"Hai visto che bel disegno ti ha fatto la piccola Cecilia, Red?"
"Visto."
"Che hai?"
"Anche Gwen ha avuto due gemelli. Sono zio per la quinta volta."
Eolen mi guardae cerca di capire. Ci mette poco a farlo. Si avvicina e mi da un altro bacio sulla fronte.
"Sarai un ottimo padre, un giorno. Te ne darò così tanti che ti stancherai di esserlo."
La guardo. Sorrido.
"Lo sai che non mi stancherei mai."
In due in un Pod.
L'aria è sufficiente per durare pochi giorni. Ma i giorni non esistono nel nero dello spazio vuoto. L'unica compagnia dei detriti vaganti della Legion, che salutano oltre l'oblò. Il segnale di SOS si espande come gocce d'olio in un oceano. Inutile come sperare di trovare un ago in un pagliaio.
Bolton legge una piccola bibbia in silenzio, senza parlare. Di tanto in tanto mi guarda per molti secondi, ma non parla. Si consuma meno aria se si resta in silenzio.
Oltre l'oblò si può vedere il Dorado immobile, dai raggi filtrati dalle paratie del guscio di salvataggio. Il pad è quasi completamente scarico. Buttato nella tasca del browncoat lasciato ad un angolo della piccola branda sulla quale nessuno si allunga.
Ho contato le cicatrici delle braccia. Settantaquattro. Non mi ricordavo che arrivassero dai polsi fin sulle scapole. Bolton accenna al Testamento del pod; nessuno di noi ci si avvicina. Le targhette militari appese al collo saranno l'epitaffio della nostra tomba.
"Vuoi che ti spari in testa Red?"
"Non morirò suicida."
"Non è bello morire soffocati."
"Non mi sparerò in testa."
L'aria è quasi finita. La scorta di cibo ormai sul finire. Recupero da dentro il coat una fiala di terra scura, raccolta nelle paludi nere di St. Andrew. Acqua per creare una soluzione grigia. Mischio tutto in una bacinella. Poi mi sfilo la canottiera.
"Ne vuoi un pò Harry?"
"Lascia perdere Red."
Poco male.
La canna della python è utile per guardare il mio riflesso.
Immergo le mani nella soluzione per impiastrare le dita di quel terriccio scuro. Intorno agli occhi, sulle tempie e sulle guance. Poi altri simboli intorno al tatuaggio di Thor, scendendo per tutte le braccia. Infine il petto. La cicatrice lungo il ventre diventa un intreccio di ideogrammi. Il cuore assume una strana forma sul petto. Bolton mi guarda perplesso e confuso. E' la prima volta che mi vede così. Sa cosa significano quelle pitture, anche senza riconoscerne i simboli. Un'ora dopo sono pronto e la canottiera coprirà solo parte di quei segni.
"Avanti Harry! Riporta la tua roba in cabina."
"Non ti basto più io, Red!? Da quando hai bisogno di un terzo pilota?"
"Per tutti gli Dei, Harry! Non ho forza per sentire i tuoi piagnistei."
"La plancia non è così grande per tutti e tre. Ed io sono di troppo."
"Ma se te ne vai tu, chi mi dice che sono una testa di cazzo?"
"Beh, non sono affari che mi riguardano. Sono sicuro che Renshaw avrà bisogno di un pilota d'esperienza come me."
"Se pensi che una volta a bordo con l'Ammiraglio, potrai continuare a bere ottima vodka ed avere abbastanza ore libere per andare dalle puttane del Jackmark, ti conviene portarti dietro qualche cassa ed un paio di dozzine di fotografie di belle donnine."
"Va bene Red, ma solo perchè senza di me saresti un uomo perso."
"E ricordati di pulire i cessi: è il tuo turno."
"Sei una fottuta testa di cazzo, Wright!"
Non dormo da un'eternità.
Nonostante i turni di cinque ore che ci scambiamo io ed Harry, perdo il sonno ad intervalli di una o due ore. Controllare che tutto prosegua bene, controllare che la rotta sia giusta.
"Hai bisogno di dormire Red."
"Ho dormito abbastanza."
"Ci sono i sonniferi nella sickbay; allungateli con un bicchiere di vodka."
Ci rifletto: non tocco alcool da secoli.
"Siamo vicini al border, Harry. Non posso calarmi quella roba."
"Devi riposare."
"Cambio di turni Harry. Ci scambiamo la plancia tra cinque ore."
"Red devi..."
"Non discutere."
"Sei una testa di cazzo, Wright. Sei una grandissima testa di cazzo quando non ragioni."
Lui va via ma non lo guardo; mi metto semplicemente ai sensori avanzati della Dick Frick ed osservo i dati vuoti dello spazio nero che ci circondano. Crollare a terra con una bottiglia di rum, per ore. Non è questo il mio ruolo. Jack è lì, col polmone bucato e con una gambe oltre il velo. John e Schmidt che riempirebbero di tritolo i culi di ogni fottuto vaccaro del Black Oak ed Hale da solo a badare che non facciano cazzate. Ed nell'Almost Home con Sharpe. Solo due piloti. Riposare...riposerò quando sarà il momento. Siamo in guerra: in guerra si dorme con un occhio aperto e con il fucile in braccio; con le orecchie tese ad aspettarsi il fischio di un siluro da un momento all'altro. Chi dorme è perduto. Chi si distrae è perso e chi non si guarda le spalle è morto. Ed ho ancora troppi motivi per non crepare.
Bisogna trovare una fottuta rotta più rapida per raggiungere Greenfield. Posso sempre contare sul tabacco e sul caffè però.
E' un'enternità che non rimetto piede a casa. Dalla storia dell'Hunter's League.
Sono successe tante cose nel mezzo.
"Cercano una nave per spostare del carbone da Sunset Tower a Flame."
"Ce lo ripaghiamo il viaggio Harry?"
"Va bene la famiglia Red, ma ti conosco."
Era un si, a modo suo. Una rotta veloce ci avrebbe fatto perdere una manciata di giorni. Sarei andato, tornato, e nessuno se ne sarebbe accorto. Avviso Jack.
Viaggio sonnolento, nessun marauders e nessun pirata. Meglio così.
Atterriamo ad Icewolf che è mezzodì, quando dai comignoli si solleva odore di carne e dalle strade le urla di gioia dei ragazzini che giocano. La piccola piazzola dietro casa mia è pulita dalla neve, così come le strade. La primavera si sente di meno da queste parti. Raffreddiamo i motori della Dick Frick e scendiamo a terra. Come al solito il primo a saltarmi addosso è Wolf: lo devo tenere fermo per non farmi lavare completamente il muso con quella sua linguaccia.
"Alla Dick Frick servirebbe qualche paratia nuova, Red: è palesemente un rottame."
"E al signor Wright servirebbero un bel pò di calci in culo."
Due voci femminili. Le riconoscerei anche senza guardarle. Frìda ed Eolen, le mie due donne. Per fortuna ho braccia abbastanza grandi per stringerle tutte e due. Poi rientriamo in casa e Frìda finisce di preparare la zuppa calda, piena di talmente tanta carne che di zuppa c'è n'e rimasta poca. Mangiamo e parliamo. I miei zii sono partiti per Tauron, in un clima meno rigido che la loro vecchiaia riesce a sopportare meglio. Frìda ha gli occhi che brillano mentre parla di uno dei suoi viaggi spaziali, a recuperare l'equipaggio di una nave saccheggiata e depredata da un gruppo di pirati. E' elettrizzata: sembra me con una quindicina d'anni in meno. Bolton la sfotte bonariamente; i due si punzecchiano come fratello e sorella. Eolen invece mi guarda e sta zitta; mi fa cenno di seguirla al piano superiore. Nessn'altro obbietta.
"No non puoi venire con me."
"Andiamo Red! So difendermi, so usare il fucile meglio di te."
"Non se ne parla. A Safeport non dureresti due giorni. Ed io non posso star a pensare anche a te su quel fottuto scoglio. Mi impedirebbe di fare il mio dovere."
"E quale sarebbe il tuo dovere? Io pensavo che il tuo dovere fosse fare il marito e magari anche il padre. Invece te ne vai in giro con quel vecchio e polveroso Browncoat a ripulire il 'Verse. Puoi non dirmi niente, ma io conosco te e conosco Bolton e ve lo si legge in faccia che per voi la guerra non è mai finita."
"Mi stai chiedendo di scegliere Eolen? Te lo dissi che non devi mai farmi scegliere tra l'Almost Home e ..."
"Per tutti gli Dei, Red! Io sono tua moglie, dovresti stare con me e non con un branco di cani sciolti che seguono una..."
"Basta così! Hai detto fin troppo."
Rimetto addosso anche il cappotto, finendomi di coprire per bene. Delusione e rabbia, si mischiano tutti in maniera strana nella testa. Lei mi guarda e mi ferma prima che possa andarmene. Mi abbraccia e trema. Mi abbraccia con rabbia e forza.
"Non farti ammazzare."
"Non ci riusciranno."
Qualche bacio, altri abbracci. Poi è tempo dei saluti. Il sole sta calando e noi dobbiamo finire lo scarico giù a Flame. Serviranno poche ore e dopo cena si riparte. Pochi giorni come d'accordo. Tutto lineare sulla tabella di marcia.
"Red sono le tre passate; dovresti riposare."
"Ho il caffè ed ho le carte, Harry. Posso tirare ancora fino a domani mattina. Ci servono le rotte prima di do'mattina."
"Right, capito. Io vado in plancia se hai bisogno."
Un ammasso di carte scarabocchiate con rotte per il Columba. Non tracciavo così tante rotte dai tempi dell'Oro Alcolico. Il vecchio diario di bordo non serve a molto, la guerra ha cancellato molte delle rotte tra rim e border. Le rotte da Shadetrack non esistono più; ed erano piene di rotte da Shadetrack. Hera: andato anche quel pianeta. Sto tracciando strade nel deserto.
"Boys, Men and Women: questo è il nostro ultimo viaggio spaziale. Domani atterriamo a Shadetrack allo spazioporto di Mexican e scarichiamo il carico di armi pesanti per gli Indipendentisti. Ci dividiamo la paga e da lì ognuno per la sua strada."
Sposto lo sguardo da Mona a Ron, poi tra i gemelli Carson. Solo infine su Bolton.
"Al diavolo Red! Andartene in giro con una pelle di tigre non fa di te un soldato."
Mona si alza in piedi, denti stretti e pugni serrati. Punta il dito verso ognuno di noi.
"Nessuno di voi è un fottuto soldato. PerDio! Avete intenzione di farvi massacrare dai Culi Blu prima ancora di scendere a terra?"
Fanya scatta in piedi, già pronta a saltare addosso alla korolevita di Richleaf. L'avrebbe fatto se Gary e Harry non l'avessero bloccata ambedue.
"Non capisci un cazzo Mona. A te non frega niente di niente. Interessano solo i soldi. Ti sono sempre interessati solo i soldi. Ci avresti buttato il cianuro nelle ferite se questo non avesse compromesso la tua paga."
Io sono costretto a bloccare Mona per le braccia, mentre Ron intimorito da quella faida creatasi nell'equipaggio si fa più piccolo sulla propria seggiola della cambusa della Dick Frick.
"Per tutti gli Dei! Smettetela prima che vi getti fuori dalla nave!"
Gli anni passati al comando di quella nave, mi avevano dato una certa rispettabilità. Non credo che l'equipaggio mi temesse, ma sicuramente mi rispettava. Tutti tacciono, le due donne vanno a sedersi ma lanciandosi sguardi colmi di un odio nuovo, sopito fino a quel momento.
"Io volevo solo dire che potremmo comunque partecipare alla guerra senza entrare nello scontro, trasportando le armi da Hera ai fronti e trasportando i feriti a Richleaf. Sopravviveremmo e potremmo continuare a lavor..."
"Non ci basta."
Interrompo Mona, guardandola dritto negli occhi.
"C'è un momento in cui un uomo è chiamato a fare il proprio dovere. Il mio dovere, il Nostro dovere, è quello di difendere le nostre case."
"A trasportare armi sono capaci tutti. Il 'Verse è pieno di trasportatori che faranno a gara per spostare le armi sul campo di battaglia. Io la differenza la voglio fare sul campo. Non si vincono le guerre trasportando armi."
"E le guerre non si vincono neanche mandando altri in prima linea. Troppo facile. Io sarò in prima linea."
Fanya e Gary hanno negli occhi la mia stessa convinzione, la mia stessa sete di rivincita. Poi Bolton batte un pugno sul tavolo, vigorosamente e con forza.
"Prima di fare il pilota, portavo le mucche al pascolo. Mi sono spezzato la schiena per quelle mucche e mio padre ed i miei fratelli con me. Anche in questi anni qua sù mi sono spaccato la schiena ed ho rischiato il culo per la mia famiglia, per aiutarli mandando loro qualche spiccio in più. Ed adesso quei figli di puttana vogliono le mie mucche, le mie terre e la mia casa. Io non resto qua sù adesso."
Lo guardo Harry, annuisco in sua direzione. Annuisco verso tutti i membri di quell'equipaggio ormai alla fine delle sue avventure.
"Ron, Mona, da Madrida parte una Orient diretta verso Richleaf. Parte domani mattina, potrete usare quella per lasciare il pianeta. Fanya e Gary, a Mexican parte una Tomahawk per Blackrock. Per quel che riguarda me e Harry, torniamo nel Polaris."
Mi sposto dalla seggiola, faccio qualche passo in direzione dell'uscita della cambusa.
"Ed ora pronti al nostro ultimo lavoro, compagni. Harry, in plancia con me."
Ce ne stiamo in silenzio almeno finchè non riprendiamo posto alle nostre postazioni. Cinture inserite e atmosfera in fase di superamento.
"Lasciamo la Dick Frick a Icewolf e la denuclearizziamo. Poi prendiamo l'Orient di Yngvald per Shijie. Mi ha detto che ci aspetta prima di ripartire."
Alzo il muso e mi pulisco il mento da un pò di bava. Mi guardo intorno ed attraverso l'oblò. Notte. Poi guardo sul pad. Un ora.
"La rotta!"
Due pacche sulla faccia e una lunga sorsata di caffè. Mi sono appisolato per un'ora. Per fortuna che Jack non mi ha visto.
Portare sulle spalle le pelli delle tigri bianche era un onore, un vanto, dalle mie parti. Poche di quelle pelli venivano smerciate dal pianeta, per via dei prezzi esorbitanti, da capogiro. Pochi i cacciatori che si avventuravano nella selva ghiacciata del Saint per cacciare quelle bestie per soldi. E chi ne aveva ammazzate qualcuna, la portava sulle spalle: nessuna somma di denaro poteva eguagliare un tale vanto.
Quando i fiumi cominciano a sgelarsi e le temperature a farsi meno estreme, anche la minaccia causata dalle bestie feroci nei pressi dei villaggi si riduceva drasticamente. Era Marzo ed era il 2502. L'equipaggio della Dick Frick si era riunito da un bel pezzo mentre io me ne stavo ancora sul mio pianeta, con la mia gente e con la mia famiglia che aveva bisogno anche di me. Bolton portò la nave a riprendermi direttamente ad Icewolf.
"Red, ti pare che ti lasciamo festeggiare Train tutto da solo!?"
"Tyr, Harry. Tyr dannazione!"
Uno dei pochi villaggi a festeggiare ancora quel culto antico e quasi dimenticato era il nostro. Decine di lupi venivano cacciati, uno per ogni famiglia. Le carni venivano bruciate e le ceneri sparse intorno ad ogni casa, mentre e le ossa seppellite intorno al villaggio. Con le pelli si conciavano mantelli semplici ed indossati dalla fanciulla più giovane di ogni famiglia. Ed il quarto giorno del mese, all'imbrunire, era festa intorno ad un enorme falò che tutti gli uomini contribuivano ad imbastire: ricordo che quell'anno la pila di legna era grande quasi quanto l'abitazione del Rappresentante delle Famiglie. Si beveva e si ballava, scaldati dal fuoco e dalle carni cucinate intorno all'enorme pila infuocata. Ed i festeggiamenti andavano avanti per ore ed ore: tutta la notte. Frìda porava il matello di lupo per la prima volta; i Gemelli - Vàli e Vagn - avevano bevuto così tanto che avevano preso a rotolare nella neve, sbracciati, insieme a Ron; mia cugina Eydìs faceva a pugni con Fania mentre Bolton veniva battuto (e ribattuto) a braccio di ferro da Thum. Bjorg e Gwen non li vidi per metà della festa. Io, Karol, Mona e Gary tracanniamo bibitoni fatti di erbe strane.
"Sembrate una mandria di bufali ammaestrati."
"Voi su Richleaf non sapete divertirvi. Diglielo pure tu, Karol."
"Non so se bevo questa robaccia, Capitano, perchè fa un fottuto freddo o perchè mi sono dimenticato di portare la Vodka."
"A me piace, Wright. La tua gente mi piace."
"Per fortuna che ci sei tu, Gary. Non so come farei senza di te."
"Ma se volete anche baciarvi, fate come se non ci fossimo, finocchietti!"
La Dick Frick restò ad Icewolf ancora per un paio di giorni, così che potessi assicurarmi che al mio villaggio non servisse più la mia presenza ed il mio aiuto. Ero rimasto lì per tre mesi: tre mesi di ronde notturne e di caccia per la difesa di Icewolf. Legna spaccate per impedire alla scorta di legname di terminare prematuramente.
Avevo, ho, due famiglie. Una lontana ed una di fianco a me. Ma solo questa famiglia vicina può permettermi di difendere quella lontana, su quel pianeta gelido. Finchè ho qualcosa da difendere, non posso smettere di combattere.