagare in una nave deserta e silenziosa nel cuore della notte. Non che nel 'Verse, nel nulla, ci sia differenza tra giorno e notte. A Oak Town era sera, a Hall Point pomeriggio, e sarà mattina presto quando sbarcheremo a Timisoara. Adesso stando all'orologio che ho sul pad, ed ai dati sincronizzati su Bullfinch, dovrebbe essere notte fonda, anche se a Greefield è pieno giorno. E tra tutto questo caos, c'è la lineare assenza di tempo del viaggiare nello spazio. Nello spazio non c'è ora, non c'è giorno, non c'è anno. Nulla.

Sono ormai passati più di dieci giorni dall'Ex-Day, sono passati otto Ex-Day dall'inizio della guerra. Un intervallo di tempo come se fossero due pianeti distanti anni ed anni e nel mezzo il 'Verse profondo. La guerra, la morte, Fargate, i Devils. Il browncoat e la vecchia tuta dell'aviazione indipendentista. La tradizione di bruciare vecchi oggetti, superflui e legati al passato; l'ultimo oggetto bruciato in un falò è stata una bandiera alleata, otto anni fa. Anni in cui non serviva un Ex-Day per veder bruciare cose, persone, passati. Ogni giorno era un Ex-Day, dove le fiaccole volanti erano le luci delle navi spaziali ed i falò non altro che siluri e cannonate. La musica veniva suonata da lunghi banjos automatici, o magari da armoniche lanciagranate. Ed a cantare intorno al falò, le urla degli uomini. Abbiamo acceso falò, abbiamo bruciato passati. 

Nella nave dormono tutti, io ho perso l'abitudine a dormire a lungo e bene. Se avessi imparato a dormire con un occhio aperto, chissà, magari riuscirei a dormire meglio. Bolton probabilmente avrebbe qualche difficoltà a riguardo.

Se ho imparato qualcosa dalla guerra, è che il passato non si cancella nè si brucia; dal passato non ci si svincola buttandolo nel fuoco. Il passato è d'appertutto, quando si è svegli e quando si dorme. Il passato è come le miriade di stelle che riempiono il 'Verse nero, quando si viaggia nello spazio.
Quando giungerà il momento, brucerò solo un oggetto. Ma quel momento è ancora lontano.

lunedì 24 settembre 2012

La resa è il tradimento.

"Per questa volta ti è andata bene Red, ma la prossima volta evitate di fare gli stronzi solo in due."
Bolton sembra mia madre quando si impegna. Però ha ragione. Sembrava che fosse di nuovo tutto come anni fa, in guerra. I Marines e gli Indipendentisti. Ma questa volta c'erano solo fottuti mercenari pagati per far scorrere sangue.
E poi i fucili, le granate, il fuoco, le esplosioni. I cadaveri.
Non ci abitua mai a tutto questo; muoversi sul filo del rasoio rischiando la pelle ogni volta che si sente il tuono dei fucili che fanno fuoco. Non ci si abitua mai del tutto; eppure per noi sembra quasi normale.
Zoya è brava. E' stata un Phantom ma Jack sembra fidrasi abbastanza per averla portata qui sù con noi. Potrebbe essere un buon acquisto per i Diavoli. Potrebbe.
Ammaccature, graffi e ferite di poco conto. Tutta roba che in un paio di giorni non lasceranno neppure cicatrici evidenti. Nulla in grado di fermarci per continuare a fare il nostro dovere su questo pianeta. Non arriveranno i Marines, ma se lo faranno, non renderanno Bullfinch come Shijie o Shadetrack.

Ho bevuto alla salute dei compagni browncoat caduti oggi, ieri o l'altro ieri; di quale fazione dei Rose non importa. Sessantanove fino ad ora. Settanta uomini che ci tengono d'occhio e che si aspettano grandi cose da quelli come noi che sono ancora vivi. I milioni di altri compagni, morti durante la guerra, che si aspettano che le loro famiglie ancora su questo 'Verse abbiamo l'agnoniata indipendenza e libertà.

Non li possiamo deludere. Non possiamo tradirli. Arrendersi significa tradire.

E la guerra non aspetta gli uomini, perciò meglio che torni di sotto, sulla strada, a vegliare che la cittadininanza dorma un'altra fottutissima notte, tranquilla.

domenica 9 settembre 2012

I Pirati bevono Whisky

Una foto della guerra. Probabile che fossero le prime settimane d'arruolamento, quando ancora la guerra non ci aveva logorati. Volti di giovani soldati sorridenti. Soldati semplici, i primi che cadono sul campo. Volti di giovani fantasmi, dei quali si son salvati solo una manciata. Ci sono i gemelli Carson, Bolton, West, Logan. Chissà che fine ha fatto West. C'è anche Halley.
"Ponte di comando, qui Gixus One. Pronti al decollo."
Sturges. La Serenity Valley di molti piloti.
"Ehy Wright, mi hanno detto che a Blackrock ne hai fatti fuori un bel pò!"
"Non più di quelli che avrebbero fatto fuori me, Halley."
Tra i piloti c'era ancora troppa convinzione che Sturges avrebbe svoltato a nostro favore. Io però con la caduta di Blackrock cominciavo a dubitare nella nostra vittoria. Sapevo che avremmo perso anche nello spazio; speravo di avere torto. Ed io sapevo anche di non essere il migliore, così come non era Halley il migliore. Eravamo bravi, ma non i migliori.
"Ah-ah Wright, bel colpo! Con questa stiamo a cinque!"
"Attenzione che qui ci lookano ogni tre per due!"
Mai come quella volta ero agitato. Navi nemiche d'appertutto. Laser e siluri guizzanti che sfioravano la plancia per schiantarsi altrove. Esplosioni, rottami e corpi fluttuanti.
Ma noi eravamo bravi. Non i migliori, ma bravi. 
"Due siluri e tre colpi di batteria Capitano. Fanculo!"
Ma essere bravi non è mai sufficiente in quelle circostanze.
"Atterriamo Halley. E se non ci muoviamo, qui ci fanno saltare in aria."
Ma in due non siamo bastati per salvarci entrambi. Lo schianto dell'atterraggio d'emergenza fu fatale per Halley. A lui è bastata una trave in un polmone per farlo morire soffocato dal suo stesso sangue. A me non è bastato lo squarcio sullo stomaco, la ferraglia ardente dalla quale mi sono tirato fuori o i due giorni a marcire su quel pianeta. Analgesici. No. Non ricordo di essere sopravvissuto su quel pianeta. Magari sono morto per davvero.

Una foto vecchia di otto anni. E' passato un bel pò di tempo, sono cambiate molte cose. Ma almeno in quel tempo i pirati bevevano rum e i commercianti bevevano whisky. Ora i pirati bevono whisky ed i commercianti fanno i pirati. Prima della guerra i pallettoni non si sprecavano.

sabato 1 settembre 2012

Un Wright si riconosce...

Tornato da scuola, ero andato al capanno di mio padre, per aiutarlo a finire di scuoiare i lupi; finimmo alle tre, c'erano sette lupi da ripulire prima dell'alba. La domenica non si faceva scuola, mi piaceva passare del tempo col mio vecchio.
"Zio Back domani va a Bullfinch. Posso andare?"
"Quanti giorni?"
"Solo tre. Mi ha promesso che mi fa vedere come si guida la White Wolf."
Il vecchio sorride e poggia sul tavolo il coltello. Si lava le mani in una bacinella. Poi si accende una sigaretta. Per poco non si da fuoco alla folta barba bionda che gli riempiva la faccia.
"Fottuti cerini di Hall Point."
Sbraita, per una manciata di secondi per poi annuire.
"Parla con tua madre domani mattina."
Ero felice. Saltellavo. Hust "Abjorn" Wright era tanto grosso quanto buono, calmo e pacato. Non l'ho mai visto crucciato o incazzato. Solo qualche sbraito di tanto in tanto.
"Back ti porta dove? Quando? Per quanto tempo? Ma non lo sa che tu stai studiando? Oh ma ora che lo prendo mi sente, a metterti queste strane idee in testa! Misericordia divina!"
Mia madre invece sapeva sempre come smontarmi. Jane Winston, l'esatto contrario di mio padre. Dura, imperiosa, autoritaria.
"Avanti signora Wright, lascialo andare."
"No mister Hust. Tuo fratello mette sempre strane idee in testa a Red."
Un dibattito così poteva andare avanti per ore.
"Avanti dolcezza! Che piaceva anche a te passare del tempo nella plancia di comando quando Back se ne andava a dormire."
Lui la punzecchia, lei che borbotta. Perfino il mio vecchio si sarà preso un paio di pugni nello stomaco da mia madre, ma rideva.
"Va bene va bene. Vai pure con tuo zio. Ma solo per questa volta e senza che ci prendi gusto. Se non era perchè andavate a Bullfinch col cavolo che ti ci mandavo!"
Un dito che si muoveva nell'aria con fare di ammonizione tetro ed austero. Annuivo, le davo ragione. Avevo vinto la prima piccola battaglia e mamma si doveva abituare alla cosa. Un passetto alla volta.
"Dirò alla signora Inga di farti lezioni di pome...ehi biondino! Dove scappi sto parlando con te!"
Ma ormai ero già fuori, per vantarmi con altri ragazzini che sarei andato nello spazio con la White Wolf.
Ed il giorno dopo era quasi un sogno ad occhi aperti, il decollo della nave ed i colori rossastri dell'atmosfera bucata; e poi St. Andrew di un colore bianco, quasi una perla vista attraverso gli oblò.
Mia madre non si abituò mai a mandarmi nello spazio sempre più spesso, al contrario di mio padre che invece aveva già capito che ero tale e quale a lui. 
"Un Wright si riconosce," - Dice sempre mio zio. - "un Wright è nato per lo spazio".
E pensare che da una Evolution scassata, sono arrivato ad una Brigade appena sfornata. Per una manciata di secondi mi sembrava di essere quel ragazzino davanti alla perla bianca del pianeta natale; ma poi riaffiorano altri vecchi ricordi, ed allora è meglio tornarsene a dormire.